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Sfida agricoltura sostenibile per sfamare 8 mld di persone: difendere produzione alimentare

Rispettare le risorse naturali come l’acqua, la terra e la biodiversità, assicurando contemporaneamente il nutrimento agli esseri umani nonostante l’impatto dei cambiamenti climatici e l’aumento della popolazione sulla terra. Sono questi gli obiettivi dell’agricoltura sostenibile, dove la parola sostenibilità non è riferita soltanto al rispetto dell’ambiente, ma anche all’ambito sociale: assicurando quindi la salute delle persone, la qualità della vita di chi si occupa della produzione, i diritti umani di chi opera nel settore e l’equità sociale. Un esempio su tutti: per essere sostenibile l’agricoltura dovrebbe abbandonare i pesticidi, veleni che uccidono la fertilità dei terreni, oltre a far male alla salute.

Al centro del concetto di ‘agricoltura sostenibile’, come spiega l’Agricultural Sustainability Institute, c’è proprio l’obiettivo di soddisfare il fabbisogno dell’umanità, che si tratti di cibo o di tessuti, senza che questa attività sia destinata a penalizzare le esigenze delle generazioni future. Soprattutto in un pianeta sovrappopolato. Undici anni fa il mondo tagliava il traguardo dei sette miliardi di abitanti, oggi siamo arrivati a otto. E così, presto o tardi, si dovrà tornare a discutere della presunta necessità di aumentare la produzione alimentare per poter sfamare l’intera popolazione della Terra. “Per sfamare otto miliardi di persone la strada è tanto chiara quanto rivoluzionaria: smettere di inseguire la produttività e cominciare a difendere la produzione alimentare. Il cibo dev’essere un diritto, non un bene da scambiare in Borsa, non una commodity grazie alla quale arricchirsi a discapito di qualcuno, della salute del pianeta e del futuro stesso dell’umanità”, ha spiegato Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. E proprio l’aumento della produttività, l’occupazione ed il valore aggiunto nelle filiere alimentari è uno dei 5 principi a cui deve ispirarsi un’agricoltura definita ‘sostenibile’, fissati dalla Fao. In futuro sarà necessario migliorare la produttività alimentare in vista del continuo aumento della popolazione, “ma bisognerà farlo – precisa l’agenzia Onu – diversamente da come avvenuto finora, limitando l’espansione dei terreni agricoli per salvaguardare e migliorare l’ambiente”. Secondo obiettivo è quello di proteggere e migliorare lo stato delle risorse naturali da cui dipendono la produzione alimentare e agricola: quindi a sua volta la sua sostenibilità dipende dalla difesa delle risorse stesse. Sebbene l’intensificazione delle produzioni abbia avuto un esito positivo, la diminuzione dell’espansione agricola per proteggere gli ecosistemi ha avuto anche un impatto negativo per l’ uso massiccio di acqua, pesticidi e fertilizzanti. Tali tendenze dovute all’intensificazione agricola non sono compatibili con l’agricoltura sostenibile e rappresentano una minaccia per la produzione futura. “Nel mondo esistono tante realtà virtuose – continua Petrini – oltre la metà della popolazione viene alimentata da 500 milioni di produttori di piccola scala, imprese familiari oppure piccole cooperative. Un tessuto enormemente prezioso, da salvaguardare e tutelare, da difendere e promuovere, da sostenere, ma che invece si trova sempre più spesso strozzato in un sistema che privilegia le multinazionali, l’agroindustria, i big della chimica applicata al cibo, chi possiede i brevetti e i semi ibridi, gli stessi che incassano una grande fetta dei fondi stanziati a livello internazionale”.

Per questo, uno dei principi della Fao è anche quello di ottimizzare i mezzi di lavoro e sostenere una crescita economica inclusiva: garantire ai lavoratori del settore alimentare un accesso adeguato alle risorse e il controllo di queste significa ridurre la povertà e la dispersione alimentare nelle aree rurali. Il quarto obiettivo, è invece quello di migliorare la resilienza dei popoli, delle comunità e degli ecosistemi: eventi meteorologici estremi, volatilità del mercato e conflitti civili compromettono la stabilità dell’agricoltura. Questo si ripercuote sul mercato alimentare con un aumento di prezzi e perdite economiche sia per i produttori che per i consumatori. Limitare attraverso tecnologie e politiche attive questi fenomeni significa dare stabilità a tutto il sistema alimentare. La resilienza diventa quindi centrale nella transizione verso un’agricoltura sostenibile e riguarda sia la dimensione naturale che quella umana. Infine, per essere sostenibile l’agricoltura deve adattare la governance del settore alle nuove sfide, grazie a una serie di norme che renda possibile un equilibrio tra pubblico e privato assicurando trasparenza ed equità.

Chiara Troiano

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