Ucraina, commercio e terre rare: al via summit Ue-Africa in Angola. C’è anche Meloni

(Photo copyright: Palazzo Chigi)

I leader africani ed europei si riuniscono da oggi in Angola per approfondire le loro relazioni commerciali, discutere di migrazioni e minerali strategici, in occasione di un vertice in cui il piano americano per l’Ucraina sarà oggetto di nuove consultazioni tra gli europei. A margine del vertice e sulla scia di quello delle grandi economie del G20 tenutosi questo fine settimana in Sudafrica, infatti, i leader – tra cui la premier Giorgia Meloni – proseguiranno le loro consultazioni sul piano Usa.
Questa mattina è previsto un incontro sull’argomento a Luanda, su invito del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, per fare il punto sui colloqui in corso a Ginevra tra i responsabili americani, ucraini ed europei. Il vertice, settimo incontro di questo tipo, segna i 25 anni di relazioni tra l’Unione africana e l’Ue.

L’Europa rimane il principale partner commerciale dell’Africa: secondo Bruxelles, gli scambi di beni e servizi hanno raggiunto i 467 miliardi di euro nel 2023. Ma gli europei hanno subito delle battute d’arresto, talvolta alimentate dal risentimento verso il sanguinoso passato delle ex potenze coloniali e dalla concorrenza della Cina, i cui grandi progetti infrastrutturali sono ben accetti nel continente. La Russia, dal canto suo, ha approfittato della perdita di influenza della Francia nel suo ex feudo per diventare il partner di sicurezza di diversi paesi.

Anche gli Stati del Golfo e la Turchia hanno ampliato la loro presenza, offrendo alle nazioni africane maggiori opportunità commerciali e, di conseguenza, un maggiore potere negoziale nei confronti dell’Ue, spiega Geert Laporte dell’Ecdpm, un gruppo di riflessione europeo. “Non siamo più nella situazione in cui l’Europa era l’unico partner”, osserva. Le capitali dell’Ue devono ora proporre un’offerta “sufficientemente allettante da battere” la concorrenza.

Questo richiede investimenti in infrastrutture, energia e progetti industriali che generino occupazione e crescita economica in Africa, lontano dalla percezione talvolta negativa lasciata sul continente dai precedenti vertici: belle intenzioni ma pochi fatti concreti. E il Piano Mattei italiano, sposato dall’Ue, dovrebbe andare proprio in questa direzione.

“L’Africa non cerca nuove dichiarazioni, ma impegni credibili e realizzabili”, riassume il portavoce dell’UA, Nuur Mohamud Sheekh. I capi di Stato e di governo discuteranno dei mezzi per frenare l’immigrazione illegale verso l’Europa, un tema che negli ultimi anni ha alimentato il discorso e i guadagni elettorali di molti partiti di estrema destra nel Vecchio Continente.

All’ordine del giorno ci saranno anche le questioni di sicurezza e un’iniziativa diplomatica per dare all’Africa una voce più forte negli organismi di governance globale come il Consiglio di sicurezza dell’Onu e la Banca mondiale. Si discuterà anche del rafforzamento degli scambi commerciali, in un contesto di dazi doganali imposti dagli Stati Uniti ai membri dei due blocchi. L’Ue dovrebbe offrire la propria esperienza per aiutare a sviluppare il commercio intracontinentale africano, che attualmente rappresenta solo un modesto 15% del commercio continentale totale, secondo i diplomatici intervistati dall’AFP. Cercherà inoltre di garantire l’approvvigionamento di minerali strategici necessari alla sua transizione ecologica e di ridurre la sua dipendenza dalla Cina per le terre rare essenziali per le tecnologie e i prodotti elettronici. Alcuni progetti saranno inclusi nel Global Gateway, un vasto piano infrastrutturale volto a contrastare la crescente influenza della Cina a livello mondiale. “La credibilità dell’Europa dipende ora dalla sua capacità di sostenere la realizzazione di progetti che creano valore in Africa, e non solo dalla visibilità per Bruxelles”, analizza Ikemesit Effiong, della società di consulenza SBM Intelligence in Nigeria.

 

Elena Fois

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