Draghi come Allegri: in Europa vittoria di corto muso

No, non è stata una vittoria roboante, quella di Mario Draghi e – per estensione del concetto – dell’Italia, al Consiglio europeo. Però non è stata neppure una sconfitta. Un pareggio? Nemmeno. Volendo confezionare una metafora calcistica, è stato un risultato alla Massimiliano Allegri: 1-0 di corto muso e arrivederci alla prossima. In fondo il presidente del Consiglio, che a Bruxelles e dintorni gode di una credibilità enorme, è riuscito a fare compiere dei (piccoli) passi avanti a quei Paesi (Germania e Olanda, più Germania che Olanda per la verità) che per principio e per interesse avevano guardato al vertice straordinario sul price cap come a una mezza fregatura. Ora, è vero che a luglio non succederà nulla di quanto auspicato da Draghi, ma è altrettanto vero che entro settembre verrà redatto un documento che sarà poi al centro della discussione collegiale di ottobre. Per dirla con il premier, esisteva il forte rischio che dal Consiglio europeo si uscisse con la solita fuffa sotto vuoto spinto, invece si è arrivati alla concretezza di un orizzonte temporale. Anche se è ovvio che nel caso in cui la situazione dovesse ulteriormente peggiorare tutto sarebbe anticipato, perché né Draghi né gli altri leader europei stanno a guardare come le stelle di Cronin.

Si poteva ottenere di più? Forse sì. Si poteva tornare a casa con molto meno? Sicuramente. L’Europa, questa Europa, si unisce e si disunisce, si compatta e si sfilaccia ancora troppo facilmente per ragioni sempre egoistiche: e Orban stavolta non c’entra. Però è fuori discussione che di energia, segnatamente di price cap, si parlerà anche la settimana prossima al G7 di Berlino. Perché gli Stati Uniti vorrebbero usare ‘quest’arma’ non sul gas ma sul petrolio, che è un altro terreno scivolosissimo per gli approvvigionamenti e per le economie mondiali. Del resto, infilando nel discorso anche il mercato elettrico da regolarizzare, appare chiaro quanto le speculazioni energetiche stiano piegando governi e famiglie. La guerra della Russia, le sanzioni contro Mosca e le ritorsioni di Putin hanno inevitabilmente peggiorato una situazione che, però, si stava già ingarbugliando da qualche mese. Domanda: basterà il price cap? Oppure ci vorranno altre misure drastiche?

L’estate sarà calda ma caldo sarà anche l’inverno. Draghi ha garantito che gli stoccaggi vanno bene e che non batteremo i denti dal freddo. La dipendenza dalla Russia è scesa dal 40 al 25%, il piano Cingolani per arginare Putin pare stia funzionando. Anche qui, di corto muso…

Nadia Bisson

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