Il calciomercato dei ministri e la Transizione ecologica

Nel fantasioso calciomercato dei ministri, dove ogni giorno nelle ricostruzioni dei quotidiani viene messo in piedi il teatrino della spartizione delle poltrone, ha assunto inattesa rilevanza il ministero della Transizione ecologica. Preso in carico quasi sottotraccia dal ‘tecnico’ Roberto Cingolani il 13 febbraio 2021, è diventato improvvisamente popolare in concomitanza con la guerra in Ucraina, la grana del gas, eccetera eccetera.

Nella hit parade dei totoministri ora conta parecchio, al punto che qualcuno pensa sia opportuno scorporarlo e quindi svuotarlo del suo valore. Sintetizzando: accanto al ministero della Transizione ecologica potrebbe nascere un ministero dell’Energia. Il primo si dovrebbe occupare ‘solo’ di ambiente e decarbonizzazione, il secondo avrebbe il compito di gestire le strategie energetiche del Paese e le infrastrutture (eolico, solare, rigassificatori, trivellazioni, magari il nucleare…). In questa maniera, il primo – ovvero la Transizione ecologica – diventerebbe pressoché inutile, verosimilmente compresso dal secondo. Per la cronaca, se tutto questo avvenisse per davvero, la Transizione ecologica tornerebbe ad avere l’appeal di una miniera del Caucaso e l’universo mondo gradirebbe accomodarsi sulla poltrona dell’energia.

A prescindere da cosa verrà deciso in questi giorni nei palazzi romani, resta la centralità di due tematiche: da un lato la ‘cura’ del pianeta, segnatamente dell’Italia, nell’ambito del circolo virtuoso che deve portare a una cultura del riciclo e dal carbon zero e che deve mantenere fede agli accordi assunti con l’Europa; dall’altro la necessità di governare le tematiche dell’energia non considerandole una contingenza emergenziale ma uno dei grandi snodi intorno al quale si avviterà il futuro nostro e dei nostri figli. A questa seconda accezione si lega anche la questione del lavoro che fonti energetiche diverse e diversificate potrebbero implementare in termini di posti e di manodopera specializzata da oggi al 2055.

In tutto questo ingorgo di situazioni, pare che il ministro Cingolani possa tornare sui suoi passi e accettare di rimanere dov’è, per completare la Transizione senza però consegnare il tema energetico ad altri. Sembrerebbe la pregiudiziale posta per non cambiare mestiere e rimanere a Roma.

Vittorio Oreggia

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