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Ex Ilva, countdown per nuova proprietà. Confronto governo-sindacati a Palazzo Chigi

Inizia il conto alla rovescia per la nuova Ilva. Dovrebbe essere questa la settimana decisiva per la scelta dell’acquirente cui spetterà il compito di rilanciare Acciaierie d’Italia, attualmente in amministrazione straordinaria, e guidare la ripartenza della siderurgia italiana in chiave green.

In campo sono rimasti solo tre contendenti, che hanno presentato offerte per tutti gli asset dell’azienda: Jindal, Baku Steel e Bedrock, con il gruppo indiano che sembra avere acquisito un discreto vantaggio sui competitors. Il condizionale è d’obbligo, perché il meccanismo studiato dal governo per questa azienda ha scadenze flessibili, ovvero i rilanci sono sempre possibili e addirittura è consentito l’ingresso di nuovi potenziali acquirenti se l’offerta risultasse nettamente superiore alle altre. Al momento, però, non ci sono segnali in questo senso, dunque è facilmente ipotizzabile che entro venerdì possa essere comunicata la scelta.

Per questa ragione i riflettori si moltiplicano sull’appuntamento previsto per martedì 11 marzo a Palazzo Chigi, dove alle 18.30 si apriranno le porte della Sala Verde per il tavolo di confronto tra governo, sindacati e struttura commissariale. L’incontro, chiesto per settimane, a gran voce, dai rappresentanti dei lavoratori, potrebbe essere la sede giusta per capire dove si stanno orientando le riflessioni di azienda ed esecutivo. Soprattutto per quel che concerne la presenza dello Stato nella nuova compagnia, ipotesi che lo stesso ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, non ha escluso, legandolo alla condizione che sia il nuovo proprietario dell’ex Ilva a farne espressamente richiesta. I sindacati, invece, chiedono che questo avvenga a prescindere.

Inoltre, le sigle chiedono garanzie occupazionali per i 10.200 lavoratori diretti e i 1.600 di Ilva in amministrazione straordinaria, oltre ai 5mila degli appalti. “Non accetteremo discussioni che prevedano esuberi”, ha ribadito più volte la Fiom. Posizione simile anche per la Uilm, mentre la priorità per la Fim-Cisl è quella di conoscere il Piano industriale “e il suo impatto occupazionale e sociale”.

La viglia del tavolo di Palazzo Chigi porta comunque in dote l’accordo sulla proroga della cassa integrazione straordinaria per altri 12 mesi. L’intesa prevede che il tetto massimo non potrà superare i 3.062 lavoratori complessivi per tutto il gruppo, dunque nessuno a zero ore, oltre all’integrazione al 70% alla Cigs e il riconoscimento di una tantum in welfare graduale: 1% del valore annuo della paga base al raggiungimento di 3 milioni di tonnellate di acciaio, 2% a 3,5 milioni e 3% a 4 milioni.

dario.borriello

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