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Ia, S.Sede: Non diventarne schiavi. Su clima applicazioni promettenti ma ridurre impatto

L’intelligenza artificiale sia utilizzata come supporto a quella umana, non per “sostituire la sua ricchezza“. Dopo i tanti interventi di Papa Francesco sul tema e la riflessione con i leader del G7 a Borgo Egnazia, in Puglia, la Santa Sede pubblica ‘Antiqua et Nova‘, una nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana.

Antica e nuova, come la sapienza, frutto della riflessione tra il Dicastero per la Dottrina della Fede e il Dicastero per la Cultura e l’Educazione. A uso di una nuova umanità che “sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa“, si spiega. Il documento è rivolto a tutti coloro che sono chiamati a educare e trasmettere la fede: genitori, insegnanti, preti, vescovi, ma anche a chi condivide l’esigenza di uno sviluppo scientifico e tecnologico “al servizio della persona e del bene comune“.

La nota analizza in 117 paragrafi sfide e opportunità dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale nei campi dell’educazione, dell’economia, del lavoro, della sanità, delle relazioni internazionali e interpersonali e anche nei contesti di guerra. Il cuore della riflessione è, appunto, etico e ha a che fare con il rapporto con Dio, quando ricorda che l’Ia “non è altro che un pallido riflesso dell’umanità” e che “ricercando in essa un ‘Altro’ più grande con cui condividere la propria esistenza e responsabilità, l’umanità rischia di creare un sostituto di Dio”. In definitiva, viene spiegato: “non è l’Ia a essere divinizzata e adorata, ma l’essere umano, per diventare, in questo modo, schiavo della propria stessa opera“.

E’ soprattutto sull’uso dello strumento in guerra che emerge un “grave motivo di preoccupazione“. Perché i sistemi di armi autonome e letali sono in grado di “identificare e colpire obiettivi senza intervento umano diretto” e senza alcun tipo di “giudizio morale“. Le macchine in grado di uccidere con precisione in modo autonomo e altre capaci di distruzione di massa sono una minaccia vera e propria per “la sopravvivenza dell’umanità o di intere regioni”: si tratta di tecnologie che “danno alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti, senza risparmiare nemmeno i bambini”, sottolinea la nota. Contro il rischio di “spirali di autodistruzione”, la Santa Sede invita ad “assumere una posizione netta contro tutte le applicazioni della tecnologia che minacciano intrinsecamente la vita e la dignità della persona umana”.

Un altro settore settore scandagliato, estremamente a rischio, è il mondo del lavoro. In molte professioni l’Ia sta provocando “sostanziali trasformazioni” con effetti diversificati. Da una parte, viene riconosciuto, “ha le potenzialità per accrescere le competenze e la produttività, offrendo la possibilità di creare posti di lavoro, consentendo ai lavoratori di concentrarsi su compiti più innovativi e aprendo nuovi orizzonti alla creatività e all’inventiva“. Tuttavia, d’altra parte i lavoratori sono “spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora“. Gli attuali approcci alla tecnologia possono paradossalmente “dequalificare i lavoratori“, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive. La necessità di stare al passo con il ritmo della tecnologia, evidenzia il Vaticano, “può erodere il senso della propria capacità di agire da parte dei lavoratori e soffocare le capacità innovative che questi sono chiamati a profondere nel loro lavoro“.

Attenzione viene posta al tema dell’ambiente, in cui l’Ia ha “numerose e promettenti applicazioni per migliorare il nostro rapporto“, come la creazione di modelli per la previsione di eventi climatici estremi, la proposta di soluzioni ingegneristiche per la riduzione del loro impatto, la gestione delle operazioni di soccorso e la predizione degli spostamenti di popolazione. L’Ia può inoltre supportare l’agricoltura sostenibile, ottimizzare il consumo di energia e fornire sistemi di allarme rapido per le emergenze di salute pubblica. “Tutti questi progressi potrebbero potenziare la capacità di recupero di fronte alle sfide legate al clima e promuovere uno sviluppo maggiormente sostenibile“.
Non bisogna dimenticare però che gli attuali modelli richiedono “ingenti quantità di energia e di acqua e contribuiscono in modo significativo alle emissioni di CO2, oltre a consumare risorse in modo intensivo“. Ecco quindi che, “considerando il pesante tributo che tali tecnologie esigono dall’ambiente, lo sviluppo di soluzioni sostenibili è vitale per ridurre il loro impatto sulla ‘casa comune‘”.

mariaelena.ribezzo

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