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Pnrr, Meloni: “Siamo stati all’altezza”. Foti: “Decima rata grazie a battaglia su revisione”

Nove rate del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza su dieci sono state realizzate, con tutti gli obiettivi, resta da ricevere l’ultima da 28,4 miliardi, che prevede 159 obiettivi. “Poco meno di quattro anni fa abbiamo ereditato una grande responsabilità: portare avanti il Pnrr più consistente d’Europa, sia dal punto di vista finanziario che degli obiettivi da raggiungere”, ricorda la premier, Giorgia Meloni, parlando di una sfida che “alcuni consideravano molto complessa, altri addirittura proibitiva, qualcuno perfino impossibile da vincere”.

Eppure, rivendica la presidente del Consiglio, “non ci siamo scoraggiati, ci siamo messi subito al lavoro. Pancia a terra, fin dal primo istante”. La prima ministra interviene a un confronto a Milano sul modello Pnrr, per fare sistema e orientare il futuro.

Roma in questi quattro anni è riuscita a fare approvare da Bruxelles la revisione del Piano, per adattarlo alle nuove priorità. Sono stati rivisti gli obiettivi, corrette le criticità, integrato il Piano con il RePowerEU, gli investimenti sulla sicurezza energetica. “Non è stato ovviamente un cammino semplice, però abbiamo rispettato la tabella di marcia e oggi possiamo rivendicare con un pizzico di orgoglio che siamo stati all’altezza del compito”, scandisce la presidente del Consiglio. L’Italia ha “raggiunto e mantenuto nel tempo il primato europeo” nell’attuazione del Piano, afferma.

Finora, sono stati ricevuti 166 miliardi di euro, raggiunti 416 traguardi, finanziati 660 mila progetti, di cui 550 mila conclusi e circa 100 mila in fase avanzata di realizzazione. “Ora ci rimane da fare l’ultimo miglio, probabilmente il più impegnativo. Ma, come accade anche nello sport, questo è il momento decisivo, nel quale bisogna dare il massimo e spingere il più possibile sull’acceleratore. Perché il traguardo è in vista e manca davvero pochissimo per tagliarlo”, sollecita Meloni.

Siamo nelle condizioni di dover fare tre volte gli sforzi medi in un terzo dei tempi a disposizione”, ammette Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione.

Anche Foti rivendica la battaglia della revisione del Piano: “Siamo stati gli unici a dire che secondo l’articolo 21 di quel regolamento si poteva fare, tra i fischi di tutta l’opposizione. I fatti hanno dimostrato che se non fossimo intervenuti come siamo intervenuti, probabilmente oggi non avremmo da poter dire che il nostro obiettivo futuro è la decima rata, perché non avremmo preso le rate precedenti“.

Ora si inizia a guardare al dopo. Le progettualità avviate “non si esauriscono con la scadenza del Piano e devono essere accompagnate fino al completamento“, osserva da Roma l’Ad del Gruppo FS Stefano Donnarumma, che definisce “strategico, ma direttamente industriale” l’obiettivo di portare fino in fondo i grandi progetti infrastrutturali che hanno conosciuto una forte accelerazione, ricordando che FS è soggetto attuatore del Pnrr per circa 25 miliardi.

Donnarumma propone di porsi fin d’ora il problema di “come garantire continuità agli interventi già avviati, assicurando capacità di finanziamento e pianificazione per opere che richiederanno ancora anni di lavoro“. Tra le opere citate figurano la Napoli-Bari, che consentirà in pochi anni di collegare Roma e Bari in tre ore, la chiusura della Tav sul collegamento Torino-Venezia, il Terzo Valico, strategico per ampliare l’accesso ai valichi transalpini a partire dal porto di Genova, e la Salerno-Reggio Calabria, destinata a ridurre di oltre un’ora i tempi di percorrenza. Si tratta, ha sottolineato, di interventi che “valgono miliardi di investimenti“, tra risorse già impiegate e risorse ancora da mobilitare, e che richiedono capacità di finanziamento e pianificazione non solo aziendale, ma condivisa con tutti gli enti coinvolti e con la finanza pubblica.

dario.borriello

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