Piano Mattei, Fs punta sulla formazione: al via l’esperienza di 14 lavoratori tunisini in Italia

Formazione è la parola chiave dell’impegno di Fs per il Piano Mattei. I primi risultati del programma messo in campo dall’azienda nell’iniziativa del governo per cambiare radicalmente la partnership con i Paesi africani, hanno tutti un nome e un cognome. Sono quelli dei 14 lavoratori tunisini che hanno completato la preparazione nel Paese nordafricano e ora sono pronti a iniziare la loro esperienza in Italia, nella squadra di Trenitalia.

Una cooperazione internazionale fondata sul partenariato, sul trasferimento di competenze e, quindi, sulla crescita reciproca”. E’ questa la “visione” indicata dal Chief corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer di Ferrovie, Giuseppe Inchingolo, alla conferenza di presentazione denominata appunto ‘Benvenuti in Italia‘. Per il manager del Gruppo Fs “nessuna infrastruttura può generare sviluppo se non ci sono poi persone in grado di progettarla, realizzarla, gestirla e innovarla nel tempo”. Per l’azienda di Piazza della Croce Rossa, il Piano Mattei “rappresenta una opportunità per mettere a disposizione del Sistema Paese ciò che costituisce il nostro principale patrimonio – aggiunge Inchingolo -: oltre un secolo di esperienza industriale, competenze tecniche riconosciute a livello internazionale e una capacità consolidata di accompagnare la crescita dei territori attraverso, appunto, la mobilità e le infrastrutture”.

Di formazione come “punto di partenza imprescindibile per costruire percorsi di inserimento lavorativo efficaci e duraturi” parla anche Gian Luca Orefice, Chief People, Culture & Transformation Officer del Gruppo, coniugando “sviluppo delle competenze, inclusione e crescita professionale, valorizzando il capitale umano e creando le condizioni per un’integrazione fondata sul lavoro”. Mentre Francesca Stacchiotti, direttrice delle Risorse Umane e Organizzazione di Trenitalia, mette in luce come “gli investimenti nella formazione possano tradursi in opportunità concrete di lavoro e di crescita professionale”, per questo “accompagneremo questo percorso attraverso il coinvolgimento delle nostre strutture, favorendo un’integrazione fondata sulla valorizzazione delle persone, sulla responsabilità e sulla condivisione delle competenze. È così che un progetto di cooperazione internazionale genera valore duraturo”.

Quello con la Tunisia non è l’unico progetto in corso per Fs, che infatti ne ha avviato un altro anche in Egitto con l’obiettivo di integrare competenze, creare opportunità di lavoro e costruire ponti tra le due sponde del Mediterraneo. Entrambi vedono la collaborazione di Elis e vede due linee di intervento complementari: in Tunisia con un percorso integrato di formazione professionale e inserimento lavorativo nel settore ferroviario italiano. Mentre in Egitto con programmi di qualificazione tecnica e trasferimento di know-how rivolti a docenti e studenti di istituti professionali, contribuendo al rafforzamento delle competenze nel settore ferroviario. I programmi di Fs, per dirla con le parole di Inchingolo, “dimostrano come un grande gruppo industriale possa contribuire concretamente agli obiettivi del Sistema Paese, trasformando la collaborazione internazionale in opportunità di sviluppo reciproco”.

Rfi al lavoro sul nodo ferroviario di Firenze: la mappa dei principali cantieri

Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) prosegue con gli interventi per la sostituzione del cavalcaferrovia stradale “Ponte al Pino, nel nodo ferroviario di Firenze. Le attività richiedono due distinte finestre di interruzione della circolazione ferroviaria, necessarie per consentire la rimozione dell’impalcato esistente e, successivamente, il varo della nuova struttura. Come già comunicato nelle scorse settimane dall’azienda, la prima fase è programmata dalle ore 23 di domenica 5 luglio alle ore 4 di venerdì 10 luglio; la seconda dalle ore 23 di domenica 26 luglio alle ore 11 di giovedì 30 luglio. In entrambe le finestre sarà sospesa la circolazione ferroviaria sulle tratte Firenze Campo di Marte-Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte-Firenze Santa Maria Novella con effetti sui collegamenti nazionali che attraversano il capoluogo toscano.

L’intervento rappresenta una tappa significativa nel percorso di rinnovo e potenziamento della sicurezza di un’infrastruttura strategica per la mobilità cittadina, che collega il centro di Firenze con l’area di Campo di Marte. Le attività sono state pianificate con largo anticipo e condivise con le istituzioni e le amministrazioni competenti, con l’obiettivo di gestire in modo coordinato gli impatti sulla mobilità ferroviaria e urbana. Durante le interruzioni, l’offerta ferroviaria sarà rimodulata con una riduzione di circa il 50% dei treni programmati nel nodo di Firenze. La circolazione dei treni a lunga percorrenza sarà comunque garantita attraverso la linea Tirrenica, sulla quale saranno instradati due treni ogni ora della relazione Roma-Milano/Torino. Per questi collegamenti sono previsti incrementi dei tempi di viaggio fino a circa due ore e trenta minuti, già inseriti nei sistemi di vendita. Saranno inoltre assicurati 4 treni ogni ora con origine o destinazione Firenze Santa Maria Novella e collegamenti verso il Nord (Milano, Brescia, Bolzano e Venezia), nonché 3 treni ogni ora con origine o destinazione Firenze Campo di Marte e collegamenti verso il Sud (Roma, Napoli, Salerno, Reggio Calabria, Bari e Taranto).

Per una parte dei treni sarà attivo un collegamento con autobus tra le stazioni di Firenze Santa Maria Novella e Firenze Campo di Marte, al fine di garantire la continuità del viaggio. In questi casi l’allungamento dei tempi di percorrenza sarà di circa un’ora e trenta minuti.

In Italia sono attivi 1.300 cantieri al giorno sulla rete ferroviaria, tra grandi opere, interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e aggiornamenti tecnologici, per un totale di 11,6 miliardi di euro di investimenti nel 2025. Per Rete Ferroviaria Italiana si tratta del livello più alto mai registrato, un risultato ottenuto grazie all’operatività del Pnrr e all’accelerazione impressa ai programmi di potenziamento e manutenzione della rete. La pianificazione degli interventi di Rfi è stata definita salvaguardando, anche nel periodo estivo, le principali direttrici della mobilità a vocazione turistica nazionale. In particolare, resteranno percorribili le direttrici Adriatica e Tirrenica, la Liguria e i collegamenti da e per la Puglia, considerati strategici per gli spostamenti dei viaggiatori durante il periodo di maggiore affluenza.

Per quanto riguarda la rete ferroviaria nazionale, ad agosto sono previste alcuni cantieri programmati che garantiranno comunque adeguati livelli di mobilità e di offerta ferroviaria, anche attraverso itinerari alternativi e rimodulazioni del servizio. Linea AV/AC Milano-Venezia: 2-16 agosto, interruzione di 15 giorni tra Verona e Vicenza per realizzazione attraversamento Vicenza e lavori nella stazione di Montebello con deviazioni di percorso; linea AV/AC Milano-Bologna: 10-17 agosto, interruzione di otto giorni tra Piacenza Est e Melegnano per rinnovo deviatoi e soluzioni alternative sulla linea convenzionale Milano-Bologna; linea Milano-Genova: dal 3 giugno al 30 settembre sono previste le attività di manutenzione straordinaria del Ponte Po. In particolare, dal 20 luglio al 28 agosto, è prevista l’interruzione completa della linea con soluzioni alternative e allungamenti dei tempi di viaggio; linea AV/AC Firenze-Roma: 10-28 agosto, interruzione tra Chiusi Sud e Orvieto Nord per interventi di manutenzione alla galleria Fabro e al viadotto Paglia. Durante le attività di cantiere, i treni percorrono la linea convenzionale con allungamenti dei tempi di viaggio.

Prosegue anche quest’anno la campagna di informazione e comunicazione del Gruppo FS dedicata ai cantieri programmati per il 2026. Attraverso le stazioni, i media tradizionali, i canali digitali e una pagina web dedicata, l’iniziativa punta a garantire un’informazione tempestiva e capillare a cittadini e stakeholder sulle modifiche all’offerta ferroviaria determinate dagli interventi infrastrutturali.

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Attacco hacker a Trenitalia: violati i dati di migliaia di passeggeri. Scoppia la polemica

Dopo le dimissioni dell’ad e dg di Ferrovie dello Stato Stefano Donnarumma, avvenute ieri, per il gruppo ferroviario si apre un nuovo fronte di criticità. Oggi migliaia di passeggeri hanno ricevuto un’email che li avvisava di un attacco hacker a Trenitalia che ha esposto i loro dati personali.

L’azienda ha reso noto che l’incidente risale all’ottobre 2025, quando “soggetti esterni non identificati” sono riusciti ad accedere in modo non autorizzato ad alcuni dati collegati ai titoli di viaggio. Nessuna compromissione per le credenziali di accesso, le password o le informazioni di pagamento: numeri di carte di credito e debito, date di scadenza e codici di sicurezza, assicura Trenitalia, non sono stati violati.

La comunicazione è arrivata direttamente agli utenti interessati nelle ultime ore, dopo il completamento delle verifiche tecniche previste dalla normativa. L’azienda spiega di aver immediatamente attivato le misure di sicurezza necessarie, notificato l’accaduto al Garante per la protezione dei dati personali, informato le autorità competenti e presentato una denuncia alla Procura di Roma, con cui è in corso la collaborazione per individuare i responsabili.

Resta però aperto il nodo della portata effettiva della violazione. Secondo Consumerismo, sarebbero stati esposti dati quali nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo e-mail, numero di telefono, estremi del documento d’identità, codice della carta fedeltà e dettagli dei viaggi, comprese tratte e orari. Informazioni che, pur non consentendo l’accesso ai conti correnti, potrebbero essere utilizzate per sofisticate campagne di phishing e truffe personalizzate. Per questo le associazioni dei consumatori invitano gli utenti alla massima prudenza nei confronti di e-mail, sms o telefonate sospette che facciano riferimento a viaggi realmente effettuati. Codacons parla di “forte preoccupazione” e richiama la crescente vulnerabilità delle grandi infrastrutture digitali, mentre Consumerismo annuncia iniziative legali e una richiesta di accesso agli atti per conoscere il numero esatto dei passeggeri coinvolti, i tempi dell’esposizione dei dati e le misure di sicurezza adottate. Anche Udicon chiede maggiore trasparenza, sostenendo che “la fiducia non si ricostruisce con comunicazioni inviate a danno già avvenuto”.

L’episodio accende lo scontro politico. Le opposizioni chiedono che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini riferisca in Parlamento. Il capogruppo del Pd in Commissione Trasporti della Camera, Anthony Barbagallo, denuncia una situazione “drammatica” per il sistema ferroviario, tra “ritardi, cantieri infiniti e ora anche un attacco informatico”, chiedendo un’audizione urgente del ministro. Sulla stessa linea Italia Viva. La presidente dei senatori Raffaella Paita chiede chiarimenti sulle modalità con cui è stato possibile violare i sistemi informatici di Trenitalia e sulla reale natura dei dati sottratti. Anche Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, sollecita un’informativa parlamentare, accusando Salvini di “occuparsi più della propaganda che della sicurezza del trasporto pubblico”. Durissimo anche il Movimento 5 Stelle. La capogruppo in Commissione Trasporti al Senato, Gabriella Di Girolamo, lega l’episodio alle criticità che da mesi investono il comparto ferroviario e sostiene che, con l’attuale gestione del ministero, “non sono solo i treni ad arrivare in ritardo, ma anche le comunicazioni sulle falle dei sistemi”. Da qui la richiesta di un confronto immediato in Parlamento.

Pnrr, Meloni: “Siamo stati all’altezza”. Foti: “Decima rata grazie a battaglia su revisione”

Nove rate del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza su dieci sono state realizzate, con tutti gli obiettivi, resta da ricevere l’ultima da 28,4 miliardi, che prevede 159 obiettivi. “Poco meno di quattro anni fa abbiamo ereditato una grande responsabilità: portare avanti il Pnrr più consistente d’Europa, sia dal punto di vista finanziario che degli obiettivi da raggiungere”, ricorda la premier, Giorgia Meloni, parlando di una sfida che “alcuni consideravano molto complessa, altri addirittura proibitiva, qualcuno perfino impossibile da vincere”.

Eppure, rivendica la presidente del Consiglio, “non ci siamo scoraggiati, ci siamo messi subito al lavoro. Pancia a terra, fin dal primo istante”. La prima ministra interviene a un confronto a Milano sul modello Pnrr, per fare sistema e orientare il futuro.

Roma in questi quattro anni è riuscita a fare approvare da Bruxelles la revisione del Piano, per adattarlo alle nuove priorità. Sono stati rivisti gli obiettivi, corrette le criticità, integrato il Piano con il RePowerEU, gli investimenti sulla sicurezza energetica. “Non è stato ovviamente un cammino semplice, però abbiamo rispettato la tabella di marcia e oggi possiamo rivendicare con un pizzico di orgoglio che siamo stati all’altezza del compito”, scandisce la presidente del Consiglio. L’Italia ha “raggiunto e mantenuto nel tempo il primato europeo” nell’attuazione del Piano, afferma.

Finora, sono stati ricevuti 166 miliardi di euro, raggiunti 416 traguardi, finanziati 660 mila progetti, di cui 550 mila conclusi e circa 100 mila in fase avanzata di realizzazione. “Ora ci rimane da fare l’ultimo miglio, probabilmente il più impegnativo. Ma, come accade anche nello sport, questo è il momento decisivo, nel quale bisogna dare il massimo e spingere il più possibile sull’acceleratore. Perché il traguardo è in vista e manca davvero pochissimo per tagliarlo”, sollecita Meloni.

Siamo nelle condizioni di dover fare tre volte gli sforzi medi in un terzo dei tempi a disposizione”, ammette Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione.

Anche Foti rivendica la battaglia della revisione del Piano: “Siamo stati gli unici a dire che secondo l’articolo 21 di quel regolamento si poteva fare, tra i fischi di tutta l’opposizione. I fatti hanno dimostrato che se non fossimo intervenuti come siamo intervenuti, probabilmente oggi non avremmo da poter dire che il nostro obiettivo futuro è la decima rata, perché non avremmo preso le rate precedenti“.

Ora si inizia a guardare al dopo. Le progettualità avviate “non si esauriscono con la scadenza del Piano e devono essere accompagnate fino al completamento“, osserva da Roma l’Ad del Gruppo FS Stefano Donnarumma, che definisce “strategico, ma direttamente industriale” l’obiettivo di portare fino in fondo i grandi progetti infrastrutturali che hanno conosciuto una forte accelerazione, ricordando che FS è soggetto attuatore del Pnrr per circa 25 miliardi.

Donnarumma propone di porsi fin d’ora il problema di “come garantire continuità agli interventi già avviati, assicurando capacità di finanziamento e pianificazione per opere che richiederanno ancora anni di lavoro“. Tra le opere citate figurano la Napoli-Bari, che consentirà in pochi anni di collegare Roma e Bari in tre ore, la chiusura della Tav sul collegamento Torino-Venezia, il Terzo Valico, strategico per ampliare l’accesso ai valichi transalpini a partire dal porto di Genova, e la Salerno-Reggio Calabria, destinata a ridurre di oltre un’ora i tempi di percorrenza. Si tratta, ha sottolineato, di interventi che “valgono miliardi di investimenti“, tra risorse già impiegate e risorse ancora da mobilitare, e che richiedono capacità di finanziamento e pianificazione non solo aziendale, ma condivisa con tutti gli enti coinvolti e con la finanza pubblica.

Fs torna in utile nel 2025 di 30 milioni, record di ricavi (17,3 miliardi) e investimenti

Il Gruppo Fs chiude in 2025 con il ritorno all’utile per 30 milioni di euro e il record di ricavi e investimenti. Il Cda approva il bilancio al 31 dicembre scorso, che segna “un passaggio significativo nel percorso di crescita”, come dice l’ad e direttore generale, Stefano Donnarumma.

Entrando nel dettaglio, i ricavi operativi aumentano di 4 punti percentuali su base annua, arrivando a 17,3 miliardi di euro. “Un risultato particolarmente rilevante che conferma la solidità del nostro modello industriale anche in una fase di massima accelerazione degli investimenti e di profonda trasformazione del Gruppo”, spiega il manager. I ricavi da servizi di trasporto salgono a 9,2 miliardi di euro (sia in ambito nazionale che internazionale), così come si registrano incrementi anche in quelli dai servizi passeggeri su ferro (+312 milioni), nel trasporto passeggeri su gomma (+169 milioni) e nel trasporto merci su ferro (+2 milioni). È di oltre il 10%, addirittura, il miglioramento dei ricavi da servizi di infrastruttura, che arrivano a 5,1 miliardi. In calo di 231 milioni, invece, gli altri ricavi operativi, che in totale arrivano a 3 miliardi, una variazione “dovuta prevalentemente alla presenza nel 2024 dei ricavi derivanti dall’operazione di vendita dello scalo Milano Farini e San Cristoforo e all’effetto della variazione area di consolidamento, cui si contrappone l’iscrizione, nell’esercizio corrente, di maggiori contributi a favore del Gestore della rete ferroviaria”, spiega la società.

Da record, però, gli investimenti, che toccano quota 18,3 miliardi di euro, il 4% in più rispetto all’anno precedente. “Il livello più alto mai raggiunto”, sottolinea ancora Donnarumma. Inoltre, circa 16 miliardi di euro risultato consuntivati per il Pnrr, raggiungendo tutte le milestone europee previste. Fs mette in luce pure un altro dato, quello relativo alla quota di anticipi ai fornitori in ambito infrastrutturale, che scende di oltre il 90% arrivando a 83 milioni di euro in valori assoluti: “A dimostrazione dell’avanzato stato realizzativo su molte delle grandi opere”. Il 98% degli investimenti è sviluppato in Italia, con quasi 12 miliardi di euro per infrastrutture ferroviarie, circa 4 miliardi per quelle stradali e il resto principalmente al trasporto passeggeri. “Questo andamento si inserisce in una traiettoria di sviluppo coerente con il Piano Strategico 2025–2029, che prevede oltre 100 miliardi di euro di investimenti per sostenere la modernizzazione delle infrastrutture, migliorare la qualità del servizio, rafforzare la sostenibilità e consolidare la presenza internazionale”, prosegue l’amministratore delegato.

Nel 2025, poi, i costi operativi sono stati di 14,9 miliardi (+4%) e la solidità finanziaria resta elevata con un patrimonio netto di 41,8 miliardi. In questo scenario il Margine operativo lordo arriva a circa 2,4 miliardi di euro (+6%) e migliora di 700 milioni rispetto al 2024 anche la posizione finanziaria netta, che al 31 dicembre scorso è risultata di 12,8 miliardi. Bene anche l’occupazione con 8.515 assunzioni effettuate.

Territorio positivo, infine, per i criteri di sostenibilità ambientale, perché nel 2025 il Gruppo Fs riduce di un ulteriore 15 percento le emissioni dirette e indirette legate all’energia acquistata (circa 1,87 milioni di tonnellate di Co2 equivalente) rispetto all’anno precedente, che diventa addirittura -27% in confronto al 2019. Una strategia integrata con la gestione responsabile dell’acqua, che ha portato lo scorso anno a effettuare 16 milioni di metri cubi prelievi idrici, in diminuzione del 6% in un anno e del 21% rispetto al 2019. Bene anche l’impegno per lo sviluppo dell’economia circolare, una quota di rifiuti differenziati-recuperati del 94,7%, cioè 1,3 punti percentuali in più in soli 12 mesi.

Milano-Cortina, Fs punta su intermodalità e sostenibilità: previsti 100mila passeggeri

Ingente la mole di investimenti, pensati dal Gruppo Fs per migliorare il patrimonio infrastrutturale del Paese, anche oltre l’evento sportivo, che vedrà l’Italia protagonista con tre regioni coinvolte: Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. In Lombardia, Rete Ferroviaria Italiana, in coordinamento con il MIT, ha programmato investimenti per 341 milioni di euro destinati al potenziamento delle aree olimpiche, attraverso interventi su stazioni, accessibilità, manutenzione e sicurezza della rete. Tra Veneto e Trentino-Alto Adige, si aggiungono 303 milioni di euro finalizzati alla riqualificazione, all’elettrificazione e al rafforzamento dei collegamenti strategici, con l’obiettivo di assicurare la continuità dei servizi durante i Giochi e di lasciare un’eredità infrastrutturale duratura ai territori coinvolti.

“Per Milano-Cortina 2026 come Gruppo FS abbiamo messo in campo un grande lavoro sul fronte ferroviario: Rfi ha ristrutturato dieci stazioni nei territori interessati da queste Olimpiadi diffuse e Trenitalia si prepara a gestire flussi superiori ai 100mila passeggeri”, spiega Giuseppe Inchingolo, Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer di Fs. “Dal punto di vista degli investimenti, parliamo di 341 milioni di euro in Lombardia e 303 milioni tra Trentino e Veneto, a cui si affianca un importante contributo del trasporto su gomma, con circa 500 bus di Busitalia al giorno diretti verso le principali destinazioni in tutta Italia”, aggiunge.

Le stazioni, poi, assumono il ruolo di veri e propri hub di gestione, con assistenza ai passeggeri, diffusione delle informazioni, indirizzamento dei flussi e il coordinamento tra diverse modalità di trasporto. Rfi metterà a disposizione della Fondazione Milano-Cortina 2026 spazi e aree dedicate, progettati per supportare in modo efficace la gestione dei flussi e le attività di assistenza. Sono previsti due hub di interscambio nelle stazioni di Tirano e Ponte nelle Alpi, nodi strategici per il passaggio dal treno agli autobus diretti verso le venues olimpiche. Inoltre, nelle giornate più simboliche, come la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e quella di apertura dei Giochi Paralimpici, sarà inoltre attivato un hub di interscambio anche presso la stazione di Verona Porta Nuova. In stazioni chiave come Venezia Mestre, Trento, Verona Porta Nuova, Tirano, Ponte nelle Alpi e Valdaora, poi, saranno allestiti spazi dedicati a infodesk, aree per lo staff e punti informativi.

Un impegno si inserisce in un più ampio percorso di potenziamento delle stazioni situate nelle aree olimpiche, sostenuto da un investimento complessivo di 145 milioni di euro. Trenitalia sta potenziando i propri servizi ferroviari in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026, offrendo soluzioni dedicate per atleti, staff, famiglie e pubblico. Sono stati potenziati i collegamenti di Alta Velocità e del Regionale, affiancati da soluzioni intermodali integrate “treno+bus”. Inoltre, nei weekend dal 7 febbraio al 15 marzo 2026, Frecciarossa raggiungerà Malpensa Aeroporto con collegamenti diretti tra Milano e Venezia/Udine.

In collaborazione con la Regione Veneto, sarà anche rafforzato il servizio dei treni regionali, con un FOCUS sulla stazione di Ponte nelle Alpi. A queste iniziative si aggiungono oltre 40 treni charter esclusivi, disponibili sia nei giorni di gara sia durante le cerimonie di chiusura olimpica e di apertura paralimpica, con un particolare potenziamento dei collegamenti verso Verona e dei relativi rientri.

Tra gli sforzi dell’azienda “c’è poi il lavoro straordinario di Anas, probabilmente il più complesso, che ha visto la realizzazione di nuove gallerie e nuovi viadotti per rendere questi territori sempre più accessibili”, dice ancora Inchingolo. “Quello che stiamo costruendo è un’eredità concreta e duratura: grazie alle Olimpiadi, territori e località stanno rafforzando la propria attrattività turistica, Milano consolida il suo ruolo internazionale e le aree montane vivono una nuova fase di valorizzazione. È stato un grande lavoro di squadra: abbiamo rispettato i tempi, siamo pronti e dimostrato di essere un’eccellenza”.

Fs, in un anno già investiti 18 miliardi. Recuperato il 3% di puntualità, avanti su progetto Rab

Un anno esatto dopo il lancio del Piano strategico 2025-2029 da oltre 100 miliardi, Fs ha già investito 18 miliardi solo nell’anno in corso, 7 dei quali dedicati all’attuazione del Pnrr. A presentare i dati è l’amministratore delegato, Stefano Donnarumma, che in divisa da ferroviere spiega come la traiettoria a lungo raggio può portare a una cifra record di 177 miliardi entro il 2034. “Abbiamo dimostrato la capacità del Gruppo di tradurre la visione industriale in risultati tangibili e misurabili”, rivendica il manager. Che aggiunge altri target raggiunti nel 2025, come la consegna di 241 nuovi mezzi a basso impatto ambientale tra treni e autobus, fra cui il Frecciarossa 1000 di nuova generazione.

Non solo, Donnarumma evidenzia anche il recupero della puntualità su tutti i segmenti: il 3% sull’Alta velocità, +1% sui regionali e tre punti sugli Intercity, per un totale di 35mila treni riportati in orario quest’anno. “L’anno scorso avevamo detto di voler riuscire, nel quinquennio, a garantire quattro punti percentuali di miglioramento della puntualità” e a consuntivo del primo anno sono stati recuperati “tre punti percentuali sull’alta velocità, un punto sul regionale (che già viaggia intorno al 90% nei 5 minuti) e tre punti sul servizio universale degli intercity”, sottolinea l’ad. Che non si fa illusioni, perché la percezione dell’utenza non sarà mai corrispondente alla realtà dei numeri: “Se pure arrivassimo al 95% di puntualità resterebbe il 5% di non puntualità, quindi le lamentele, che fanno più notizia delle novità positive. Ma il nostro obiettivo è migliorare il servizio, non la percezione”. Nell’anno in corso, comunque, sono 577 milioni i passeggeri trasportati dal Fs, mentre i viaggiatori internazionali su treni e autobus hanno raggiunto quota 253 milioni (+15%).

La somma di questi risultati si traduce in termini economici e finanziari con la conferma degli obiettivi al 2029, ovvero 20 miliardi di euro di ricavi, 3,5 miliardi di euro di margine operativo lordo e utili per 500 milioni. “Lo scorso anno siamo partiti con un gap di 200 milioni di perdite, ma credo che nel 2025 riusciremo ad avere un risultato positivo”, anticipa il ceo di Fs. Grazie anche al cambio di paradigma sull’energia, visto che il Gruppo è passato dall’acquisto giornaliero al Pun a sottoscrivere dei Ppa, ovvero accordi a lungo termine che hanno generato un risparmio del 25% sui costi e portato a sottoscrivere contratti per 275 GWh/anno di energia verde.

Un’altra spinta arriverà dallo scorporo di Anas, su cui non esistono dubbi a piazza della Croce Rossa, anche se l’attesa è legata soprattutto alla legge di Bilancio 2026, dopo l’emendamento presentato dalla Lega che riporterebbe l’azienda in capo al Mef. Con il ministero dell’Economia, peraltro, resta aperto il tavolo di confronto congiunto per il progetto Rab, che nelle intenzioni del management dovrebbe portare risorse (soprattutto dai privati) per proseguire il piano di investimenti, soprattutto dopo la fine del Pnrr, nell’estate 2026. Il calcolo di Fs si aggira sui 12 miliardi di euro l’anno per completare grandi direttrici come ad esempio la Palermo-Messina-Catania, la Salerno-Reggio Calabria e la Napoli-Bari, oltre al potenziamento della rete regionale e la risoluzione delle criticità sulla connessione internet a bordo dei treni in un quadriennio.

Una volta esaurito il Piano nazionale di ripresa e resilienza (che ha pompato circa 10 miliardi di euro), è fisiologico pensare che si torni ai circa 4-5 miliardi di finanziamento dell’azionista di riferimento, dunque lo Stato, che andranno rinforzati con altri 7 miliardi da cercare con un metodo già in uso da oltre 20 anni per altre grandi infrastrutture come le reti elettriche, quelle del gas, gli acquedotti e gli aeroporti. Al momento i lavori con il ministero sono in stand by per lasciare spazio al Mef di occuparsi della Manovra, ma “a gennaio sicuramente riprenderanno”, dice Donnarumma.

Fs, però, ha anche diversi investimenti all’estero su cui punta. “Siamo intenzionati a portare i nostri treni sotto il tunnel della Manica e fare la tratta Parigi-Londra”, c’è poi il Milano-Parigi e all’orizzonte si monitorano opportunità come Parigi e Bruxelles, ma interessa molto anche il mercato tedesco. Questo non vuol dire che l’Italia passi in secondo piano, anzi. In arrivo c’è anche la concorrenza francese, ma Donnarumma non alza muri: “Non siamo impauriti, l’importante è che le regole siano uguali per tutti”. Del resto, a livello nazionale Fs è l’unica realtà del panorama ferroviario europeo ad avere già una concorrenza interna.

In sala, ad ascoltare con attenzione le parole dell’ad, c’è Matteo Salvini, che plaude al lavoro del Gruppo. Ma un sassolino dalla scarpa sul nuovo sciopero generale proclamato dai sindacati per domani, 12 dicembre, se lo toglie. “Ritengo irresponsabile bloccare il Paese in un momento complicato. Un conto è il diritto allo sciopero, sacrosanto, un conto è fare battaglia ideologica sulla pelle dei lavoratori, e questo non lo consento assolutamente a nessuno”, dice il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.

Al termine della presentazione dell’aggiornamento del Piano strategico, denominata ‘Next level’, Donnarumma risponde anche ai cronisti che gli chiedono dei rumor sul suo nome, che circola nel nuovo giro di nomine in vista nelle grandi aziende partecipate. “Capita perché nell’ambito del top management nazionale la panchina si è un po’ assottigliata e si fanno sempre gli stessi nomi. Auguriamoci che ci siano riserve, io sono molto impegnato e focalizzato su quello che ho da fare”.

Cop30, Pichetto: 3,4 mld in finanza climatica nel 2024. Non ammessi passi indietro

Ambizione e fiducia: così l’Italia partecipa alla trentesima conferenza delle parti sul clima, perché, sottolinea il ministro Gilberto Pichetto Fratin, “a dieci anni dall’Accordo di Parigi non sono ammessi passi indietro“. Nel cuore dell’Amazzonia, Roma porta “la consapevolezza di un Paese che unisce pubblico e privato in un impegno concreto verso la transizione energetica“, con un contributo alla finanza climatica “solido”.

In un anno, nel 2024, l’Italia ha investito 3,44 miliardi in finanza climatica, per le politiche di adattamento. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, con infrastrutture sostenibili e soluzioni innovative per la decarbonizzazione, a partire dal trasporto. “Alla Cop29 abbiamo fatto una lunga battaglia e abbiamo terminato molte ore dopo la chiusura ufficiale della conferenza, con l’accordo sui 300 miliardi da investire per il clima a livello mondiale“, ricorda Pichetto Fratin. Gli investimenti fatti in un anno dimostrano per il ministro quanto il governo creda “in tutte le azioni di adattamento da portare avanti“. L’impegno internazionale è tracciato dal Piano Mattei, con un focus particolare sull’Africa. L’obiettivo della Conferenza è anche quello di “costruire partenariati efficaci e garantire che tutti i Paesi, non solo l’Europa, contribuiscano a una transizione giusta”. La bussola resta il negoziato multilaterale, come “chiave per affrontare le sfide presenti e future”, scandisce Pichetto.

Il contributo alla finanza per il clima si è più che triplicato, passando da 838 milioni di euro nel 2023 a 3,44 miliardi nel 2024, di cui 1,67 miliardi di risorse pubbliche e 1,77 miliardi di fondi privati mobilitati attraverso strumenti pubblici. Tra i principali strumenti ci sono il Fondo per il Clima e il coinvolgimento diretto di Sace e Simest in progetti dedicati alla transizione ecologica globale.

Alla Cop30, il Paese punta su soluzioni innovative per la decarbonizzazione, con particolare attenzione ai biocarburanti, per raggiungere un futuro a emissioni nette zero in linea agli Accordi di Parigi e alle decisioni della Cop28 di Dubai. L’Italia ha lavorato fianco a fianco con la Presidenza brasiliana al lancio, durante la PreCop, del ‘Belem 4X Pledge on Sustainable Fuels’ per quadruplicare l’uso globale dei carburanti sostenibili entro il 2035 rispetto ai livelli del 2024, seguendo le indicazioni del report Iea sui carburanti sostenibili. L’iniziativa con Unep e Iea 3Den, che premia soluzioni innovative per l’efficientamento dei sistemi energetici con tecnologia digitale, è stata selezionata da Unfcc come best practice da presentare al padiglione ufficiale della Cop30. Grande attenzione è dedicata anche al coinvolgimento delle giovani generazioni, coinvolti attraverso l’iniziativa ‘Youth4Climate’ e i 150 progetti finanziati per costruire una transizione che sia anche culturale e partecipata.

La presenza italiana alla Cop30 si fonda su un partenariato pubblico-privato che vede la partecipazione di alcune grandi aziende nazionali, tra cui Enel, Ferrovie dello Stato Italiane e BF International, che hanno contribuito alla realizzazione del Padiglione Italia. Il Padiglione è articolato in due spazi complementari dedicati a scienza, tecnologia, comunicazione e innovazione. Lo spazio istituzionale nella Blue Zone ospiterà oltre 50 eventi tematici ed una installazione interattiva a cura di Dotdotdot che racconterà i progetti dell’Italia e delle aziende partecipanti per la transizione energetica. AquaPraça, piazza galleggiante progettata da Cra – Carlo Ratti Associati e Höweler + Yoon Architecture, in partenariato con il ministero degli Esteri e ancorata al Centro Culturale Casa das Onze Janelas, esplora una nuova simbiosi tra architettura e ambiente, sfruttando l’intelligenza naturale e le tecnologie reattive per adattarsi all’innalzamento del livello dell’acqua.

La partecipazione di Enel alla Cop30 come premium sponsor del Padiglione Italia testimonia, l’impegno dell’azienda, a “lavorare in sinergia con il settore pubblico per accelerare una transizione giusta e costruire un sistema energetico accessibile, sicuro e sostenibile”. L’azienda arriva all’appuntamento di Cop30 con una strategia climatica che il Direttore Italia Nicola Lanzetta definisce “tra le più ambiziose”: Il gruppo gestisce una capacità installata di 81 GW, di cui circa 66 GW da fonti rinnovabili e nel 2024 ha portato la quota di elettricità prodotta senza emissioni a oltre l’83%, confermando l’obiettivo di raggiungere l’obiettivo net zero entro il 2040. Anche il Piano Industriale di Enel Italia va nella direzione di abilitare la transizione energetica. Degli oltre 22 miliardi di investimenti, 16 sono destinati alla rete di distribuzione e sei al business integrato per migliorare l’efficienza degli impianti esistenti, sviluppare nuova capacità rinnovabile e di accumulo, accelerando così il percorso verso la decarbonizzazione.

L’impegno di Ferrovie dello Stato sul clima “si manifesta in tutti i settori in cui opera, dalla mobilità, alle infrastrutture, le infrastrutture energetiche e nell’ambito come operatore di trasporto”, rivendica l’amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio, che ricorda come nell’immaginario comune sia “ovviamente estremamente semplice dedurre come attraverso i più di 6.000 treni che girano quotidianamente sulla rete garantiscano un risparmio importante in termini di milioni di tonnellate di Co2”. Ma in realtà le iniziative sono tante, nuove e innovative. Come il ruolo di Fs Energy, società che nasce con l’obiettivo di occuparsi dell’acquisto e della produzione di energia da fonti rinnovabili; o ancora la rete ferroviaria tra le più elettrificate d’Europa. Recentemente, è stato presentato il nuovo Frecciarossa, realizzato interamente in Italia e con un tasso di riciclabilità dei materiali impiegati superiore al 97%. Al 2027, l’Italia avrà la flotta di trasporto regionale più giovane d’Europa, con un’età al di sotto dei 10 anni.

Difesa, Meloni studia potenzialità di Safe con le partecipate: “Strategia su investimenti”

Dario Borriello Archiviato (per modo di dire) il discorso dei dazi Usa, è tempo di riprendere il filo del piano industriale sulla difesa. I segnali che arrivano dall’Europa non si sono mai veramente interrotti e l’Italia deve prepararsi adeguatamente al nuovo corso continentale. Ragion per cui Giorgia Meloni riunisce a Palazzo Chigi i vertici delle società partecipate che saranno tra i player di questa partita.

L’Italia è tra i Paesi che hanno chiesto a Bruxelles di attivare il Safe, acronimo di Security action for Europe, lo strumento finanziario del piano Rearm/Readiness 2030 Ue, che prevede di raccogliere sui mercati finanziari fino a 150 miliardi di euro da destinare a chi sosterrà investimenti nella difesa, nelle infrastrutture a duplice uso, nelle capacità informatiche e nelle catene di approvvigionamento strategiche. Stando a quanto filtra dal governo, Meloni ha chiesto ai manager di “avviare un confronto nell’ambito delle recenti novità tese a dare priorità alla Sicurezza e alla difesa a livello europeo, al fine di tradurre in termini di occupazione e crescita gli strumenti messi a disposizione dalla Commissione europea, quali Safe ed Escape clause (clausola di fuga), che consente ai governi nazionali di assumere impegni di spesa nel settore senza incidere sul Patto di stabilità e crescita”. Ad ascoltare le richieste della premier, che al suo fianco aveva anche il vicepremier, Antonio Tajani, e i ministri della Difesa, Guido Crosetto, e naturalmente dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, c’erano i ceo delle più importanti aziende su cui lo Stato può contare in questa nuova transizione. Dall’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, all’ad e direttore generale di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, poi i ceo di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, e Invitalia, Bernardo Mattarella, e l’amministratore delegato e direttore generale del Gruppo Fs, Stefano Donnarumma.

Ciò che emerge dalla riunione è la necessità di “delineare una strategia che identifichi i principali punti sui quali investire, attivare più possibile investimenti dual use”, cioè che consentano di avere un ritorno anche sul piano civile, e “definire una compatibilità dei nostri investimenti con quelli attivati dai partner europei”. Il focus deve essere condotto con profondità, ma in tempi non troppo dilatati.

Le iniziative adottate in Europa non dispiacciono a Roma, soprattutto il Safe i cui debiti, soltanto pochi giorni fa, Giorgetti valutava “interessanti, perché sono più convenienti dei Btp, è una fonte di finanziamento alternativa per finanziare delle spese per la spesa di investimento della Difesa che in larga parte sono già previste e che sono già in itinere”. Sullo strumento ci punta molto la Commissione, che prevede di attivare almeno 127 miliardi di euro di potenziali appalti per la difesa. Una cifra invitante, su cui si sono accesi i riflettori dell’Italia che vuole valorizzare l’opportunità del Safe, così come altri 18 Stati membri, ad esclusione della Germania, che al momento non ha presentato manifestazioni di interesse. Non è detto che la situazione non possa cambiare nei prossimi mesi, motivo in più, per il governo, di accelerare e non rischiare di arrivare impreparato al momento clou. Che non dovrebbe essere poi troppo lontano.

Fs chiude il primo semestre 2025 con 8,2 miliardi di ricavi e investimenti da record

In un anno Ferrovie dello Stato Italiane aumenta i ricavi di 188 milioni di euro, toccando quota 8,2 miliardi a fine giugno 2025. I dati della semestrale del gruppo sorridono ai target fissati dal Piano strategico 2025-2029. Lo dimostra anche il risultato netto che certifica un nuovo slancio nella riduzione delle perdite: 89 milioni in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I risultati economici del semestre, in crescita al netto di partite non ricorrenti, confermano l’efficacia della strategia industriale e la solidità del nostro modello operativo”, commenta l’amministratore delegato e direttore generale, Stefano Donnarumma, al termine del Cdm che ha approvato i conti al 30 giugno. Anche sul fronte degli investimenti le cifre sono da record con una gestione complessiva di circa 8,5 miliardi di euro, dei quali 7,5 miliardi sono destinati a infrastrutture ferroviarie e stradali. In termini percentuali si tratta di 15 punti in più rispetto allo scorso anno, peraltro con il 98% dei fondi investito in Italia. “Stiamo portando avanti un programma senza precedenti per lo sviluppo della rete ferroviaria e stradale del Paese, migliorando l’esperienza di viaggio e garantendo al contempo la continuità del servizio, allo scopo di assicurare la piena mobilità del Paese”, sottolinea Donnarumma. Che pone l’accento anche su un altro fattore positivo dei conti semestrali. “Grazie all’impegno delle nostre persone e a una capacità esecutiva riconosciuta a livello europeo, stiamo dando piena attuazione al Pnrr: abbiamo raggiunto tutte le milestone europee previste per il periodo di riferimento e già consuntivato oltre 14 miliardi di euro, pari a circa il 56% delle risorse assegnate”. Un percorso “di trasformazione industriale in linea con il Piano Strategico 2025–2029mette in luce il manager – che ci guiderà nei prossimi anni verso una mobilità sempre più moderna, sostenibile e integrata, a beneficio del sistema Paese“.

Il margine operativo lordo, poi, rimane sostanzialmente in linea, perdendo il 2%, che corrisponde a circa 16 milioni di euro. Nel complesso, però, “al netto della plusvalenza di Milano Farini ed escludendo l’effetto della variazione di perimetro”, l’Ebitda fa registrare una crescita di 122 milioni di euro (+14%). Migliora anche la gestione finanziaria, grazie “principalmente all’assenza nel semestre dell’accantonamento a fondo rischi di 153 milioni di euro legato alla sentenza del Consiglio di Stato in riferimento alla partecipazione in Fse”, spiega l’azienda.

Per quanto riguarda i ricavi da trasporto, il conto al 30 giugno è di 4,5 miliardi, dunque 159 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Di questi, 35 milioni sono per il trasporto passeggeri su ferro dell’Alta Velocità, 7 milioni sugli Intercity, 26 milioni dai Regionali e 81 milioni per il trasporto passeggeri su gomma. Ma sono positive anche le performance sul trasporto merci, con 10 milioni in più rispetto al 2024.

Così come buoni sono i risultati dei ricavi da servizi di infrastruttura (2,4 miliardi), con incremento di 206 milioni dovuto ai 225 milioni dell’andamento dei corrispettivi di servizio e concessori legati alla circolazione stradale. Infine, gli altri ricavi operativi arrivano a 1,3 miliardi, in contrazione di 177 milioni “per la presenza, nel primo semestre 2024, del ricavo realizzato dalla vendita dello scalo di Milano Farini e San Cristoforo (-390 milioni di euro), compensato dall’incremento dei ricavi da contributi (+157 milioni di euro, di cui 145 milioni di euro stanziati a sostegno dell’infrastruttura ferroviaria) e da maggiori altri ricavi (+56 milioni di euro)”.