Pnrr, Meloni: “Siamo stati all’altezza”. Foti: “Decima rata grazie a battaglia su revisione”

Nove rate del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza su dieci sono state realizzate, con tutti gli obiettivi, resta da ricevere l’ultima da 28,4 miliardi, che prevede 159 obiettivi. “Poco meno di quattro anni fa abbiamo ereditato una grande responsabilità: portare avanti il Pnrr più consistente d’Europa, sia dal punto di vista finanziario che degli obiettivi da raggiungere”, ricorda la premier, Giorgia Meloni, parlando di una sfida che “alcuni consideravano molto complessa, altri addirittura proibitiva, qualcuno perfino impossibile da vincere”.

Eppure, rivendica la presidente del Consiglio, “non ci siamo scoraggiati, ci siamo messi subito al lavoro. Pancia a terra, fin dal primo istante”. La prima ministra interviene a un confronto a Milano sul modello Pnrr, per fare sistema e orientare il futuro.

Roma in questi quattro anni è riuscita a fare approvare da Bruxelles la revisione del Piano, per adattarlo alle nuove priorità. Sono stati rivisti gli obiettivi, corrette le criticità, integrato il Piano con il RePowerEU, gli investimenti sulla sicurezza energetica. “Non è stato ovviamente un cammino semplice, però abbiamo rispettato la tabella di marcia e oggi possiamo rivendicare con un pizzico di orgoglio che siamo stati all’altezza del compito”, scandisce la presidente del Consiglio. L’Italia ha “raggiunto e mantenuto nel tempo il primato europeo” nell’attuazione del Piano, afferma.

Finora, sono stati ricevuti 166 miliardi di euro, raggiunti 416 traguardi, finanziati 660 mila progetti, di cui 550 mila conclusi e circa 100 mila in fase avanzata di realizzazione. “Ora ci rimane da fare l’ultimo miglio, probabilmente il più impegnativo. Ma, come accade anche nello sport, questo è il momento decisivo, nel quale bisogna dare il massimo e spingere il più possibile sull’acceleratore. Perché il traguardo è in vista e manca davvero pochissimo per tagliarlo”, sollecita Meloni.

Siamo nelle condizioni di dover fare tre volte gli sforzi medi in un terzo dei tempi a disposizione”, ammette Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione.

Anche Foti rivendica la battaglia della revisione del Piano: “Siamo stati gli unici a dire che secondo l’articolo 21 di quel regolamento si poteva fare, tra i fischi di tutta l’opposizione. I fatti hanno dimostrato che se non fossimo intervenuti come siamo intervenuti, probabilmente oggi non avremmo da poter dire che il nostro obiettivo futuro è la decima rata, perché non avremmo preso le rate precedenti“.

Ora si inizia a guardare al dopo. Le progettualità avviate “non si esauriscono con la scadenza del Piano e devono essere accompagnate fino al completamento“, osserva da Roma l’Ad del Gruppo FS Stefano Donnarumma, che definisce “strategico, ma direttamente industriale” l’obiettivo di portare fino in fondo i grandi progetti infrastrutturali che hanno conosciuto una forte accelerazione, ricordando che FS è soggetto attuatore del Pnrr per circa 25 miliardi.

Donnarumma propone di porsi fin d’ora il problema di “come garantire continuità agli interventi già avviati, assicurando capacità di finanziamento e pianificazione per opere che richiederanno ancora anni di lavoro“. Tra le opere citate figurano la Napoli-Bari, che consentirà in pochi anni di collegare Roma e Bari in tre ore, la chiusura della Tav sul collegamento Torino-Venezia, il Terzo Valico, strategico per ampliare l’accesso ai valichi transalpini a partire dal porto di Genova, e la Salerno-Reggio Calabria, destinata a ridurre di oltre un’ora i tempi di percorrenza. Si tratta, ha sottolineato, di interventi che “valgono miliardi di investimenti“, tra risorse già impiegate e risorse ancora da mobilitare, e che richiedono capacità di finanziamento e pianificazione non solo aziendale, ma condivisa con tutti gli enti coinvolti e con la finanza pubblica.

Ue dà via libera alla nona rata del Pnrr. Meloni: “Primi per risorse e risultati”

Bruxelles dà il via libera al pagamento della nona rata del Pnrr per l’Italia, da 12,8 miliardi di euro e porta il totale delle risorse ricevute da Roma a 166 miliardi.

“L’Italia consolida il primato europeo nell’attuazione del Piano per risorse ricevute e risultati raggiunti”, rivendica Giorgia Meloni. Sono 416 i traguardi e gli obiettivi raggiunti, tra riforme e investimenti per la crescita, con “ricadute concrete su famiglie e imprese”, sottolinea la premier, che parla di un “modello italiano” del Pnrr, che segna il passaggio “da una logica di spesa a una cultura delle riforme e degli investimenti strutturali”. È questa, assicura la prima ministra, “la strada che guiderà le politiche di sviluppo dopo il 2026, per un’Italia più forte, coesa e protagonista nelle sfide globali”.

I numeri ufficiali sono “eloquenti” per il ministro del Pnrr Tommaso Foti, che ricorda i 655.677 progetti finanziati, gli oltre 541 mila interventi conclusi e i circa 100.000 in fase di esecuzione o completamento. “Con l’approvazione della penultima rata è stato raggiunto il 73% degli obiettivi previsti dal Piano, un dato che va ben oltre la media europea”, osserva Foti, rimarcando un superamento del Paese di alcune “debolezze strutturali” che l’hanno rallentato per decenni e la rimozione degli “ostacoli cronici alla crescita”.

Tra i cinquanta obiettivi conseguiti con l’approvazione del pagamento della nona rata ci sono il supporto educativo a oltre 800.000 studenti a rischio e in dispersione scolastica, interventi socioeducativi a oltre 44.000 minori nel Mezzogiorno, la digitalizzazione di 7.750.000 fascicoli giudiziari, l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico per l’85% dei medici di base e l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero per 280 strutture sanitarie.

Inoltre, tra gli obiettivi raggiunti, ci sono il rinnovo della flotta dei vigili del fuoco con più di 3.800 nuovi veicoli ecologici, la riduzione delle perdite idriche con la distrettualizzazione di 45.000 km di reti, l’attuazione del programma GOL con il coinvolgimento di 3 milioni di beneficiari e la formazione di almeno 600.000 persone, il potenziamento di 326 Centri per l’impiego, la formazione in competenze digitali di 8.300 volontari tramite le organizzazioni accreditate al Servizio Civile Universale e di 650.000 dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo, il riconoscimento del credito di imposta e l’erogazione dei fondi per la competitività destinati a 4.000 imprese turistiche complessive e la riqualificazione di 100 parchi e giardini storici.

A questi si aggiungono diverse riforme, l’adozione del rapporto finale del Piano di audit per la riduzione dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e investimenti strategici, tra i quali gli accordi attuativi per la tempestiva attivazione del Fondo destinato agli alloggi per studenti universitari, del Fondo Nazionale di Connettività, del Fondo Rotativo Contratti di Filiera e per la Facility Parco Agri-Solare. In campo giudiziario, è stato conseguito l’importante risultato connesso alla riduzione dell’85% dell’arretrato dei Tribunali Amministrativi Regionali e del Consiglio di Stato.

Tajani frena Lega: No uscite unilaterali patto stabilità. Pnrr e Mes contro caro-energia

Il vicepremier in quota Forza Italia, Antonio Tajani, frena l’idea della Lega di uscire unilateralmente dal patto di stabilità europeo per far fronte all’emergenza legata al caro energia. “Sono assolutamente contrario”, afferma a margine del Forum Italia-America Latina a Prato, pur aprendo a interventi “a tempo” per tener fuori dal patto di stabilità le spese legate alle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. In ogni caso, per il ministro degli Esteri in questo momento “serve più Europa” e, soprattutto, “più coraggio”.

Gli aiuti di Stato proposti dalla Commissione Europea non sarebbero equi, visto lo spazio fiscale limitato di un’Italia in procedura d’infrazione dopo aver sforato la soglia di deficit del 3% del Pil. “E’ una proposta che rischia di far aumentare la concorrenza sleale, rischia di far aumentare i dislivelli, quindi non mi pare una soluzione ottimale”, spiega il titolare della Farnesina. Tajani propone un altro Pnrr, sul modello di quello creato per il Covid, per permettere a tutta l’Europa di poter “superare questo momento complicato”. E torna sulla necessità di utilizzare i 400 miliardi del Mes: “Non vedo perché devono rimanere lì congelati – osserva – invece di aumentare il debito pubblico si potrebbero utilizzare quei soldi per il debito pubblico”.

Di sicuro, si dovrà intervenire. Perché, come mette in allerta il ministro delle Imprese Adolfo Urso, un protrarsi del blocco di Hormuz potrebbe avere “conseguenze gravi” sia sul Pil che sull’inflazione. Con zero crescita e inflazione alta, lo ha messo in chiaro anche Confindustria, l’Europa va incontro alla stagflazione. “Per questo abbiamo chiesto alla Commissione la sospensione del Patto di stabilità, per consentire agli Stati di reagire in tempi e modi adeguati, innanzitutto sul fronte energetico. Non servono pannicelli caldi, ma interventi radicali”, sottolinea Urso dalle colonne del Messaggero. L’inquilino di Palazzo Piacentini si dice consapevole che occorra agire in modo “sistemico e strutturale”, per rendere più competitiva l’Europa anche sul piano dell’autonomia strategica. Ma, esorta, “Dobbiamo agire insieme in direzione della crescita, con più risorse e meno ostacoli”. In sede nazionale per incentivare consumi e investimenti e in sede europea liberando le imprese dai “dazi interni” che pesano.

L’Europa, più che sugli interventi d’emergenza, insiste sulla necessità di ridurre la “forte dipendenza” dai combustibili fossili importati. Dall’inizio della crisi in Medio Oriente, l’Europa ha speso 27 miliardi di euro in più per le importazioni di gas e petrolio senza ricevere una sola molecola di energia aggiuntiva. “Dobbiamo ridurre questa dipendenza e, al contrario, espandere la nostra produzione energetica, più economica, qui in Europa”, scandisce Ursula von del Leyen, a Berlino per la giornata di conclave dell’Unione (Cdu-Csu). Questo, ricorda la presidente della Commissione, significa che ogni kilowattora di energia prodotto in Europa “contribuisce alla stabilità economica, all’accesso a un’energia a prezzi accessibili e, quindi, all’indipendenza dell’Unione”. La ricetta di Bruxelles è insistere su rinnovabili e nucleare, come stanno facendo la Finlandia e la Svezia, fonti che vengono prodotte nel Continente e hanno un impatto climatico molto inferiore: “I nuovi piccoli reattori modulari, in particolare, aprono nuove prospettive”.

Pnrr, ok definitivo alla revisione. Meloni: Ue conferma lavoro solido dell’Italia

Il Consiglio europeo dà il via libera definitivo alla revisione del Pnrr italiano, per consentire di conseguire tutti gli obiettivi previsti entro la scadenza del 31 agosto 2026.

Tra le principali novità, ci sono i nuovi strumenti finanziari sugli investimenti e la crescita, interventi a favore del tessuto produttivo, delle infrastrutture e del diritto allo studio. La revisione introduce, inoltre, una nuova riforma che, tramite una pianificazione triennale, garantirà una maggiore prevedibilità e stabilità ai finanziamenti della ricerca universitaria, così come il finanziamento del comparto nazionale di InvestEu per sostenere gli investimenti strategici delle imprese e il potenziamento del materiale rotabile per il trasporto pubblico locale.

L’approvazione conferma ancora una volta il lavoro solido e credibile del Governo nell’attuazione del Piano”, rivendica Giorgia Meloni, ricordando che la revisione mantiene invariata la dotazione finanziaria di 194,4 miliardi di euro. Un risultato che per la premier rafforza la posizione dell’Italia in Europa e “dimostra come l’Italia sappia tradurre le ambizioni in risultati concreti, garantendo il pieno utilizzo delle risorse europee a beneficio dei cittadini e dell’economia”. Nei prossimi giorni, fa sapere la presidente del Consiglio, il governo si aspetta dalla Commissione europea il via libera al pagamento dell’ottava rata di 12,8 miliardi di euro, che porterà a oltre 153 miliardi le risorse ricevute complessivamente dall’Italia.

“Contiamo, inoltre, di presentare entro fine anno la richiesta di pagamento della nona e penultima rata del Piano”, aggiunge Meloni. Il passaggio è “importante“, spiega Raffaele Fitto, che lo considera il risultato di un confronto “costruttivo” tra Commissione e autorità italiane. Tutte le 173 misure interessate dalle ultime tre rate sono state riesaminate: 83 di queste sono state semplificate per rendere il percorso più lineare; le altre modifiche prevedono adeguamenti più mirati, per, osserva il vicepresidente della Commissione europea, “garantire risultati più solidi e pienamente realizzabili nei tempi previsti”.

Per Tommaso Foti, la revisione consegna un Pnrr “più coerente con le esigenze della nazione e focalizzato sulla competitività del sistema-Italia, rafforzando l’efficacia operativa degli interventi e il loro allineamento con gli obiettivi europei”. Con il primato dell’Italia nell’attuazione del Piano, è stato avviato un processo di “rinnovamento e semplificazione amministrativa con ricadute strutturali sulle politiche pubbliche e sugli investimenti per la crescita della nazione, a partire dal Mezzogiorno”, scandisce il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione. La revisione introduce interventi a sostegno di imprese, agricoltura e filiera agroalimentare, connettività digitale, infrastrutture idriche ed economia circolare. Insomma, insiste Foti, il Pnrr si conferma “motore della crescita italiana e fattore di innovazione che, grazie alla revisione del Piano, continuerà a produrre effetti positivi anche oltre il 2026 attraverso l’istituzione di nuovi strumenti finanziari, in coerenza con le indicazioni della Commissione europea”.

Senza Pnrr crescita ferma, allarme Confindustria: Serve piano triennale da 8 mld

Serve un “piano con visione a tre anni” da 8 miliardi per rifinanziare le misure che hanno funzionato. L’alert parte da Confindustria, che stima una crescita bassa per il 2025 (+0,5%), ma anche per il prossimo anno (+0,7%). La fotografia scattata dal Centro studi è chiara: la “crescita anemica” del Prodotto interno lordo “rende necessario muovere l’Italia”. La buona notizia, però, è che il nostro Paese dovrebbe scendere sotto la soglia del 3% di deficit nel 2026, in modo da avviare l’uscita dalla procedura di infrazione europea. Così come l’inflazione è calcolata in terreno stabile (+1,8% nel biennio) e i consumi in lieve aumento (+0,5% nel 2025 e +0,7% l’anno successivo).

L’attenzione deve comunque restare alta, perché il debito pubblica “continua a salire, a causa della spesa per interessi e degli ulteriori effetti contabili del Superbonus”. La parola d’ordine è investimenti, come insegna il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha dato una scossa importante al Paese. La simulazione del Csc rileva effetti positivi sul Pil dello 0,8% nel 2025 e 0,6% nel 2026, rispetto alla variazione nello scenario base (+1,4% cumulato nei due anni), ma “questo significa che la dinamica in assenza di Pnrr sarebbe di -0,3% nel 2025 e di +0,1% nel 2026 (-0,2% nel biennio): non ci sarebbe crescita, ma una stagnazione”. Anche una delle voci di bilancio più fruttuose di questi anni, l’export, rischia un contraccolpo molto serio dalla combinazione di fattori come i dazi imposti dagli Usa e il perdurare delle crisi geopolitiche. Ad oggi, infatti, le esportazioni risultano “la componente più debole della domanda in Italia”, con uno scenario su ritmi vicini allo zero nel 2025-2026 per i beni e servizi. Gli industriali, però, vogliono vedere la luce ma soprattutto la fine del tunnel. “Continuiamo a insistere su un piano che abbia una visione di un piano industriale di 3 anni, perché rispecchia il fatto di avere una continuità di misure”, dice il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. “Non ci accontentiamo dello 0,5-0,6% di crescita, dobbiamo essere ambiziosi e puntare all’1,5-2%”. Come? Confermando misure come Industria 4.0, Transizione 5.0, Decontribuzione Sud, Ricerca e sviluppo (aumentando le risorse) e soprattutto le Zes. In questo senso rassicurano le parole del sottosegretario, Luigi Sbarra: “L’obiettivo è far fare un salto di qualità: da misura con limiti temporali a vera strategia di politica economica e rilancio degli investimento per il Mezzogiorno”.

Dal canto suo Adolfo Urso annuncia che il governo sta lavorando a una rimodulazione di misure (e risorse) sugli strumenti messi in campo finora e che non hanno funzionato come previsto, prevedendo di poter arrivare a rimettere in circolo quasi 30 miliardi di euro che serviranno a sostenere le imprese. Sarebbe una boccata d’ossigeno importante per l’industria, che dovrebbe recuperare quest’anno (+1%) per poi rallentare nuovamente nel prossimo (+0,4%). Intanto, dice il ministro delle Imprese e del Made in Italy, “sino a questo momento sono prenotati dalle imprese circa 2,2 miliardi” di Transizione 5.0 e “calcoliamo che si possa arrivare, a fine anno, a 2,5 miliardi”. Una delle fonti di forte preoccupazione per il mondo produttivo è il costo dell’energia, che in Italia resta alto. Orsini cerca di suonare la carica: “Fa piacere che il disaccoppiamento sia entrato nel vocabolario italiano, ma lo facciamo?”. Il presidente di Confindustria rincara anche la dose: “Non stiamo facendo nulla perché l’energia costi poco”, invece “bisogna fare presto, perché è essenziale che venga pagata come gli altri Paesi, per essere competitivi”. Del resto le nostre aziende ben presto dovranno tornare a competere con colossi come la Germania, che ha messo sul piatto circa 40 miliardi l’anno per rialzare la propria economia. Tra l’altro, questa è l’eventualità che lo stesso Csc auspica, ricordando che per l’Eurozona “cruciale sarà la traiettoria su cui riuscirà a posizionarsi la prima economia dell’area”. L’Ue se la passa maluccio con il macigno dei dazi americani e “investimenti finora molto volatili”.

I consumi invece sono più stabili, ma comunque deboli. Certo, anche il Vecchio continente risente di un calo generalizzato del commercio mondiale, che il Centro studi di Confindustria prevede in crescita moderata quest’anno (+2,8%), per poi frenare nel 2026 (+1,2%). L’incertezza, dunque, “resta su livelli elevatissimi”. Almeno il prezzo del petrolio è stimato in calo, 67 dollari nel 2025 (erano 81 nel 2024) e 62 dollari il prossimo anno. Chi non si fermerà, secondo i calcoli del Csc, sono i Paesi emergenti (+4,1% nel 2025 e +4,2% nel 2026), compresa la Russia che resta a galla con una “crescita moderata” grazie alla partnership con la Cina. Tutte queste ragioni, comprese sempre le tariffe imposte dall’amministrazione di Donald Trump, spingono l’Europa a esplorare nuovi mercati, come il Mercosur, di cui potranno beneficiare soprattutto Germania e Italia. Almeno l’inflazione dovrebbe rimanere stabile, mentre non si prevedono nuovi tagli ai tassi da parte della Bce.

A Bruxelles il quadro è chiaro, come dimostra l’intervento del vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Raffaele Fitto, che parlando delle revisioni dei Pnrr usa la parola “flessibilità”. Spiegando che andrà coniugata anche sul bilancio pluriennale, perché “la rigidità, soprattutto per il modo alle imprese, costituisce un limite enorme. E noi non possiamo compiere scelte, che durano alcuni anni, senza poterle modificare mentre il mondo ci cambia intorno in poche settimane”.

Pnrr, revisione non interesserà la difesa. Foti: “Entro novembre ottava rata sarà liquidata”

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza procede spedito. L’Italia ha presentato la richiesta di liquidazione dell’ottava rata, che dovrebbe saldata entro i prossimi due mesi. Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, lo annuncia durante il question time di questo pomeriggio alla Camera: “Ho ragione di ritenere, dalle interlocuzioni che ci sono state con la Commissione europea e segnatamente in primo luogo con la task force che segue il Pnrr per la commissione, che entro il mese di novembre l’ottava rata sarà liquidata”.

Le risorse erogate attualmente ammontano a circa 140 miliardi di euro, pari al 72% della dotazione del piano. A novembre dovrebbe essere del 79%. In Ue, i Paesi che hanno concorso al Pnrr hanno per il momento liquidazioni pari al 57%. Su traguardi e obiettivi, ad oggi, l’Italia è al 54%. La media dei Paesi europei è al 38%. La revisione, ha chiarito il ministro, non intaccherà alcun piano che riguardi salute, cultura, istruzione e sport, né anticipa una rimodulazione per quanto riguarda le spese della Difesa.

Ad oggi il Pnrr ha in attivo interventi finanziati pari a 447.065, sono stati conclusi 294.597 interventi conclusi, 28.128 sono in fase di conclusione e 106.214 i progetti in esecuzione. In tutto c’è il 96% di progetti pienamente attivi con un impegno di spesa di 148 miliardi. Al 31 agosto sono stati 86 i miliardi certificati, a cui vanno aggiunti 20 miliardi di quelli che sono gli strumenti finanziari e le facility. Per il ‘Piano un Giga’ invece, il cui bando “ha previsto due soli soggetti attuatori”, il ministro sottolinea come sia stato realizzato uno strumento finanziario “di entità modesta, che consentirà entro i prossimi due anni di raggiungere l’obiettivo”.

Su questo punto protesta l’opposizione. “Senza Pnrr non ci sarebbe nemmeno la misera crescita del Pil dello zero virgola – dice Antonino Iaria deputato M5S e componente della Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni – il governo fa solo revisioni, come quella del ‘Piano un Giga’, dimostratosi fallimentare, con gestione opaca del lavoro svolto dal principale operatore Open Fiber”. Pronta la replica del deputato di Fratelli d’Italia, Grazia Di Maggio: “Iaria può stare tranquillo, il ministro Foti è stato chiaro: tutti i dati relativi al ‘Piano un Giga’ sono stati verificati ed entro due anni gli obiettivi del progetto saranno raggiunti. Lo strumento finanziario è stato creato proprio per raggiungere l’obiettivo previsto, di certo non per ridimensionarlo”.

Sulle polemiche per la revisione del Piano, Foti risponde invece snocciolando i dati dei vari Stati che rientrano nel Pnrr: Belgio con Pnrr da 5,9 miliardi e sette proposte di revisione, Germania con 30 miliardi e quattro proposte di revisione, Portogallo con 22 miliardi e quattro proposte, Finlandia con 2 miliardi e quattro revisioni, Irlanda con un miliardo e cinque revisioni, Repubblica Ceca con 6,4 miliardi e quattro proposte, Grecia con 40 miliardi e quattro proposte. Spagna con 163 miliardi e cinque proposte. “Noi, con 194 miliardi, abbiamo proposto cinque revisioni. Il rapporto tra entità dei Piani e numero delle revisioni – conclude Foti – parla da sè”. 

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Agricoltura, 2 miliardi da revisione Pnrr. Coldiretti in piazza. Lollobrigida: “Sostegno a filiera grano”

Due miliardi di euro in più di risorse del Pnrr al ministero dell’Agricoltura. A prevederlo la proposta di rimodulazione discussa questa mattina a Palazzo Chigi nella Cabina di regia Pnrr convocata alla presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e presieduta dal ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti. A beneficiarne sarà la misura ‘Contratti di filiera’, col fondo che avrà ora una disponibilità di quattro miliardi di euro.

Le risorse del Pnrr dedicate al settore primario sono state infatti più che raddoppiate dal governo Meloni, passando da 3,6 miliardi previsti nel 2021 agli 8,5 attuali. I fondi da investire per lo sviluppo del sistema agricolo dal 2023 raggiungono così circa i 15 miliardi di euro. La decisione di rafforzare la misura nasce dal successo ottenuto dai ‘Contratti di filiera’. Approvata con la rimodulazione del piano di gennaio 2024, l’Italia avrebbe dovuto sottoscrivere contratti per un miliardo di euro entro giugno 2025 ma l’obiettivo è stato raggiunto e superato di oltre il 25%, con 1,256 miliardi di euro di contratti sottoscritti. I progetti di filiera finanziati ad oggi sono 63, con 1.042 imprese coinvolte e 2 miliardi di euro di investimenti liberati, grazie al cofinanziamento previsto e all’accesso agevolato al credito e l’elevato moltiplicatore economico. “I contratti di filiera – sostiene il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste, Francsco Lollobrigidarappresentano uno strumento strategico per la crescita e la modernizzazione delle aziende e delle filiere agricole italiane. Le imprese potranno investire in digitalizzazione, innovazione ed efficientamento energetico, migliorando la produttività e riducendo sprechi e costi raggiungendo così l’obiettivo di una maggiore sostenibilità del comparto agricolo”.

Al tempo stesso, ulteriori somme verranno dedicate alla misura ‘Parco agrisolare’ per soddisfare le numerose domande meritevoli di finanziamento. Con questo investimento ad oggi sono state finanziate oltre 23.000 imprese e installati 800 MW di capacità rinnovabile. Il nuovo obiettivo è raggiungere 1,7 GW entro il 2026, superando il target concordato con Bruxelles (1,3 GW) e quadruplicando quello originario del 2021 fissato a 400 MW. Come evidenziato da Lollobrigida, secondo l’Istat nel 2024 il settore ha registrato un +2% di valore aggiunto, contribuendo in maniera sostanziale alla crescita del Pil Italiano. Il reddito degli agricoltori italiani è quello cresciuto di più in Europa in termini nominali, risultati a doppia cifra contro una media europea dello 0,9%, mentre le esportazioni agroalimentari nel 2024 hanno toccato il record storico di 70 miliardi di euro.

“Sosteniamo – ha proseguito il ministro – i nostri agricoltori, allevatori e pescatori per riconoscere loro una remunerazione sempre più equa e giusta”. Secondo Lollobrigida, l’energia verde “non si produce sacrificando i terreni ma utilizzando impianti e infrastrutture delle aziende agricole. Ne abbiamo già finanziate 24mila e continueremo ad investire su questo settore che permette di abbattere i costi di produzione agli imprenditori agricoli ma anche di garantire l’ambiente”.

La notizia arriva nel giorno della protesta della Coldiretti, con manifestazioni da nord a sud del Paese “per dire basta ai trafficanti di grano che schiacciano il prodotto nazionale sotto i costi di produzione, costringendo le imprese agricole a lavorare in perdita e spingendo sempre più sulle importazioni estere”. Un grido partito da Bari, cuore del ‘Granaio d’Italia’, e Palermo, con manifestazioni contemporaneamente anche a Cagliari, Rovigo e Firenze. A rischio – sostiene la Coldiretti – ci sono quasi 140mila imprese agricole, soprattutto nel Mezzogiorno. La protesta arriva mentre il prezzo del grano duro è crollato a 28 euro al quintale, con un calo del 30% in un anno, tornando ai livelli pre-guerra in Ucraina, mentre i costi di produzione sono aumentati del 20% dal 2021. Un chilo di pasta oggi viaggia sui 2 euro, ma agli agricoltori vengono riconosciuti appena 28 centesimi al chilo di grano.

Per il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, “bisogna ridare dignità agli agricoltori, rispettando la legge sulle pratiche sleali che vieta la vendita sotto i costi di produzione”. Da Roma Lollobrigida è intervenuto in collegamento con le piazze di Bari e Palermo per tranquillizzare i manifestanti e assicurare loro il sostegno delle istituzioni alla filiera: “Il grano duro italiano non è soltanto una coltura, ma rappresenta la nostra identità. Per questo già nel 2024 abbiamo garantito 30 milioni di euro per i contratti di filiera, coprendo oltre 130 mila ettari per circa 9mila aziende agricole. Crediamo nella concorrenza ma in quella leale, basata sulla reciprocità dei costi di produzione e sulla possibilità di individuare un prezzo equo”.

Pnrr, ok Commissione Ue al pagamento settima rata. Meloni: “Confermiamo primato”

Dopo l’invio, ieri, della richiesta di pagamento dell’ottava rata del Pnrr da 12,8 miliardi, oggi l’Italia incassa l’ok al pagamento della settima rata, da 18,3 miliardi dalla Commissione europea.

Con la revisione tecnica, che ha aggregato in un unico traguardo i tre obiettivi connessi alle misure su rinnovabili, batterie e alla riforma del rischio finanziario associato ai contratti di acquisto per le energie rinnovabili, gli obiettivi programmati e conseguiti sono 64, suddivisi in 31 milestone e 33 target.

Con il pagamento della settima rata, rivendica Giorgia Meloni, “l’Italia confermerà il primato europeo nell’avanzamento del Piano, con oltre 140 miliardi di euro ricevuti, corrispondenti al 72% della dotazione finanziaria complessiva e al 100% degli obiettivi programmati nelle prime sette rate, pari a 334 tra milestone e target, obiettivi tutti conseguiti nel pieno rispetto del cronoprogramma stabilito dalla Commissione”. La premier lo definisce un primato anche qualitativo: “Abbiamo dimostrato di essere capaci di utilizzare in modo virtuoso gli strumenti che l’Europa ci ha fornito e siamo diventati un modello per gli altri Stati membri”, osserva, dicendosi orgogliosa del “grande lavoro” fatto finora. Un lavoro che non è terminato, ricorda: “Deve anzi continuare con la medesima determinazione, per una Nazione sempre più moderna, produttiva e competitiva, forte e inclusiva, consapevole e pronta alle sfide globali del presente e del futuro”.

Tra gli obiettivi conseguiti figurano diverse riforme, come la legge sulla concorrenza, le misure per velocizzare i pagamenti della Pubblica Amministrazione e la revisione del servizio civile universale.

“Alla settima rata – spiega il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Fotisono legati diversi investimenti strategici“. Come il collegamento elettrico tra Sardegna, Corsica e penisola, SA CO I.3, e il collegamento elettrico sottomarino tra Sicilia, Sardegna e penisola, Tyrrhenian Link. Infrastrutture “fondamentali per implementare le reti di trasmissione dell’energia elettrica e per rafforzare l’autonomia energetica dell’Italia, con l’obiettivo di garantire energia a famiglie e imprese a condizioni migliori”, sostiene Foti.

La valutazione positiva per il pagamento di questa rata segue la presentazione della richiesta di pagamento dell’ottava rata, a “conferma dell’allineamento del Piano italiano con la roadmap europea del Pnrr, nel pieno rispetto dei suoi impegni, delle sue priorità e della sua scadenza finale ad agosto 2026”, riferisce il ministro.

Agli investimenti sulle infrastrutture energetiche si aggiungono altri interventi, come il potenziamento della flotta di autobus e di treni a emissioni zero per il trasporto regionale, dei nodi metropolitani e dei principali collegamenti nazionali, la riqualificazione di molte stazioni ferroviarie, le misure per la cybersicurezza, l’attivazione di 480 Centrali Operative Territoriali (COT) per rafforzare le prestazioni in materia di salute pubblica, gli investimenti per una migliore gestione delle risorse idriche, il conferimento di 55.000 borse di studio agli studenti meritevoli meno abbienti per l’accesso all’Università, di 7.200 borse di dottorato per la ricerca e di ulteriori 6.000 borse per dottorati innovativi, specificatamente dedicate alle imprese.

L’Italia chiede il pagamento della VII rata del Pnrr. Meloni: “2025 fondamentale per messa a terra”

18,3 miliardi di euro. E’ l’ammontare della settima rata del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la cui richiesta di pagamento è stata trasmessa dall’Italia alla Commissione Europea. La richiesta segue i lavori della Cabina di regia del 29 novembre scorso, per la verifica del conseguimento dei 67 obiettivi collegati, distinti in 32 target e 35 milestone. L’Italia è la prima Nazione europea a presentare formale richiesta per il pagamento della settima rata del Pnrr, cosa per la quale festeggia la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “È un primato – sottolinea – che ci consentirà presto di superare quota 140 miliardi di euro, oltre il 72% della dotazione complessiva del Piano. Il 2025 sarà un anno fondamentale per la fase 2 del Pnrr, cioè la messa a terra degli investimenti. È una fase cruciale, che non ammette ritardi e che vede il Governo e tutte le Amministrazioni coinvolte in prima linea per raggiungere l’obiettivo“.

Un buon segnale di esordio anche per il neo ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, che subentra così con successo all’attuale commissario europeo Raffaele Fitto, ma che guarda già al futuro: “Il Pnrr non ammette soste: a partire dai primi giorni del 2025 lavoreremo alacremente per il conseguimento degli obiettivi inseriti nelle ultime tre rate e per il monitoraggio rafforzato sullo stato di attuazione del Piano, al fine di individuare tutti gli aggiustamenti necessari per portare a compimento le riforme e gli investimenti programmati”.

Tra gli obiettivi della settima rata, gli investimenti per l’implementazione delle infrastrutture di trasmissione dell’energia elettrica (SA CO I.3 e Tyrrhenian link), il potenziamento della flotta di autobus e di treni a emissioni zero per il trasporto regionale, dei nodi metropolitani e dei principali collegamenti nazionali, la riqualificazione di molte stazioni ferroviarie, le misure per la cybersicurezza, l’attivazione di 480 Centrali Operative Territoriali (COT) per rafforzare le prestazioni in materia di salute pubblica, gli investimenti per una migliore gestione delle risorse idriche, il conferimento di 55.000 borse di studio agli studenti meritevoli meno abbienti per l’accesso all’Università, di 7.200 borse di dottorato nei settori della ricerca, della PA e della cultura e di 6.000 borse di dottorato innovative dedicate alle imprese. Agli investimenti si aggiungono diverse riforme strategiche, come la legge sulla concorrenza, il completamento delle misure per velocizzare i pagamenti della Pubblica Amministrazione, la revisione del servizio civile universale per favorire la partecipazione dei giovani e il provvedimento sulle rinnovabili, in linea con gli ambiziosi obiettivi della nuova missione REPowerEU del Pnrr dell’Italia.

In linea con quanto accaduto con le precedenti richieste di pagamento, il versamento della settima rata avverrà al termine del consueto iter di valutazione previsto dalle procedure europee, finalizzato a verificare il conseguimento delle milestone e dei target previsti.

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Pnrr, Commissione europea versa all’Italia la sesta rata da 8,7 miliardi

L’Italia è ancora in testa in Ue per importo di finanziamento del Pnrr. Oggi la Commissione europea versa la sesta rata, da 8,7 miliardi di euro, portando il finanziamento ricevuto da Roma a 122 miliardi, il 63% della dotazione complessiva del Piano italiano (194,4 miliardi di euro).
Il pagamento segue la valutazione positiva della Commissione, adottata lo scorso 26 novembre, connessa al conseguimento di 39 obiettivi, distinti in ventitré milestone e sedici target.

Un risultato positivo per la premier, Giorgia Meloni, che spiega “permetterà all’Italia di investire in molti settori strategici intensificando la produzione in attività in cui questo Governo ha creduto fin dal suo insediamento”. Il pagamento della sesta rata, riferisce la presidente del Consiglio, è “frutto di un intenso lavoro, svolto in sinergia anche con la Commissione europea, che ci spinge a proseguire in questa direzione per il benessere della nazione e dei cittadini”.

Tra gli obiettivi conseguiti con il pagamento della sesta rata ci sono investimenti strategici come il potenziamento dei collegamenti ferroviari del Mezzogiorno e del centro Italia, la realizzazione di nuove infrastrutture per il trasporto del gas (Linea Adriatica) e per l’autonomia energetica dell’Italia, il rinnovo della flotta per il Comando nazionale dei Vigili del Fuoco, i crediti d’imposta per la transizione ecologica 4.0 e l’attivazione della misura per la transizione ecologica 5.0, rispetto alla quale sono in corso modifiche normative per renderla più accessibile e vantaggiosa per le imprese, il rafforzamento della dotazione organica dei tribunali penali, civili e amministrativi, l’avvio degli interventi per nuovi impianti sportivi nei plessi scolastici e la formazione delle competenze tecniche, digitali e manageriali per efficientare le prestazioni del sistema sanitario nazionale. Agli investimenti si aggiungono riforme in favore degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilità, le azioni per prevenire e contrastare il lavoro sommerso, lo sfruttamento dei lavoratori e le altre forme di lavoro irregolare, oltre alla definizione di uno standard nazionale per la professione di guida turistica.

Il lavoro del governo non si ferma. Il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, che ha preso il posto di Raffaele Fitto, nuovo vicepresidente esecutivo della Commissione europea, garantisce l’impegno del Governo per formalizzare, entro fine anno, anche la richiesta di pagamento della settima rata, da 18,3 miliardi di euro, “prestando la massima attenzione all’attività di monitoraggio del Piano e delle misure inserite nelle ultime tre rate, alle risultanze delle Cabine di coordinamento presso le Prefetture e ai conseguenti piani di azione, all’allineamento della piattaforma ReGiS con l’Italia reale degli investimenti in corso, al fine di individuare i necessari correttivi per la piena e puntuale attuazione del Piano nei tempi previsti”.