US President Donald Trump speaks with members of the US Customs and Border Patrol as he tours the border wall between the United States and Mexico in Calexico, California on April 5, 2019. President Donald Trump landed in California to view newly built fencing on the Mexican border, even as he retreated from a threat to shut the frontier over what he says is an out-of-control influx of migrants and drugs. (Photo by SAUL LOEB / AFP)
L’Unione europea e i governi dei Ventisette iniziano a percepire come reale la minaccia degli Stati Uniti d’America e del loro presidente, Donald Trump – che si dice pronto ad acquistarla – sulla Groenlandia e provano a reagire. Anche se in modi diversi. Tra i toni più duri ci sono quelli del presidente francese Emmanuel Macron, secondo cui gli Stati Uniti “si stanno gradualmente allontanando” da alcuni loro alleati e “si stanno liberando dalle regole internazionali”, affermando “un nuovo imperialismo e un nuovo colonialismo“, che si delinea dalla Groenlandia, al Venezuela passando per la Colombia e l’Iran. Nel suo discorso annuale davanti agli ambasciatori francesi, il capo dell’Eliseo ha parlato di “un’aggressività neocoloniale” da parte di Washington sempre più presente nelle relazioni diplomatiche. E ha aggiunto che “le istituzioni multilaterali funzionano sempre meno bene”, anche se “viviamo in un mondo di grandi potenze con una forte tentazione di spartirsi il mondo”.
Anche l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera e di Sicurezza, Kaja Kallas, ha manifestato allarme per le mosse di Washington. “I messaggi che sentiamo riguardo alla Groenlandia sono estremamente preoccupanti”, ha detto durante la conferenza stampa al Cairo con il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty. L’ex premier estone ha spiegato che il tema è stato “discusso anche tra gli Stati europei”, soprattutto per valutare se “rappresenti una minaccia reale e, se sì, quale sarebbe la nostra risposta” europea. “La Danimarca è stata una buona alleata degli Stati Uniti e direi che tutte queste dichiarazioni non stanno realmente contribuendo alla stabilità mondiale. Il diritto internazionale è molto chiaro e dobbiamo rispettarlo”, ha precisato.
Più cautela, invece, da parte della Commissione europea che, nel briefing quotidiano con la stampa, ha sottolineato “che gli Stati Uniti rimangono un partner strategico” dell’Ue. “Con loro, come con tutti gli altri partner, lavoriamo attivamente nelle aree in cui ci sono interessi comuni. E continueremo a farlo”, ha affermato la portavoce della Commissione europea, Arianna Podestà. “Gli Stati Uniti storicamente sono un partner strategico dell’Unione europea. Lo sono sempre stati e continuano a esserlo. Non significa che la dobbiamo vedere esattamente allo stesso modo su tutti gli argomenti, ma ci sono molti, molti ambiti in cui condividiamo visioni e interessi comuni e su questo lavoriamo attivamente. Dalla geopolitica all’economia, ci sono molti ambiti in cui possiamo cooperare e in cui cooperiamo”, ha dettagliato.
Intanto, secondo una ricostruzione fatta dal Corriere della Sera, la Groenlandia ‘vale’ quasi 2800 miliardi di dollari e gli Stati Uniti hanno già tentato altre volte di acquistarla. Dopo aver comprato l’Alaska dalla Russia, nel 1868 il segretario di Stato William Seward valutò di rilevare anche la Groenlandia e l’Islanda per 5,5 milioni di dollari, ma non arrivò mai ad avanzare una proposta formale. A presentarla fu invece nel 1946 il presidente Harry Truman che offrì 100 milioni in oro per convincere la Danimarca a vendere, ma senza riuscirci. In generale, si stima che l’isola ospiti risorse minerarie per 4.400 miliardi: circa 1.700 miliardi di petrolio e gas — la cui estrazione è dal 2021 proibita per ragioni ambientali — e 2.700 miliardi di metalli, fra cui le preziosissime terre rare. Estrarre queste riserve non è semplice per le condizioni climatiche, la scarsità di manodopera e la carenza di infrastrutture, ma secondo il think tank American Action Forum (Aaf), il valore dei giacimenti attualmente sfruttabili dell’isola è attorno ai 186 miliardi. E, basandosi sui valori dell’Islanda — Paese simile alla Groenlandia per posizionamento geostrategico — l’Aaf stima un prezzo al chilometro quadro di 1,38 milioni che, applicato all’intero territorio groenlandese, porterebbe a un prezzo complessivo di 2.760 miliardi, circa il 9% del Pil americano e il 7% del suo debito pubblico.
La questione potrebbe essere affrontata a giorni dagli attori principali. Ieri il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato un incontro con i funzionari danesi la prossima settimana, ma senza specificare luogo o modalità. A partecipare sarà anche il governo di Nuuk. “Niente sulla Groenlandia senza la Groenlandia. Ovviamente parteciperemo. Siamo noi che abbiamo richiesto l’incontro”, ha scandito all’emittente pubblica danese DR la ministra degli Esteri della Groenlandia, Vivian Motzfeldt. Ieri, durante la cerimonia di apertura della presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue, a Nicosia, sia Ursula von der Leyen che Antonio Costa hanno concentrato l’attenzione dei loro discorsi sulla questione groenlandese. “La cooperazione è più forte del confronto, la legge è più forte della forza. Questi sono principi che valgono non solo per la nostra Unione europea, ma anche per la Groenlandia”, ha affermato la presidente della Commissione. “L’Europa rimarrà una difensore fedele e incondizionato del diritto internazionale e del multilateralismo”, ha aggiunto Costa ricordando che gli europei hanno imparato dalla storia che “l’unilateralismo porta direttamente al conflitto, alla violenza e all’instabilità”. Mentre la premier danese, Mette Frederiksen, nei giorni scorsi ha evidenziato che un attacco Usa contro un altro alleato Nato significherebbe la fine dell’Alleanza Atlantica.
Nel frattempo, si può ricordare quanto già rispolverato con l’aggressione russa all’Ucraina e il timore di una sua espansione ai Paesi Ue, in particolare a quelli che nel 2022 non erano aderenti alla Nato, Svezia e Finlandia. E cioè che l’articolo 42 del Trattato sull’Unione europea prevede la mutua assistenza tra gli Stati membri. “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri”, si legge. Infine, nel ventaglio di proposte di reazione, arriva anche quella del deputato europeo danese del gruppo The Left, Per Clausen, che ha scritto una lettera alla presidente del Parlamento, Roberta Metsola, e ai capigruppo per chiedere uno stop dell’esame dell’accordo sui dazi. Il Parlamento dovrebbe votare a febbraio l’accordo trovato l’estate scorsa tra von der Leyen e Trump. Ma “se approvassimo un accordo che Trump considera una vittoria personale, mentre egli avanza pretese sulla Groenlandia e non esclude alcun modo per raggiungerle, sarebbe facilmente percepito come un premio per lui e le sue azioni”, ha spiegato nella missiva.
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