Finisce l’era Johnson, inizia quella di Liz Truss. Energia e inflazione sul tavolo

Con un’inflazione a due cifre e un’economia sull’orlo della recessione, la crisi legata all’aumento del costo della vita nel Regno Unito e la questione energetica sono entrate a gamba tesa nell’agenda delle priorità di Liz Truss, eletta nuova leader del Partito Conservatore britannico, che da oggi è la nuova premier, subentrando al dimissionario Boris Johnson.

Per la terza donna nella storia alla guida del Paese – dopo Margaret Thatcher e Theresa May – la sfida verso la neutralità climatica entro il 2050 inizia subito, anche se, avverte, c’è “un modo migliore per raggiungere” questo obiettivo che “non danneggia le persone e le imprese“. A cominciare dalla cosiddetta fratturazione idraulica o fracking, tecnologia controversa che consente di estrarre più facilmente gas e petrolio sfruttando la pressione dei liquidi per provocare fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno. Johnson, durante il suo ultimo discorso pubblico aveva messo in dubbio le potenzialità del fracking. Truss, inoltre, ha già annunciato di voler aumentare le estrazioni nel Mare del Nord, scatenando le ire degli ambientalisti, contrari all’aumento del numero di permessi per le trivellazioni. Sul fronte nucleare, la neopremier dovrebbe sostenere la strategia del governo Johnson, che ha dato il via libera al finanziamento del progetto della centrale Sizewell C e vuole moltiplicare piccoli reattori.

Ma per Truss la vera sfida sarà anche trovare un modo per affrontare la crisi legata all’inflazione, che ha ormai raggiunto il 10,1% ed è la più alta degli ultimi 40 anni. Secondo Goldman Sachs è reale il rischio che schizzi al 22% se il prezzo del gas resterà così alto. Per una famiglia media la bolletta media del gas, a partire da ottobre, subirà un aumento anche dell’80% e sarà pari a 3.549 sterline. Numerosi studi hanno già parlato di “catastrofe umanitaria” se i cittadini britannici non riusciranno a riscaldarsi adeguatamente questo inverno.

Truss, già ministra degli Esteri nel governo Johnson, durante la sua campagna ha sostenuto la necessità di tagliare le tasse invece che elargire aiuti diretti da parte del governo. Ma di fronte alla rabbia popolare ha corretto la rotta, aprendo a bonus e sussidi statali. Diversi media sostengono che potrebbe arrivare fino al congelamento dei prezzi dell’energia, come suggerito dall’opposizione laburista.

(photo credits: DANIEL LEAL / AFP)

Nadia Bisson

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