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Iran, Crosetto: “Sui voli Usa niente da nascondere, al Copasir anche domattina”

Sui voli americani partiti dalle basi italiane “non c’è nulla di cui il governo debba vergognarsi”. Guido Crosetto torna in Aula alla Camera per difendere la linea dell’esecutivo sulle autorizzazioni per l’operazione Epic Fury degli Stati Uniti in Iran. “Semmai – denuncia il ministro – deve vergognarsi chi ha strumentalizzato 518 voli e ne ha autorizzati 790”.

L’inquilino della Difesa lamenta speculazioni sulle dichiarazioni del segretario della Nato Mark Rutte legate al sostegno di Roma a Washington: “L’alleato è lo stesso, il modo di comunicare è lo stesso, le informazioni che gli hanno dato sono le stesse. Per cui fare finta di darsi una verginità dimenticandosi del passato e dimenticandosi che gli stati si comportano sempre allo stesso modo è una cosa difficilmente tollerabile per chi pensa che la politica deve avere una dignità”, tuona.

Crosetto ribadisce che da suolo italiano non è decollato neanche un volo per attività cinetiche e si dice pronto a fornire i dettagli come il Parlamento vorrà: “Per me posso passare anche al Copasir domani mattina”. La dimostrazione che non ci sia stato un appoggio italiano ai bombardamenti starebbe nella reazione americana al diniego italiano di alcune operazioni, che ha “anche generato un forte disappunto” da parte della Casa Bianca, ricorda.

Quanto ai numeri, i voli transitati nel periodo 28 febbraio-23 giugno sono stati 518. Nel 2019, “altro governo, nello stesso periodo” sono stati 722. Nel 2020 450, nel 2021 457, nel 2022 560. I dati sono in linea con quelli degli altri anni, rivendica: “Se vuole, la Difesa può darne il contenuto. Ci vorrà un po’ di tempo, prenderemo le condizioni generali, di tutti i voli. Quello che può essere dato pubblicamente – e se non può essere dato pubblicamente si potrà trovare una commissione adatta – la Difesa aprirà tutto quello che deve dare, non c’è nulla da nascondere”, aggiunge.

L’impegno italiano in Iran ci sarà, ma solo per sminare lo Stretto di Hormuz, nell’ambito di una missione internazionale e dopo una eventuale approvazione del Parlamento. “Non sono moltissimi i paesi che possano contribuire tecnicamente allo sminamento di Hormuz”, informa il comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Giovanni Maria Iannucci, in audizione nelle commissioni congiunte Difesa di Camera e Senato. La stima è che il numero di mine presenti nello Stretto non sia elevatissimo, “stiamo parlando dell’ordine di decine, non di centinaia di mine”. Probabilmente questo richiederà un impegno “di circa un paio di mesi”, spiega, perché le mine sono sofisticate ed evolute e richiedono capacità e competenze che “non sono a disposizione di tutti”. L’Italia è pronta con due cacciamine che sono stati preposizionati a Gibuti, in Africa, perché possano essere in grado di essere velocemente operativi nell’area.

mariaelena.ribezzo

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