L’Ue alla finestra: si guarda con preoccupazione alla crisi governo Draghi

Bruxelles guarda “con interesse” agli sviluppi della crisi di governo in Italia. Nessun commento dalla Commissione europea, ma traspare preoccupazione per la possibilità che con una – ancora non scritta – fine del governo Draghi siano arrivate al capolinea anche le ambizioni italiane sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e sulla transizione verde. “La Commissione non commenta mai gli sviluppi politici negli Stati membri“, aveva specificato a poche ore dallo scoppio della crisi il portavoce capo, Eric Mamer, e all’alba del giorno dopo la situazione non è diversa. La portavoce Dana Spinant non si è sbilanciata (“molte cose possono succedere“), ma ha precisato che la presidente Ursula von der Leyen ha condiviso con il premier dimissionario “molti progetti, come il Global Health Summit a Roma” e che “lavora molto bene” con Draghi.

È soprattutto dal Parlamento europeo che emergono con più chiarezza gli umori di Bruxelles. “Una notizia terribile per l’Italia e l’Europa, nel bel mezzo di una guerra e di una crisi energetica“, commenta l’eurodeputata portoghese del Partito Popolare Europeo, Maria Da Graça Carvalho. Una visione che si sposa con quella dei colleghi italiani di Forza Italia, come Salvatore De Meo: “L’Italia non può permettersi di perdere Draghi in questo momento storico e dopo il lavoro fatto per ridare al Paese la credibilità e la fiducia in Europa e nel mondo“. A seguire “con preoccupazione” le notizie da Roma sono anche i Socialisti e Democratici Europei, che per voce della presidente all’Eurocamera, Iratxe García Peres, sottolineano il “bisogno di stabilità” per l’Italia e di “un governo forte e pro-europeo“, in particolare “con la guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi e il difficile contesto geopolitico“. Sulla stessa linea d’onda anche i liberali di Renew Europe. Se l’italiano Nicola Danti (Italia Viva) chiede di “andare avanti” e “non darla vinta al populismo“, lo spagnolo José Ramón Bauza Diaz lancia un grido d’allarme per l’eventualità che questo sia solo il primo governo europeo a crollare, “e presto vedremo altre rivolte in Europa“.

Ma a sorprendere è il gruppo dei Verdi, per i commenti diametralmente opposti dei membri italiani e tedeschi. Damian Boeselager avverte che una crisi in questo momento “non è un bene“, mentre meno criptico è il collega di partito Rasmus Andresen: “Abbiamo bisogno di un governo stabile nei prossimi mesi, l’instabilità politica in Italia è una minaccia per l’Ue e l’Eurozona“. Di ben altro tenore sono le prese di posizione delle due ex-eurodeputate M5S, Rosa D’Amato ed Eleonora Evi. “Il Movimento 5 Stelle fuori dal governo? Meglio tardi che mai“, dichiara senza mezzi giri di parole la prima, che si oppone alle “politiche energetica ed estera e soprattutto all’idea di fondo che, tutto sommato, l’Italia sta tenendo“. Anche per l’eurodeputata approdata in Europa Verde, “è chiaro che la maggioranza di governo non esiste più” e che “la genesi di questa crisi” risiede nelle larghe intese, che “non possono dare risposte alla crisi sociale, economica e ambientale“. In una nota congiunta con Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde, e Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, Evi attacca in modo frontale il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, colpevole di aver definito la transizione ecologica “un bagno di sangue“. In vista delle prossime elezioni “serve un’alleanza che non consenta tentennamenti” sulla politica energetica, “che deve puntare sulle rinnovabili e certamente non sul nucleare“, è l’ultimo affondo al governo Draghi.

Nadia Bisson

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