Maltempo, Musumeci: “Frane Sicilia strutturali”. Urso: “Aiuti a imprese”. Schlein: “Gravi ritardi”

L’ondata di maltempo che ha colpito nei giorni scorsi Sicilia, Sardegna e Calabria accende il dibattito politico. Al centro dello scontro in parlamento la frana di Niscemi, ‘rivissuta’ alle Camere in un’informativa urgente del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci.

Impietosa la sua fotografia del territorio: “Il rischio frane in Sicilia non è emergenziale, ma strutturale”, ha dichiarato citando i dati Ispra secondo cui 9 comuni su 10 nell’isola sono ad alto rischio. Musumeci ha difeso l’operato del sistema di allerta nazionale definendolo di “validità, efficienza ed efficacia” ma ha usato toni durissimi contro chi ha mosso critiche nei giorni scorsi. “C’è stata una campagna che è andata ben oltre la normale dialettica politica – ha richiamato le Aule – non sono mancati i veri e propri sciacalli in giacca e cravatta che hanno cercato in malafede un capro espiatorio”. Su Niscemi il ministro ha riferito di un’accelerazione improvvisa del movimento franoso, con un fronte che ha superato i 4 km di larghezza. Se da un lato ha garantito che le risorse ci sono e che il Governo integrerà i fondi per le tre Regioni colpite dagli eventi, dall’altro ha chiarito che la soluzione per le famiglie evacuate non è ancora definita: “Spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva, i sindaci sono la prima autorità di Protezione Civile”. Musumeci ha poi rivendicato con “legittimo orgoglio” il suo passato da Governatore, affermando che sotto la sua presidenza la Sicilia è stata la prima regione in Italia per spesa contro il dissesto, impegnando oltre il 90% dei 540 milioni disponibili, e ha ammonito: “Non sono disposto a fare da copertura a chi aveva il compito istituzionale dopo il 1997 di intervenire e non lo ha fatto”.

A gettare qualche ombra sulla gestione dei fatti è stato Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile. In commissione Insularità Ciciliano ha definito l’evento meteorologico come “raro ed estremo”, con mareggiate distruttive e piogge che in pochi giorni hanno eguagliato la media di 8 mesi. Tuttavia, parlando della frana di Niscemi conosciuta fin dal 1790, ha ammesso con schiettezza: “È di tutta evidenza che forse qualcosa di più si sarebbe potuto fare“. Il capo della Protezione Civile ha confermato poi che una parte della fascia di rispetto di 150 metri “sarà sicuramente impossibile da ripopolare”, con abitazioni destinate alla demolizione o alla distruzione naturale. La partita degli aiuti si sposta ora sulle relazioni di stima dei danni che i governatori dovranno inviare a Roma, con cifre che, secondo le prime stime locali, potrebbero toccare i 2 miliardi di euro solo in Sicilia.

Sul fronte economico il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha cercato di rassicurare il tessuto produttivo, annunciando misure simili a quelle adottate per l’Emilia Romagna, come l’estensione del fondo di garanzia per le micro-imprese. Urso ha inoltre sottolineato l’importanza dell’assicurazione obbligatoria contro gli eventi catastrofali, scattata a inizio 2026, pur ammettendo che eventi di tale portata richiedono una riflessione sulla copertura dei rischi.

Le rassicurazioni del governo non hanno placato le critiche delle opposizioni, su tutte quella della segretaria Pd Elly Schlein: “Il governo è arrivato tardi. Si sono persi giorni preziosi, e le ore fanno la differenza in emergenze come queste”. Ancora più dura Raffaella Paita (Italia Viva), che ha chiesto apertamente le dimissioni di Musumeci, accusandolo di “inerzia e mancanza di programmazione” e di aver “volgarmente” attaccato l’attuale presidenza regionale per coprire le proprie responsabilità passate. Il senatore M5s Pietro Lorefice ha respinto le accuse di sciacallaggio: “Parlare così è offensivo verso i cittadini, negli ultimi 25 anni in Sicilia ha governato quasi sempre il centrodestra, basta alibi”, mentre Marco Lombardo (Azione) ha definito l’informativa di Musumeci “semplicemente imbarazzante”, accusandolo di aver trasformato un momento di chiarezza istituzionale in una “difesa d’ufficio del suo ruolo”

mariaelena.ribezzo

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