Come riporta il Corriere della Sera nel suo dorso ‘Pianeta 2030’, McKinsey Global Institute, il centro studi interno di economia e business di McKinsey & Company, tra le principali società internazionali di consulenza manageriale, ha realizzato un report sull’adattamento climatico, con una valutazione completa dei costi da oggi al 2050, basato su un’analisi geospaziale dettagliata. In sintesi: 4,1 miliardi di persone vivono in aree esposte a rischi climatici, e la spesa attuale protegge solo 1,2 miliardi di abitanti, secondo gli standard dei Paesi sviluppati. “Colmare questo divario richiederebbe 540 miliardi di dollari l’anno, rispetto ai 190 miliardi attuali: occorrono altri 350 miliardi di dollari”, dice Marco Piccitto, managing partner per il Mediterraneo di McKinsey. Quando parliamo di rischi climatici, intendiamo soprattutto caldo estremo, incendi boschivi, siccità e inondazioni. In una visione da qui al 2050, con una temperatura di +2°C rispetto all’era preindustriale, il peso economico maggiore riguarderebbe caldo estremo e siccità: “Delle 20 misure analizzate, aria condizionata e piantumazione di alberi ci preserverebbero dal caldo estremo, mentre irrigazione e coperture ombreggianti per le colture sarebbero un ottimo antidoto alla siccità”, sottolinea Piccitto. Lo studio indica i Paesi più a rischio: dall’India, con un 90% di popolazione esposta a caldo estremo, incendi, siccità e alluvioni fluviali al Messico, dove, ondate di calore e caldo estremo potrebbero mettere a rischio l’intera popolazione entro il 2050, passando per l’Africa Subsahariana, con un attuale 44% sotto scacco climatico.
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