“Sono preoccupato ma, indipendentemente da qualsiasi presidente vada a occupare quella sedia, spero che egli possa avere un pensiero per la collettività, per l’unione, perché in questo momento il Brasile non ha bisogno di una politica individualista ma collettiva e costruttiva. Questa non è solo una preoccupazione mia ma anche della popolazione, di chi ama il Brasile, di chi ama l’Amazzonia. Tutto il mondo è preoccupato perché noi possiamo mantenere l’Amazzonia sempre viva”. Lo dice a GEA Cacique Odair ‘Dadá’ Borari, capo generale del Territorio Indigeno Maró, Pará in Brasile, a proposito delle elezioni che vedranno al ballottaggio, il 30 ottobre, Luiz Inacio Lula da Silva e Jair Bolsonaro.
“La nostra domanda al nuovo governo – afferma – è che la popolazione indigena possa tornare al dialogo, che la popolazione indigena possa avere un’educazione differenziata di qualità, che la popolazione indigena possa avere il diritto alla salute, che la popolazione indigena possa tornare ad avere la sua casa perché le nostre case ci sono state tolte per il giorno e per la notte. Quando io parlo di casa, parlo di foresta, di natura. Che la popolazione indigena possa essere riconosciuta per lavorare, con protezione e prevenzione e non come un vandalo come invece viene considerato da questo governo che sta per finire”.
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