“La forza è data dall’unione di tre fattori. Le elevatissime temperature del mare, il Mediterraneo, sui 30-32 gradi. Le temperature dell’aria superiori ai 40 gradi in alcune località del centro-sud e di 35 al nord. E (terzo fattore) gli spifferi di aria fredda, per fortuna solo spifferi, provenienti da quote superiori ai 4-4.500 metri”. Lo dice al Corriere della Sera Massimiliano Fazzini, climatologo all’università di Camerino, in riferimento alla violenta grandinata che ha colpito Milano. “Sotto fa molto caldo e c’è aria umidissima; mentre sopra i 4.000 metri, proporzionalmente, l’aria è più fredda e secca. Scendendo provoca instabilità nella troposfera e la formazione di grandi nubi a sviluppo verticale (cumulonembi) all’interno delle quali si hanno continui saliscendi di piccoli nuclei di grandine”, spiega. E ancora: “Con più energia a disposizione negli ultimi dieci anni il diametro medio del chicco è raddoppiato. Era in media di 3-4 centimetri; ora è di 7-8. È uno dei rari numeri corretti che girano sul web”.
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