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Cina, economista Herrero: Crediti di Pechino all’estero, i rischi aumentano

“La Cina ha ridotto i prestiti sovrani, optando per investimenti mirati, ma eventi recenti come l’azione americana in Venezuela hanno aumentato la cautela sulle esposizioni bancarie. Nel 2024-2025, il flusso di prestiti è sceso a circa 1-2 miliardi di dollari annui, riflettendo una maggiore attenzione di Pechino alla gestione del rischio geopolitico ed economico”. Lo dice Alicia Garcia Herrero, economista esperta di debito e flussi finanziari cinesi in un colloquio con Il Sole 24 Ore. “Dopo il caso Venezuela, caratterizzato da default, instabilità e assenza di nuovi prestiti da almeno nove anni, i crediti più a rischio sono quelli in Ecuador, circa 4 miliardi di dollari di debito con istituzioni cinesi nel 2022 e Argentina, con i suoi swap miliardari. La causa sono debiti elevati, crisi economiche e rinegoziazioni forzate”, aggiunge. Intanto sta cambiando anche la natura degli investimenti cinesi nel mondo: “I settori principali sono l’energia, petrolio, gas, litio e rinnovabili come parchi solari e dighe, le infrastrutture porti, autostrade, ferrovie e metropolitane e l’estrazione mineraria, ma c’è un recente spostamento verso i settori high-tech, veicoli elettrici e ICT. I crediti cinesi in America Latina superano i 120 miliardi di dollari dal 2005, erogati principalmente da banche statali come China Development Bank e Export-Import Bank, spesso in cambio di risorse naturali. Concentrati soprattutto in Venezuela (circa 49% del totale, oltre 60 miliardi, legati al petrolio), Brasile (secondo maggiore debitore), Ecuador e Argentina, con minori quote
in Perù, Cile e Bolivia”.
Qiushi, il bimestrale del Comitato centrale del Partito comunista, rilancia i dati del Ministero del Commercio cinese: nei primi 10 mesi del 2025 gli investimenti diretti in uscita della Cina sono aumentati del 7% su base annua, raggiungendo 1,03 trilioni di yuan (pari a 145 miliardi di dollari). Nel frattempo, le aziende cinesi hanno effettuato investimenti diretti non finanziari in 9.553 imprese estere in 152 Paesi e Regioni, per un totale di 872,6 miliardi di yuan, in aumento del 6% su base annua. Fin qui i dati. Ma la tendenza è diversa, e i rischi per Pechino sono alti.

redazione

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