“Dei tre protagonisti — Israele, Iran e Stati Uniti — Teheran era il più restio a rischiare tutto. Non per voglia di pace ma perché, per usare il linguaggio di Trump, non aveva le carte. Visto il successo dell’offensiva di Netanyahu, compreso che gli ayatollah stavano disperatamente cercando di evitare una guerra aperta con gli Usa, il presidente ha attaccato e ha incassato una vittoria importante. Che non cancella altri insuccessi, dall’Ucraina alla Cina, ma che ora lui può spendere bene in Europa e, soprattutto, in America”. Così il politologo Ian Bremmer, fondatore e capo di Eurasia. In un colloquio con il Corriere della Sera spiega: “L’esito del conflitto in Iran certamente piace alla Nato: gli europei sono furiosi per quanto Israele ha fatto a Gaza, ma sulla partita del nucleare iraniano non c’erano dissensi con Washington. L’Alleanza è sballottata, ma tiene. Trump è soddisfatto: ha ottenuto il consenso sulle spese militari al 5 per cento. Sta agli europei, ora, creare un credibile modello di difesa del Continente”. E ancora: “
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