“Ogni crisi globale ci espone, perché importiamo ancora molta energia. Circa il 60% della bolletta dipende dalla materia prima. Reti, oneri e imposte pesano sul resto, ma l’Autorità può incidere solo su una parte limitata, meno del 20%. La vera variabile resta il prezzo dell’energia”. Lo dice Nicola Dell’Acqua, presidente di Arera, in una intervista a Repubblica. “Gli shock sono continui, per questo Arera ha creato un’unità di vigilanza che monitora i prezzi anche fuori dalle emergenze. Non bisogna decidere sull’onda dell’ansia, ma guardare agli scenari dei prossimi due-tre anni”. E ancora: “Il prezzo del gas non è tornato ai livelli precedenti alla guerra, intorno ai 27 euro al megawattora, e rimarrà su valori alti a lungo, intorno ai 50 euro, con picchi anche di 60 euro e oltre. L’Italia, però, si è mossa prima sugli stoccaggi: siamo poco sopra al 70%, mentre molti Paesi europei sono indietro perché hanno puntato su un ritorno ai valori pre-crisi. L’obiettivo è arrivare vicino al 90%. Quanto all’elettricità, il nodo è il costo dell’energia sui mercati all’ingrosso: l’Italia ha i prezzi di mercato tra i più alti d’Europa. La rete è efficiente, si può migliorare: il problema è il costo dell’energia”. Che si può abbassare “producendo di più da fonti rinnovabili in Italia. In percentuale dovremmo avere molto più solare della Germania. Servono rinnovabili, accumuli, idroelettrico, batterie e anche l’eolico offshore: più energia da fonti rinnovabili facciamo in casa, meno dipendiamo dall’estero”.
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