“Oggi le fondazioni sono chiamate a fare di più, perché aumentano le fragilità: non solo economiche, ma educative, sociali, relazionali. Questo richiederà di prevedere maggiori erogazioni in alcuni ambiti”. Così Marco Gilli, presidente della Compagnia di San Paolo, in una intervista a La Stampa. A fronte di proventi in crescita, oltre i 515 milioni di euro mentre l’anno precedente erano stati 409,4 milioni, l’attività erogativa sale a 288,8 milioni (dai 188,4 milioni del 2024, in aumento anche rispetto alla stima di 175 milioni previsti nel documento programmatico previsionale), rafforzando la capacità di intervento sui territori. Parallelamente, una quota consistente dell’avanzo – 391,9 milioni – viene destinata a riserve e fondi, consolidando patrimonio e strumenti di stabilizzazione. “I numeri sono positivi, ma vanno letti dentro una strategia – aggiunge Gilli -. Abbiamo avuto proventi in aumento, trainati soprattutto dai dividendi, e questo ci ha consentito di accrescere le erogazioni. Allo stesso tempo, però, abbiamo scelto di non tradurre integralmente questa crescita in spesa immediata: una parte rilevante dell’avanzo è stata destinata al consolidamento del patrimonio e agli accantonamenti per le future erogazioni. È un equilibrio che riteniamo essenziale per garantire continuità alla nostra azione. Aumentano le richieste di sostegno ma allo stesso tempo dobbiamo pensare alle generazioni future. Per questo abbiamo aumentato i fondi per la stabilizzazione delle erogazioni: oggi siamo in grado di garantire circa tre anni di attività erogativa anche in assenza di nuovi proventi, senza intaccare il patrimonio”.
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