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Groenlandia, ex commissario Lamy: Colpire export Usa, Trump tratta con pistola su tavolo

“In queste condizioni è difficile che il Parlamento europeo ratifichi l’accordo di Turnberry”. Così Pascal Lamy, che in passato è stato direttore generale del Wto e Commissario europeo per il Commercio, parlando delle minacce sui nuovi dazi sbandierate da Donald Trump. “Non sono ancora chiare», afferma l’economista francese, co-fondatore della Fondazione Jacques Delors Friends of Europe, in un dialogo con La Stampa. Poi aggiunge: “Da bravo promotore immobiliare, il presidente americano minaccia guai per gli europei se questi non gli venderanno la Groenlandia. È il suo metodo classico. Ma non sarà possibile cedergli l’isola per una serie di ragioni che riguardano i rapporti tra la Groenlandia, la Danimarca e l’Unione europea”. La soluzione per Lamy è ricorrere allo Strumento anti-coercizione: “È esattamente quello che bisogna fare. Si tratta di uno strumento che, se dovesse essere attivato, andrebbe a colpire le esportazioni statunitensi in Europa riguardanti ad esempio i beni e i servizi. Questo meccanismo può essere richiesto dagli Stati membri o dalla Commissione europea, ma per entrare in funzione ha bisogno della maggioranza qualificata”. E ancora: “Si può cercare di negoziare la trasformazione della Groenlandia in una grande fortezza Nato attraverso un programma comune. Il presidente statunitense vuole acquistare l’isola, perché la considera come un pezzo importante di quel puzzle che è la sicurezza degli Usa. Ma può esserlo anche dell’Alleanza atlantica. Ci sono quindi dei margini di negoziazione. Si tratterebbe di un progetto da diversi miliardi di euro, ma non sarebbe assurdo intensificare la sicurezza di quel territorio nelle circostanze attuali. La questione sta nel sapere se Trump è pronto ad entrare in un’ottica più razionale, invece di continuare a dire ‘Compro, compro, compro…’. Quello di Trump è un sogno imperiale”.
Lamy infine aggiunge: “L’ultima volta abbiamo accettato un accordo asimmetrico che non era buono. Ma in quell’occasione avevamo puntata nella schiena la pistola dell’Ucraina. Questa volta, però, non siamo nella stessa posizione di debolezza perché si tratta della Groenlandia. Quando si negozia con gli americani bisogna tenere la pistola in tasca, mentre loro la mettono sul tavolo”.

redazione

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