“La seconda settimana della guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran ha visto il passaggio dalla guerra-lampo a quella d’attrito, rispettivamente sogno e incubo di ogni politico. Mettendo tutti davanti al fatto compiuto, il primo caso promette vantaggi a un costo minimo; rinviandone il conseguimento, il secondo logora il consenso e lascia spazio alle critiche. Il rapimento del presidente venezolano Maduro è l’esempio perfetto del primo caso; l’attacco all’Iran incarna il secondo”. Lo scrive Gregory Alegi, professore di Storia e Politica Usa alla Luiss, in un suo intervento su Il Sole 24 Ore. “Sulla carta, l’idea di decapitare il regime teocratico e oppressivo degli ayatollah sciiti con un colpo diretto alle sue fratture sembrava la quadratura del cerchio; in pratica, la tenuta del morale interno mette in crisi la distinzione tra regime e popolo, costringendo gli aggressori ad attaccare obiettivi difficili da ricondurre alla sfera militare o di regime. È una traiettoria quasi putiniana, in cui l’“operazione militare speciale’ si trasforma in guerra, erodendo quel consenso esplicito e implicito all’uccisione della Guida Suprema Alì Khamenei che era giunto da molte parti del mondo, in modo più o meno esplicito”, si legge ancora.
La previsione di un termine assoluto di prescrizione di quindici anni per le frodi gravi…
Braccio di ferro totale tra Governo e banche sulla Manovra, da una parte il Mef…
"Prima di lasciare la Bosnia-Erzegovina ho voluto incontrarvi per portarvi la mia vicinanza, quella della…
Il disegno di legge di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e…
“Stiamo lavorando per instaurare il partenariato più profondo possibile – senza arrivare all’adesione a causa…
“Oggi, l’Unione europea e il Canada danno il via all’Alleanza per il Futuro, una nuova…