“Noi non chiudiamo la porta ad azioni diplomatiche. Così al Corriere della Sera l’ambasciatore degli Emirati Uniti a Roma Abdulla Ali Ateeq Obaid AlSubousi. “Non posso riflettere sui ragionamenti dell’Iran, ma ancora una volta ha contato la nostra resilienza. Le forze armate hanno dimostrato professionalità e coraggio. Il nostro sistema-Paese, la nostra economia e la nostra società hanno continuato a lavorare con normalità. Non è accidentale, è il risultato di un impegno di stabilità lungimirante, di decenni”. Hanno contato gli scudi antimissile: “Non c’è dubbio che abbiano contato la nostra difesa integrata, la sua prontezza e i suoi collegamenti internazionali. Le forze degli Emirati sono state attive 24 ore al giorno sette giorni su sette, hanno intercettato il 97% dei droni e dei missili iraniani proteggendo residenti e visitatori”. E ancora: “Le relazioni si basano su atti più che su parole. Di conseguenza non possono tornare alla traiettoria originaria senza un riesame schietto e garanzie. Minacce e reazioni sconsiderate non vanno accettate come la nuova realtà permanente. Le future relazioni con l’Iran devono basarsi su buon vicinato, rispetto della sovranità degli Stati e non interferenza in affari interni. Dovrebbero fondarsi sulla piena attuazione di complessiva cessazione delle ostilità nella regione”. L’ambasciatore arriva al nocciolo della questione: “Il cuore del problema sta in rigorosa osservanza di diritto internazionale, tutela di rotte e diritto di navigazione, flusso ininterrotto di traffico nello Stretto di Hormuz. Soluzioni politiche, dialogo e diplomazia restano i mezzi più sostenibili per risolvere le crisi. Gli Emirati appoggiano ogni sforzo per rafforzare sicurezza e stabilità nell’interesse dei popoli della regione”.
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