“Le Grandi Potenze in genere non cadono perché conquistate da armate straniere, ma cadono perché si sovraccaricano di impegni verso la periferia, trascurando le sfide esistenziali. È ciò che sta facendo l’America”. Lo dice Fareed Zakaria, uno dei più influenti analisti politici, in un colloquio con il Corriere della Sera. “C’è una tendenza irresistibile quando sei la potenza guida del sistema mondiale a dilapidare tempo e risorse cercando di stabilizzare diverse parti del mondo, mettendo a posto regimi non graditi, risolvendo crisi momentanee e colmando vuoti di potere in regioni periferiche. Ma spesso dimentichi che la sfida centrale è l’emergere di nuove potenze globali che minacciano la tua egemonia”, precisa. “C’è una forte inclinazione degli Stati Uniti a guardare ai punti di instabilità nel mondo e cercare di fissarli, mettendo in gioco prestigio e risorse. Poi finisce come in Iraq e Afghanistan, dove abbiamo impiegato vent’anni per uscirne. Il rischio è quello di dimenticare le sfide centrali, che oggi sono Cina e Russia”, dice ancora Zakaria. Poi su Donald Trump: “Trump non è stato il solo presidente a impegnare gli Usa in Medio Oriente negli ultimi 25 anni. È la tentazione imperiale, seguendo logiche che sono militari, politiche o morali. Pure, tutti erano consapevoli della sfida cinese e russa, ma quelle sono minacce di lungo periodo mentre queste sono crisi dell’attualità”.
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