Categories: EconomiaBreaking News

Iran, Cottarelli: I prezzi scenderanno ma la ripresa sarà lenta

“Cosa cambia nel panorama economico e geopolitico dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran sulla riapertura dello Stretto di Hormuz? Cosa torna come prima e quali effetti invece saranno di più lungo periodo? Rispondo a queste domande con la necessaria premessa che, come sapete, si tratta di un accordo temporaneo, per due mesi”. Lo scrive Carlo Cottarelli, economista ed ex direttore del dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, in un suo intervento su Il Corriere della Sera. “Iniziamo da quello che tornerà come prima. I prezzi del greggio sono già scesi dalla fascia di 100-110 dollari al barile, entro cui si erano mossi dopo l’inizio dei bombardamenti, su un livello (per il Wti) intorno a 75 dollari. Rispetto alla fine dell’anno scorso si tratta di un aumento solo del 20%. Probabile che la discesa continui ancora un po’, anche se la piena riapertura dello Stretto richiederà qualche tempo e alcuni impianti di estrazione e raffinazione nell’area sono stati danneggiati e rimarranno fuori produzione per un lungo periodo”, scrive ancora. “In questa situazione, è probabile che l’economia mondiale continui a crescere a ritmi soddisfacenti” e “non mi stupirei se la crescita del Pil italiano fosse anche più alta: alla luce dei dati del primo trimestre (non disponibili alla data della finalizzazione delle previsioni del Fondo) potremmo finire con qualcosa più vicino all’1%”.
Ancora scrive Cottarelli: “L’inflazione nell’area euro è arrivata al 3,3% a maggio (3,2% in Italia). Ci metterà un po’ di tempo a scendere, ma, visto che soprattutto in Italia, l’aumento aveva riguardato prevalentemente i prodotti energetici e gli alimentari freschi (non era ancora iniziato un processo di aumento generalizzato dei prezzi), dovremmo vedere qualche risultato concreto già entro luglio”. E infine: “Poi ci sono le conseguenze geopolitiche di più lungo termine a livello mondiale e nazionale. Riguardano almeno due aree: energia e rapporti con gli Stati Uniti, anche se sono più conferme che novità. Energia: il mondo occidentale non può essere più sottoposto al vincolo di Hormuz. Spero che il regime di Teheran crolli al più presto, ma chi pensava che bastasse qualche bomba per un cambio di regime è stato deluso. C’è la necessità di accedere agli idrocarburi dell’area aggirando Hormuz. Ci si è già parzialmente mossi in quella direzione, ma non illudiamoci che sia sufficiente. Per ora Hormuz rimane una fondamentale arma di ricatto per il regime iraniano e non possiamo restare esposti a tale ricatto. In particolare per l’Italia, c’è anche la più generale urgenza di liberarci della dipendenza dei combustibili fossili, da qualunque parte provengano: avanti al più presto con le rinnovabili e col ritorno al nucleare.”

redazione

Recent Posts

Legge di Bilancio, Meloni sta con Giorgetti: “Se il suo approccio è rigorista lo è anche il mio”

Se sulle elezioni di Midterm in America sceglie la via della “non ingerenza”, sulla legge…

6 ore ago

Giustini (EcoEridania): “Serve dialogo tra imprese e istituzioni per decreti attuativi veloci”

“La circular economy è una parola bella, molto di moda, però poi per farla veramente…

7 ore ago

Sicurezza, Ue: Prossima settimana riunione esperti a Bruxelles

"La prossima settimana gli esperti di sicurezza degli Stati membri si riuniranno nuovamente a Bruxelles…

7 ore ago

Fontana (Conai): “L’economia circolare ha bisogno di giovani e di nuovi linguaggi”

"Siamo qui per la 29ª edizione di questa fiera di Ecomondo e da 29 anni…

7 ore ago

Gas, prezzo Ttf Amsterdam cala a 85,6 euro/MWh (-5,6%)

Prosegue la flessione del gas naturale europeo, con i futures sul Ttf di Amsterdam in…

7 ore ago

Ziveri (Davines Group): “Meno del 10% di plastica vergine fossile entro il 2030”

“Abbiamo obiettivi legati soprattutto alla riduzione dei materiali nei nostri packaging e all'utilizzo di materiali…

7 ore ago