A Donald Trump “hanno presentato un piano — una campagna di bombardamenti in più fasi — e i rischi che avrebbe comportato”. Lo dice l’editorialista del New Yor Times Jonatan Swan in un colloquio con il Corriere della Sera. Poi spiega: “Ci sono due aspetti cruciali in questo momento: il primo è che gli Stati Uniti sono davvero in una situazione difficile con la fornitura di intercettori Patriot e di armi a lungo raggio. Erano già in una brutta situazione prima della guerra in Iran, che ha poi prosciugato le nostre riserve in modo piuttosto sostanziale. Il secondo è che gli arabi del Golfo sono davvero molto preoccupati, si rendono conto che gli Stati Uniti non possono proteggerli adeguatamente e che se Trump espande l’offensiva, l’Iran molto probabilmente comincerà a bombardare ogni struttura energetica nel Golfo: strutture difficili da ricostruire, gasdotti e altri tipi di siti con legami americani come le istituzioni finanziarie, le aziende di tecnologia, le infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Quindi i rischi (prima ancora di parlare di rifugiati, di crisi umanitaria e di una guerra aperta su fronti multipli in Medio Oriente) sono considerazioni che Trump ha assorbito”.
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