“Se il governo pubblicasse la versione definitiva della relazione semestrale sullo stato di attuazione del Recovery – testo che fin qui abbiamo ricevuto sottobanco nelle chat di whatsapp – si capirebbe che i problemi sono ben altri, e che la Corte dei Conti, nella migliore delle ipotesi, ha fin qui fatto un lavoro di monitoraggio del piano. I dati che pubblica la relazione sono degli uffici della Corte, eppure del loro contributo non c’è traccia. Non solo: nella scorsa legislatura, quando stava all’opposizione, Fratelli d’Italia chiedeva un maggior coinvolgimento di quell’istituzione. Oggi fa il contrario”. Lo dice Enzo Amendola, deputato del Pd, che per anni ha tenuto i rapporti con Bruxelles. In una intervista a La Stampa aggiunge anche che “il problema è il forte scarto fra i progetti elencati dal Recovery e la capacità della pubblica amministrazione di realizzarli”. E su una possibile sponda al governo spiega: “Noi siamo più che disposti a collaborare. È il governo che si deve dare una regolata. Penso in particolare alla dialettica con la Commissione europea, e al tentativo di attribuire i loro ritardi ai governi precedenti. Si mettano a lavorare e ci convochino in Parlamento, schede alla mano su come intendono modificarlo”.
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