“La notizia in sé è buona, ma non basta un annuncio per capire il senso dell’operazione”. Così a Repubblica Enzo Baglieri, docente di Gestione dell’Innovazione e Associate Dean di Sda Bocconi, sul progetto Stellantis per un’auto elettrica a basso costo da produrre in Europa. “Non è una risposta alla Cina, perché i produttori cinesi rappresentano già uno degli asset della strategia globale di Stellantis, come dimostrano anche gli accordi con Leapmotors e Dongfeng. Il significato industriale è quello di tornare a dare un’anima e un senso al brand Fiat, utilizzando Pomigliano per una vettura elettrica tendenzialmente prodotta in Europa”, spiega. “Di fatto non si producono vetture interamente europee da trent’anni. La filiera produttiva dell’automotive è già globale e i costruttori comprano l’85% del valore del loro prodotto da fornitori che, per la stragrande maggioranza della componentistica, sono in Estremo Oriente”. Quindi “se la domanda è: oggi si può proporre una vettura europea a basso costo? La risposta è no, perché non c’è più una base manifatturiera capace di realizzare i costi che i cinesi hanno acquisito con capacità, produttività ed efficienza. L’alternativa non è pretendere che il sistema industriale europeo torni a livelli di prezzo persi da trent’anni, ma progettare in maniera diversa». Ovvero “ritrovare un coraggio progettuale che a Fiat manca da vent’anni. Le auto non si vendono solo perché costano poco, ma perché sono rappresentative di un progetto, di uno stile, di un modello”.
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