“Putin non se la passa bene. Lo rivela il fatto che Xi ha detto a Trump che si pentirà di aver invaso l’Ucraina. È la prima volta che il presidente cinese afferma una cosa del genere: non è contento di come vanno le cose”. Così Ian Bremmer analista esperto di rischi globali, fondatore del think tank Eurasia Group, uno dei più influenti di Washington. Quella frase, riportata dal Financial Times, è stata smentita da Pechino e da Trump, ma a Bremmer l’ha confermato “una persona presente. L’insofferenza cinese è comprensibile: la guerra in Ucraina, smisuratamente distruttiva, va avanti da troppo tempo. Oggi l’Europa è profondamente antirussa. E molti Paesi dell’Est, già vicini alla Cina, ora sono arrabbiati per il sostegno che dà a Mosca»”, sottolinea nel colloquio con Repubblica. “Dopo la parata del giorno della Vittoria, dove non si è presentato quasi nessun leader, vuol farsi vedere al fianco del più potente del mondo, rivendicandone amicizia e alleanza. Gli serve a dipingersi migliore, ma ormai la loro relazione è sbilanciata. È Putin ad aver bisogno di Xi e non viceversa”, sottolinea. Anche se la Cina guadagna “Non molto. Si sta allontanando da petrolio, gas e combustibili fossili e i vantaggi tecnologici sviluppati rendono ormai Mosca il partner minore di una relazione che non è priva di tensioni. Pesano il crescente dominio economico cinese, e l’avvicinamento di Putin alla Corea del Nord”.
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