“Putin perde sui campi di battaglia e si vendica con il terrorismo dai cieli sulle città ucraine”. Loo scrittore Andrei Kurkov che dialoga con Il Corriere della Sera poche ore dopo l’ultimo raid russo sulla regione di Kiev. “Lunedì ero con mia moglie a festeggiare il mio editore danese nel villaggio di Obuhiv, appena a sud di Kiev. Dalle sette di sera abbiamo iniziato a vedere gli sciami di droni russi che si gettavano sull’area della capitale, volavano rasenti ai tetti. L’attacco è continuato a ondate, dopo le tre del mattino sono arrivati i missili e la nostra contraerea ha provato a intercettarli: è allora che si sono sentite ovunque le esplosioni, alcune molto vicine. Per tutta la notte abbiamo parlato su Viber con i nostri tre figli, che abitano in quartieri diversi della capitale. Si sono rifugiati nei corridoi e nelle zone protette delle loro case. Nessuno ha dormito: le deflagrazioni erano potenti e hanno colpito parecchi edifici a più piani”, racconta. E ancora: “I nostri comandi non rivelano se sono stati colpiti obbiettivi militari. Ma stando sul territorio posso dire che quest’ultimo attacco segna un inasprimento. In genere i raid sono due: prima i droni per confondere le nostre difese e dopo i missili. Questa volta sono stati tre, ognuno con droni e missili, e tutti massicci nell’arco di una notte”. La propaganda russa afferma di mirare esclusivamente a obiettivi militari ma Kurkov smentisce. “Sono degli irriducibili bugiardi. Un sacco di fandonie. Posso testimoniare in diretta che la maggioranza dei danni riguarda blocchi di appartamenti, depositi di fabbriche di medicinali, uffici postali, capannoni contenenti riserve di cibo. I russi mirano a devastare le nostre infrastrutture civili. Negli ultimi tempi sono andate in fiamme le riserve di medicine della capitale. Io stesso fatico a trovare alcune medicine specifiche”.
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