Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha avviato indagini su 60 economie ai sensi della Sezione 301(b) del Trade Act del 1974 per determinare “se gli atti, le politiche e le pratiche di ciascuna di queste economie, relativi alla mancata imposizione e all’inefficacia del divieto di importazione di merci prodotte con lavoro forzato, siano irragionevoli o discriminatori e costituiscano un onere o una restrizione per il commercio statunitense”. Tra i Paesi sotto indagine ci sono, tra gli altri, Unione europea, Australia, Bahrein, Canada, India, Israele, Giappone, Messico, Norvegia, Cina e Russia.
“Nonostante il consenso internazionale contro il lavoro forzato, i governi non sono riusciti a imporre e ad applicare efficacemente misure che vietino l’ingresso nei loro mercati di merci prodotte con il lavoro forzato. Per troppo tempo, i lavoratori e le imprese americane sono stati costretti a competere con produttori stranieri che potrebbero godere di un vantaggio di costo artificiale derivante dalla piaga del lavoro forzato”, ha dichiarato Greer . “Queste indagini determineranno se i governi stranieri hanno adottato misure sufficienti per proibire l’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato e in che modo la mancata eradicazione di queste pratiche aberranti influisca sui lavoratori e sulle imprese statunitensi”.
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