Italia rimandata all’esame Ue sull’attuazione delle norme ambientali

Due passi avanti e tre indietro. L’Italia viene rimandata all’esame dell’attuazione delle norme ambientali negli Stati membri presentato dalla Commissione europea, che ha definito le tendenze comuni sulla base delle 27 relazioni nazionali, con incluse le informazioni sulla protezione della qualità dell’aria e dell’acqua, la gestione dei rifiuti e la protezione della natura da parte dei 27 governi dell’Unione.

Come evidenziato dal rapporto specifico sull’Italia, il Paese mostra ancora gravi carenze su diversi dossier, come inquinamento, gestione dei rifiuti e siti naturali, mentre passi in avanti sono stati evidenziati sulla gestione idrica e sull’economia circolare. “Il riesame dell’attuazione ambientale di quest’anno è un invito all’azione“, ha spiegato il commissario europeo per l’Ambiente, gli Oceani e la Pesca, Virginijus Sinkevičius: “Se da un lato mostra i progressi compiuti in alcune aree rispetto al precedente riesame, dall’altro mi preoccupa il fatto che in altri settori il divario di attuazione si stia ancora ampliando, rendendoci tutti più vulnerabili all’inquinamento ambientale e ai rischi correlati“.

La bocciatura più grossa per l’Italia è quella sui rifiuti, per cui il Paese “continua a pagare multe per non-conformità alla normativa europea sulle acque reflue urbane, per le discariche irregolari e per la gestione dei rifiuti nella regione Campania“, sottolinea il rapporto, ma anche i nitrati nell’Italia settentrionale e l’acqua potabile nel Lazio rappresentano “importanti” problemi ambientali. Per quanto riguarda l’inquinamento, si registrano “sostanziali” superamenti dei valori-limite degli inquinanti atmosferici per il particolato fine e il biossido di azoto, soprattutto nella pianura Padana. L’esecutivo comunitario stima che nel 2019 siano stati causati circa 50 mila e oltre 10.500 decessi prematuri attribuibili rispettivamente al particolato fine e al biossido di azoto. Infine, per le aree marine devono ancora essere designati i siti Natura 2000 ed “è necessario migliorare” lo stato di conservazione di habitat e specie, la cui qualità di misurazione è “spesso insufficiente“.

I punti positivi riguardano invece l’adozione dei Piani di gestione dei bacini idrografici di terza generazione e i Piani di gestione del rischio di alluvioni di seconda generazione. Ma soprattutto “l’ambizioso Piano nazionale di recupero e resilienza” (Pnrr), che prevede “riforme-chiave in settori quali l’economia circolare, la gestione dei rifiuti con importanti investimenti nel riciclaggio e la governance dell’acqua“, ha messo nero su bianco la Commissione Ue.

Nadia Bisson

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