Media e ambiente: in Francia 500 giornalisti firmano Carta per emergenza ecologica

Più di 500 giornalisti di diversi media francesi hanno firmato una carta per un “giornalismo all’altezza dell’emergenza ecologica“, invitando la professione a cambiare il proprio modo di lavorare. La Carta, resa pubblica mercoledì dopo un’estate segnata da disastri climatici, elenca una dozzina di impegni, sottoscritti anche da una trentina di redazioni, tra cui 20 Minutes, RFI, France 24, Reporterre, il media online indipendente Vert, Médiapart, Socialter e Nowu, una piattaforma co-creata da France Télévisions, oltre a scuole e associazioni rappresentative del settore.

I giornalisti sono innanzitutto incoraggiati a “trattare il clima, la vita e la giustizia sociale in modo trasversale“, in quanto l’ecologia non dovrebbe “essere più confinata in una semplice sezione” ma “diventare un prisma attraverso il quale considerare tutti gli argomenti“. Il testo raccomanda anche di “insegnare” e “mettere in discussione il lessico e le immagini utilizzate“, per evitare di vedere, ad esempio, foto di bambini che giocano nell’acqua per illustrare ondate di calore mortali.

Per informare “sulle origini degli attuali sconvolgimenti“, “sulle strategie” delle lobby per “seminare il dubbio” e “sulle risposte alla crisi“, i firmatari ritengono che i giornalisti debbano anche poter “seguire una formazione continua“. E poiché l'”emergenza clima” riguarda l’intera popolazione, le redazioni devono rendere più ecologiche le loro pratiche riducendo l’impronta di carbonio, opponendosi “ai finanziamenti delle attività più inquinanti” e “consolidando la loro indipendenza“.

Frutto di diversi mesi di lavoro da parte di giornalisti, esperti e gruppi di cittadini, “la carta non vuole essere coercitiva, ma piuttosto una sorta di bussola“, spiega uno dei suoi promotori, Loup Espargilière, il creatore di Vert. Recentemente già diversi media hanno fatto dell’ambiente una priorità, come Radio France, che alla fine di agosto ha annunciato una “svolta ambientale“, con all’interno anche un vasto piano di formazione. “Si parla sempre di più del clima“, dice Loup Espargilière, “ma lo spazio dedicato è ancora molto piccolo e persistono molti problemi”. Per esempio, sottolinea, anche quest’estate, nonostante la moltitudine di articoli sulla siccità e sugli incendi, il loro legame con il riscaldamento globale è stato menzionato “molto raramente“.

Nadia Bisson

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