Scienziati in allerta: “Il mondo non si sta preparando al peggio”

La possibilità di una catena di disastri dovuti al riscaldamento globale è “pericolosamente sottovalutata” dalla comunità internazionale. È l’avvertimento lanciato in uno studio pubblicato martedì 2 luglio da alcuni scienziati che invitano il mondo a pensare al peggio per prepararsi al meglio. In un articolo pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), i ricercatori affermano che è stato fatto troppo poco lavoro sui meccanismi che potrebbero portare a rischi “catastrofici” e “irreversibili” per l’umanità: ad esempio, se gli aumenti di temperatura saranno peggiori del previsto o se innescheranno eventi a cascata non ancora previsti, o entrambe le cose. “Conosciamo meno gli scenari che contano di più“, scrive Luke Kemp del Centre for the Study of Existential Risk di Cambridge.

Con l’intensificarsi delle ricerche sui punti critici del clima terrestre, come lo scioglimento irreversibile delle calotte glaciali o la perdita della foresta amazzonica, aumenta la necessità di considerare scenari ad alto rischio nella modellazione climatica, afferma Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impacts e coautore della ricerca. “Le vie dei disastri non si limitano agli impatti diretti delle alte temperature, come gli eventi meteorologici estremi. Effetti di ricaduta come crisi finanziarie, conflitti e nuove epidemie potrebbero innescare ulteriori calamità e ostacolare la ripresa da potenziali disastri come la guerra nucleare“, aggiunge Luke Kemp.

In risposta al tragico scenario, il team propone un’agenda di ricerca per aiutare i governi a combattere i “quattro cavalieri” di quella che chiamano una “apocalisse climatica“: carestie e malnutrizione, eventi meteorologici estremi, conflitti e malattie trasmesse da vettori. Gli autori sottolineano che i rapporti scientifici degli esperti climatici delle Nazioni Unite (IPCC) si sono concentrati principalmente sugli effetti previsti di 1,5-2°C di riscaldamento. Ma le attuali azioni governative stanno invece portando la Terra su una traiettoria di riscaldamento di 2,7°C entro la fine del secolo, ben lontana dagli 1,5°C previsti dall’accordo di Parigi del 2015. Lo studio suggerisce che una certa tendenza scientifica a “privilegiare lo scenario meno peggiore” ha portato a non prestare sufficiente attenzione agli impatti potenziali di un riscaldamento di 3°C o più. I ricercatori hanno calcolato che le zone di calore estremo – con una temperatura media annua superiore a 29°C – potrebbero colpire due miliardi di persone entro il 2070.

(Photo credits: Kerem Yücel / AFP)

Nadia Bisson

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