Il recepimento della Direttiva (UE) 2023/970 cambia il quadro della parità salariale. Il D.Lgs. n.96/2026 introduce un sistema basato sulla conoscibilità delle politiche salariali e sul monitoraggio periodico dei divari tra lavoratori e lavoratrici.
“Sul fronte del recruiting, cambia l’approccio alla retribuzione. Gli annunci – evidenzia Michela Benna, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – dovranno indicare fin da subito la fascia salariale prevista per la posizione e viene vietata la richiesta di informazioni sugli stipendi precedenti dei candidati. Le aziende sono chiamate a definire strutture retributive trasparenti prima dell’avvio delle selezioni”.
Un altro pilastro riguarda i criteri di inquadramento e progressione economica. “Le imprese dovranno essere in grado di giustificare eventuali differenze retributive sulla base di parametri oggettivi come competenze, esperienza, responsabilità e risultati. I contratti collettivi – prosegue Benna – assumono così un ruolo centrale come riferimento per la valutazione dell’equità salariale, mentre per le aziende sotto i 50 dipendenti scattano alcune semplificazioni sugli obblighi di trasparenza interna”.
Le aziende devono rendere trasparenti e motivare le scelte retributive e non possono vietare ai dipendenti di condividere il proprio stipendio.
I lavoratori possono chiedere informazioni sulle retribuzioni medie, con risposta entro due mesi. Per le imprese con almeno 100 dipendenti scattano nuovi obblighi sul gender pay gap e, se il divario supera il 5% senza giustificazione, si apre un confronto con i rappresentanti dei lavoratori.
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