“Per poter contenere il costo dell’applicazione della normativa ETS, ovvero il pagamento delle quote di emissione della CO₂, il gestore del termovalorizzatore deve cercare di migliorare le prestazioni energetiche dell’impianto affinché per unità di energia prodotta le emissioni di CO₂ siano le più basse possibile e soprattutto cercare sistemi di cattura e riutilizzo della CO₂ o cattura, trasporto e stoccaggio definitivo che abbiano costi sempre più bassi, ovvero inferiori al costo di acquisto delle quote. È una sfida molto grande se si pensa che oggi, in questo momento, il costo di cattura è pressoché doppio rispetto al costo delle quote”. Così ha detto a GEA Giorgio Custodi, Responsabile del Coordinamento Tecnico di Acea Ambiente, durante Ecomondo.
“L’impatto è sui costi di gestione, per quello che ho appena detto; quindi, avremo un incremento notevole dei costi determinato soprattutto dal pagamento delle quote o dall’implementazione di questi sistemi di cattura. Per dare un ordine di grandezza, un termovalorizzatore che tratta 100.000 tonnellate dovrà pagare quote per circa 50.000 tonnellate di CO₂ fossile emessa. All’attuale costo delle quote che è di circa 80 euro, un piccolo termovalorizzatore da 100.000 tonnellate pagherebbe 4 milioni di euro all’anno”.
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