Bollette e alimentari spingono l’inflazione italiana ai massimi da un anno e mezzo

In attesa dei dazi, salgono i prezzi. Balzo oltre le attese dell’inflazione italiana che rivede i livelli di settembre 2023. Dopo un anno e mezzo sotto il 2% – il target fissato dalla Bce come soglia di stabilità – il carovita tricolore rivede questo target, anzi lo supera se solo consideriamo il carrello della spesa balzato al +2,1%.

A febbraio l’inflazione era all’1,6%. Una percentuale che secondo il mercato si sarebbe dovuta confermare anche in queste ultime settimane. Invece c’è stata una inaspettata risalita, principalmente per le variazioni dei prezzi delle bollette e degli alimentari, che stanno accelerando in modo preoccupante. Secondo le stime preliminari dell’Istata, i prezzi degli energetici non regolamentati registrano un forte balzo, passando da un incremento contenuto dello 0,6% a un più marcato +3,2%. Il principale fattore di questo aumento è la risalita dei costi del gas naturale e dell’energia elettrica nel mercato libero, che spingono al rialzo l’inflazione complessiva. Anche i prezzi degli alimentari non lavorati segnano un’impennata, passando da un incremento tendenziale del 2,9% a un più elevato 3,3%. E tra gli alimenti freschi, frutta e verdura registrano aumenti notevoli, contribuendo al pesante aumento del “carrello della spesa” che cresce del 2,1% su base annua.

Il dato confortante – almeno per ora – riguarda però l’inflazione di fondo, quella che esclude gli alimentari freschi e gli energetici. Quest’ultima resta stabile a +1,7%, anche se quella al netto degli energetici accelera leggermente, portandosi a +1,8%. Merito del taglio dei tassi Bce che ha alleggerito a cascata le spese sostenute dalle imprese, le quali finora non hanno scaricato gli aumenti sui clienti.

Non solo bollette e alimentari, però… anche i tabacchi subiscono un incremento nei loro prezzi, con un aumento dal 4,1% al 4,6%, dovuto anche all’incremento delle accise, deciso dal governo. Insomma, “nel complesso, per ora, non c’è da allarmarsi, in quanto l’inflazione acquisita è pari ad 1,4% e non desta preoccupazioni, ma certo questi aumenti sul mercato libero dell’energia vanno monitorati e danno da riflettere, nel momento in cui i clienti del mercato libero sono circa l’80% e quindi il peso di questa voce sull’indice è cresciuto molto”, commenta Confesercenti. Il problema semmai è che questa fiammata dell’inflazione “compromette il potere d’acquisto delle famiglie e rischia di spegnere i già deboli segnali di recupero dei consumi. Una situazione che deve essere considerata con la massima attenzione, dal momento che la spesa delle famiglie è al momento il principale fattore di sostegno della congiuntura, con il ciclo degli investimenti che già nel 2024 è entrato in fase negativa e le esportazioni che saranno presto colpite dalla nuova politica protezionistica degli Stati Uniti”, conclude Confesercenti.

Elena Fois

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