Europa, ambiente e giovani: che imbarazzo a dover rispondere a certe domande

Davanti a una cinquantina di ragazzi presenti tra il pubblico a un panel organizzato dal Consiglio della Regione Piemonte nell’ambito del Salone del Libro – tema: ambiente ed Europa – ho faticato a rispondere alla domanda del moderatore su cosa dovrebbero fare i giovani per portare avanti la transizione ecologica. Ecco, appunto, cosa dovrebbero fare, loro? E noi, invece? Credo che i giovani abbiano già fatto abbastanza e che, in virtù di una coscienza green molto più sensibile di quella degli adulti, abbiano stimolato le coscienze collettive. Greta ha avuto il merito di risvegliare dormienti e consenzienti della carbonizzazione scellerata, ma adesso la situazione è ben oltre Greta. Che resta un’icona della protesta ambientalista ma che fatalmente è stata bypassata dall’incedere degli eventi di questi ultimi mesi.

Io la domanda l’avrei ribaltata: cosa devono fare i grandi, quali sono le condizioni che devono essere create dai governanti, segnatamente dall’Europa, per mettere i giovani nelle condizioni di essere soggetti attivi di un cambiamento che non è solo climatico ma anche comportamentale? Partendo dal presupposto che comunque l’Unione europea incide meno del 10% nella produzione di C02 del pianeta, il terreno è sterminato. Con il RePowerEu e con Fit for 55 sono stati compiuti passi avanti sotto il profilo delle normative, che però non possono ristagnare a livello di buone intenzioni. Le difficoltà per mantenere fede agli Accordi di Parigi (anno di grazia 2015) sono un pessimo segnale, perché alla fine gli interessi nazionali vengono prima della difesa del clima e quell’orizzonte lontano del 2050 invita a prenderla con calma: “Tanto c’è tempo” e invece di tempo non ce n’è.

Uno studio di Mckinsey ha stabilito che oltre il 50% dei bambini delle scuole elementari svolgeranno un lavoro attualmente inesistente. Perché fioriranno mestieri diversi, legati alla transizione ecologica, alla sostenibilità, dal green deal. Paradossalmente, la guerra in Ucraina ha accelerato due processi: il progressivo allontanamento dalle energie fossili e la brusca virata verso le rinnovabili e l’energia green. Ma più per una deriva forzata, viene da pensare, che non per una scelta meditata. E questo i giovani l’hanno capito…

Nadia Bisson

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