Non di sole promesse vive l’uomo e nemmeno di troppe illusioni. Nell’ingorgo parolaio di queste settimane che conducono alle elezioni del 25 settembre tante promesse vengono fatte e tante illusioni vengono costruite intorno a ciò che può essere tracciato come transizione ecologica e sostenibilità. Ma cosa potrà essere fatto nei prossimi cinque anni di legislatura si scontra con ciò che deve essere fatto subito per far fronte alla crisi energetica, magari sacrificando o posticipando il processo di decarbonizzazione fissato dall’Unione europea.
Diventa sempre più frequente ascoltare leader politici che antepongono la salvaguardia delle imprese e delle famiglie alla salvaguardia del pianeta in nome e per conto di un compromesso dettato dal buonsenso. Bene ma non benissimo, però…. Però se la Germania torna a spingere sulle centrali a carbone per tappare la falla del Nord Stream 1; però se l’Europa finge di non sentire preoccupata della congiuntura economica; però se si trivella a destra e a manca sempre per surrogare il gas mancato in arrivo dalla Russia; però se tutto questo sta accadendo allora quel compromesso sembra obbligato. Ma deve restare circoscritto a un arco temporale ridotto.
La tutela del pianeta riempie la bocca e gonfia i cuori, la tutela delle famiglie e delle aziende è dirimente in una fase congiunturale italiana e mondiale da mettere i brividi. L’appello da rivolgere ai leader di tutti i Paesi è quello di tutelare l’economia senza violentare l’ambiente, di mettere in sicurezza le finanze senza venire meno agli accordi di Parigi, al Fit for 55. Non facile da fare ma indispensabile da realizzare.
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