GUIDO CROSETTO, MINISTRO DELLA DIFESA
La guerra tra Arabia Saudita e milizie Houthi nello Yemen sfiora anche l’Italia, impegnata con un contingente nella missione Inherent Resolve a difesa saudita: un caccia Eurofighter F-2000 dell’aeronautica militare resta colpito in un attacco contro la base aerea di Ta’if. Il mezzo era parcheggiato all’interno di un’area decentrata della struttura, dove opera il contingente e, nonostante i danni all’aereo, l’attacco non ha causato feriti tra i soldati italiani né altri danni alle infrastrutture utilizzate dal personale.
Guido Crosetto segue la situazione in contatto con il capo di stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano. L’incolumità dei militari, rivendica il ministro della Difesa, è stata preservata anche “grazie alle rigorose misure di sicurezza già predisposte da tempo”. In una riunione di aggiornamento con i vertici interforze Crosetto ribadisce poi la “massima attenzione dell’esecutivo nel garantire la tutela del contingente”. La crisi della navigazione commerciale nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb assume intanto contorni sempre più critici a causa delle continue minacce e degli attacchi degli Houthi.
L’Alta rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, definisce “inaccettabili” le offensive contro le rotte marittime e l’Arabia Saudita, confermando che l’operazione navale europea Aspides “ha innalzato il livello di allerta delle proprie unità impegnate nella scorta ai mercantili”.
Di fronte al peggiorare dello scenario, però, il governo italiano chiede a Bruxelles un intervento più importante. Crosetto scrive a Kallas per sollecitare un potenziamento della missione Aspides attraverso l’invio di nuove navi da parte di altri Paesi membri dell’Unione Europea. L’Italia si dice disponibile a schierare una seconda fregata ad affiancare la nave Bergamini, a patto però che i costi dell’operazione vengano condivisi dai ventisette Paesi del blocco comunitario.
Sul fronte diplomatico, Antonio Tajani fuga ogni dubbio su un ipotetico coinvolgimento diretto dell’Italia in azioni belliche, escludendo l’ingresso del Paese in guerra. Il ministro degli Esteri ricorda che la missione Aspides ha una natura “unicamente di protezione e non di attacco” contro le postazioni Houthi. L’obiettivo primario resta quello di “garantire il libero transito dei mercantili italiani lungo snodi marittimi strategici come Bab el-Mandeb e Hormuz, dai quali dipende larga parte del commercio diretto verso l’Africa e l’Oriente”.
Nonostante le rassicurazioni fornite dall’esecutivo, la reazione delle opposizioni resta dura. Il campo largo chiede un passaggio parlamentare immediato. Per i capigruppo del Partito Democratico nelle commissioni Esteri e Difesa, Stefano Graziano, Alessandro Alfieri ed Enzo Amendola, l’attacco subito alla base di Ta’if “non può essere liquidato come un banale incidente”. I parlamentari dem chiedono che Crosetto riferisca al più presto in Aula per chiarire la reale natura e i rischi della presenza italiana in territorio saudita, cresciuta negli ultimi mesi senza una specifica autorizzazione delle Camere. Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, che pur valutando positivamente la protezione delle navi commerciali italiane, sollecita l’avvio di un lavoro di prevenzione condotto dall’intelligence per “evitare incidenti e contatti a fuoco”. I capigruppo pentastellati Bruno Marton, Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti intimano al governo di non ricorrere a cavilli procedurali per evitare il confronto parlamentare, chiedendo comunicazioni dettagliate seguite da un dibattito con voto finale. Analoghe preoccupazioni giungono da Alleanza Verdi e Sinistra: Angelo Bonelli denuncia il rischio che l’Italia venga progressivamente trascinata nella spirale del conflitto mediorientale, contestando l’assunzione di decisioni unilaterali “quando è in gioco l’impiego delle forze armate in aree operative ad alto rischio”.
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