Paradosso Cingolani: fatto fuori da Leonardo per colpa di Michelangelo (Dome)

Conferme scontate (Descalzi a Eni e Cattaneo a Enel), siluramenti annunciati (Cingolani da Leonardo), attese per cosa succederà a Terna, l’unico posto ancora scoperto dopo la migrazione di Giuseppina Di Foggia alla presidenza del Cane a sei zampe ma con un indiziato speciale, Pasqualino Monti, fino a ieri al comando di Enav. In un contesto fibrillato dalla situazione geopolitica incandescente e dalle ripercussioni pesantissime post referendum, Palazzo Chigi ha deciso di cambiare pochissimo lo scacchiere delle partecipate. Ma è inutile non sottolineare come il ribaltone di Leonardo faccia parecchio rumore.

Roberto Cingolani, che è stato ministro dell’Ambiente e che vanta un pedigrée internazionale di altissimo livello, dopo tre anni e mezzo di onorata occupazione del ruolo di amministratore delegato ‘paga’ dazio e viene sostituito da Lorenzo Mariani che è da una trentina di anni in azienda – attualmente è alla guida di Mbda, consorzio che si occupa di missili – e ha seguito la nascita e lo sviluppo dei progetti più importanti. Il paradosso – sì, si può chiamare paradosso – è che Mariani era il candidato suggerito da Guido Crosetto, il ministro della Difesa, all’alba di tre anni fa e sul nome di Mariani ci furono tensioni con Chigi. Ora, secondo rumors, pare sia stato proprio Crosetto il più strenuo difensore di Cingolani, ancorché inutilmente, anche perché cambiare la guida di Leonardo in un momento come questo, dove da Difesa è prioritaria, si tratta per lo meno un azzardo. Contenuto però dal fatto, come si diceva, che Mariani conosce tutto e tutti all’interno di Leonardo e quindi l’impatto sarà (dovrebbe essere) abbastanza soft.

La domanda è una sola: perché ‘fare fuori’ Cingolani che nell’ultimo esercizio ha portato l’utile a 1,3 miliardi (+15%) e a una netta crescita dei ricavi (+11%)? La risposta, al di là di alcune scaramucce su nomine interne, sta in un nome: Michelangelo. Per la precisione il Michelangelo Dome, lo scudo spaziale per proteggersi dai missili e dai droni capace con l’intelligenza artificiale di collegare diverse piattaforme, molto simile all’Iron Dome israeliano. Il progetto sarebbe stato portato avanti in eccessiva autonomia da Cingolani, al punto da infastidire la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Di qui la decisione di virare su Mariani, anzi prima di estromettere Cingolani e poi di virare su Mariani.

Il tempo stabilirà se è stata una mossa indovinata o una buccia di banana per un colosso che vanta 50mila dipendenti e 180 sedi in tutto il mondo. Di sicuro Cingolani era e resta una risorsa importante per l’Italia, uno dei pochi che può vantare credibilità fuori le mura e conoscenze di spessore. Ma, a quanto pare, poco empatico con chi sta nella stanza dei bottoni.

Colpito convoglio italiano in Libano. Meloni: “Inaccettabile”. Tajani convoca ambasciatore Israele

Giorgia Meloni si prepara a parlare davanti al Parlamento. La tregua dà respiro, ma il contesto resta fragile ed estremamente complesso. La crisi si ripercuote sui mercati e sull’energia anche in Italia. Non solo: se la pausa dal conflitto vale per l’Iran, non si fermano gli attacchi israeliani in Libano, dove viene colpito un convoglio italiano. Non ci sono feriti, ma la situazione diplomatica con Tel Aviv (e di conseguenza con Washington) si complica. In serata, fonti della Farnesina fanno sapere che l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato su richiesta del ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“È del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”, chiarisce la premier, intimando in attesa degli esiti della convocazione dell’ambasciatore: “Israele dovrà chiarire quanto accaduto”. La presidente del Consiglio esprime la sua “ferma condanna” per quanto accaduto, sottolineando che il cessate il fuoco concordato tra Iran, Stati Uniti ed Israele è “un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano”. Meloni addita però anche Hezbollah, per aver “trascinato” il Paese in questo conflitto in maniera “irresponsabile”, chiedendo anche che i continui attacchi israeliani in Libano, “che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati” cessino “immediatamente”. “L’Italia ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente UNIFIL”, insiste.

Anche Tajani, nell’aula della Camera, avverte: “I soldati italiani non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i nostri militari”. Purtroppo, ammette, “la tregua in Libano non esiste, siamo profondamente preoccupati per le ripercussioni di tutta la crisi in tutto il contesto regionale”.

A pochi minuti di distanza, Guido Crosetto esprime la sua “più ferma e indignata protesta” per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil nel Sud del Paese. Il convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato attaccato con colpi di avvertimento esplosi dalle Idf a circa due chilometri dalla base di partenza. La colonna ha interrotto il movimento e ha fatto rientro in base. Ci sono stati danni lievi ai veicoli e non si registrano feriti, ribadisce il ministro della Difesa, ma chiede: “Fino a quando?”. “È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità – insiste Crosetto -, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano”. Il titolare della Difesa ricorda che il personale di UNIFIL opera in Libano in attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per contribuire alla sicurezza e alla de-escalation: “La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’ONU non può essere tollerata – tuona -. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione”. All’Onu Crosetto domanda di intervenire presso le Autorità Israeliane “con la massima urgenza” per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale, e ribadire “con fermezza” il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu. “L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di UNIFIL e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi”, mette in chiaro il ministro.

Intanto, la premier sigla una dichiarazione congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer, il primo ministro canadese Mark Carney, la prima ministra danese Mette Frederiksen, il primo ministro dei Paesi Bassi Rob Jetten, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato oggi tra gli Stati Uniti e l’Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo con mezzi diplomatici”, si legge nel documento. I leader incoraggiano “rapidi progressi” verso una soluzione negoziata “sostanziale”. Condizione cruciale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione, ma anche, sottolineano, per “scongiurare una grave crisi energetica globale”. I dieci chiedono a tutte le parti di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano: “I nostri governi – garantiscono – contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Colpita base militare italiana a Erbil. Crosetto: “Stanno tutti bene, nessun ferito”

(Photocredit: Ministero della Difesa)

La base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un missile o un drone. “Non ci sono vittime né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene”, assicura il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Sono costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante del COVI”, aggiunge.

Alle 8.30 circa ora locale è stato attivato un allarme di minaccia aerea. “E tutti quanti, seguendo procedure già rodate tra tutto il personale – dice a SkyTg24  Stefano Pizzotti, comandante dell’Italian National Contingent Command Land (IT NCC LAND), nell’ambito dell’operazione ‘Prima Parthica’ – ci siamo recati in sicurezza nel bunker assegnato. Poco prima dell’una sempre ora ora locale c’è stata una una minaccia aerea che ha colpito la base italiana e ha provocato alcuni danni a infrastrutture e materiali della della base”. Lo ha detto a SkyTg24 . E’ ancora in fase di accertamento, fa sapere, “la tipologia della minaccia, se un drone o un missile”. Il personale “sta bene – assicura – era protetto all’interno del bunker quando è avvenuta l’esplosione e stanno tutti quanti bene. Al momento è finito l’allarme della minaccia aerea, ma ci sono sul posto gli gli artificieri della coalizione che stanno verificando e stanno mettendo in sicurezza l’area prima di di poterci accedere”. 

“Ferma condanna per l’attacco che ha subito la base italiana di Erbil. Ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria”, scrive su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Intervenendo nella notte a Realpolitik su Rete4, il titolare della Farnesina spiega che quella a Erbil “è una situazione pericolosa. Sappiamo bene che quella parte di Kurdistan è sotto attacco e infatti abbiamo deciso di muovere il personale italiano civile che si trovava nella nostra ambasciata a Baghdad e Erbil. Il consolato è stato messo in sicurezza, è stato allontanato in una parte più lontana della città proprio perché la situazione era pericolosa e infatti così è stato”.

“Non sappiamo”, dice ancora Tajani, se l’attacco “era diretto direttamente contro gli italiani o se era diretto genericamente contro questo insediamento militare“.  La base, spiega il ministro, “sta all’interno di un comprensorio in cui ci sono più basi militari, tra cui americane”.  “Intanto – puntualizza – dobbiamo valutare bene quello che è accaduto, poi dopo decideremo i passi da compiere, ma certamente è un attacco inaccettabile. Però ripeto, prima di dire chi è il responsabile, o chi sono i responsabili, dobbiamo fare un accertamento molto chiaro perché bisogna lavorare sempre per la de-escalation”. 

Iran, Meloni convoca ministri e intelligence. Tajani e Crosetto in Parlamento

Il governo continua a monitorare gli impatti della crisi in Iran e nel Golfo. La premier Giorgia Meloni presiede un nuovo vertice a Palazzo Chigi con i ministri e l’intelligence. Per l’esecutivo, al tavolo siedono i vice Antonio Tajani (Esteri) e in collegamento Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), con Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Economia) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Dopo aver riferito due giorni fa in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa, Tajani e Crosetto torneranno a riferire dell’evoluzione del quadro internazionale alle Camere.

L’attenzione è soprattutto rivolta agli italiani bloccati nelle aree coinvolte negli scontri. Questa mattina sono partiti altri due voli della Oman Air da Mascate in direzione di Roma con a bordo 249 cittadini, assistito dalla Farnesina. Si aggiungono i circa 2500 italiani rientrati nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Mascate, utilizzando voli commerciali facilitati dalla Farnesina e voli prenotati privatamente. Nei prossimi giorni altri voli, facilitati dal ministero degli Esteri con l’aiuto delle sedi diplomatico-consolari nella regione, partiranno da Abu Dhabi, Dubai, Mascate, Riad, Malè e Colombo verso l’Italia.

Intanto, a fronte delle turbolenze sui mercati internazionali dell’energia e dei carburanti, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, su indicazione di Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida. La prima si terrà alle 9.30 e sarà dedicata all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. La seconda, alle 11.30, sarà focalizzata sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare. Già da lunedì, su indicazione di Urso, era stato potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti, in particolare sui listini consigliati dalle compagnie, ai margini di distribuzione e ai prezzi alla pompa: i primi esiti sono stati trasmessi, ieri, alla Guardia di Finanza. Il Garante chiede alle principali compagnie petrolifere chiarimenti sulle variazioni dei prezzi, sul rapido adeguamento al rialzo dei listini di benzina e gasolio. Elementi che saranno approfonditi nel corso delle due riunioni della Commissione di allerta rapida in programma.

Quanto agli approvvigionamenti di energia, Gilberto Pichetto Fratin, dopo aver fatto un punto con Eni e Snam a Palazzo Chigi, rassicura: “Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo diversificato, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorse”. L’Italia è in migliori condizioni di altri Paesi, “siamo a oltre il 50%, il più alto livello in Ue”, fa eco Urso rispondendo al Question Time della Camera. In piena emergenza, il ministro dell’Ambiente rivendica la scelta di non aver smantellato le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia: “In questo momento, le tengo in riserva a freddo”, riferisce, precisando che non saranno riattivate, se non necessario, “a tutela dell’interesse del Paese”.

Meloni: “Iran non può avere missili a lungo raggio”. Tajani-Crosetto: “Si aprono scenari mai considerati”

Il diritto internazionale vacilla e l’Italia non può restare a guardare. Per Giorgia Meloni, “non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche”. I droni di Teheran hanno raggiunto anche Cipro. D’altra parte, sottolinea la premier intervistata dal Tg5, “sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga“. E’ la ragione per la quale l’Italia, ricorda, “si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano”. La presidente del Consiglio si dice preoccupata da una crisi del diritto internazionale che è “inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina, quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos”.

La crisi in Iran apre scenari “finora mai considerati” e “incide direttamente sulla nostra sicurezza nazionale”, fanno eco in Parlamento i ministri degli Esteri e della Difesa, chiamati a riferire a meno di 48 ore dall’attacco di Stati Uniti e Israele su Teheran, seguito dalle rappresaglie iraniane su tutto il Golfo.

Quanto alle accuse sull'”irrilevanza” dell’Italia, che non era a conoscenza dell’attacco, i ministri si smarcano. “Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia e nella riservatezza quando intervenire. Germania e Francia hanno detto di non essere stati avvisati, noi siamo stati informati a iniziativa in corso“, chiarisce Antonio Tajani. “Nessun Paese europeo ha ricevuto alcuna informazione se non quando gli aerei erano in volo“, fa eco Guido Crosetto, spiegando che gli Stati Uniti non sono partiti quando avevano programmato, cioè questa settimana (“come sapevano tutti gli alleati”), ma “quando hanno avuto la certezza di colpire l’obiettivo principale“.

“Sono ore difficili, cariche di tensioni” per l’intero scacchiere internazionale, commenta Tajani. La priorità in queste ore, assicura, è quella di tutelare gli italiani. Sono circa 70mila quelli che insistono sulle aree colpite, tra presenze stabili e temporanee. Trentamila sono solo a Dubai e Abu Dhabi. In Israele vivono circa ventimila residenti con passaporto italiano. Negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Kuwait, in Oman e in Bahrein sono presenti “comunità numerose”, riferisce il vicepremier. In Iran si trovano poco meno di cinquecento connazionali, quasi tutti residenti. “Nessuno di loro è stato coinvolto negli attacchi”, tranquillizza Tajani. Per tutelarli, una Task Force Golfo composta da cinquanta persone lavora 24 ore su 24: “Ad oggi abbiamo gestito oltre 7.000 chiamate e diverse migliaia di contatti email”, riferisce.

La crisi non è passeggera. Potrebbe anzi essere lunga, durare “giorni, forse settimane”, secondo il titolare della Farnesina. “Molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime“, spiega assicurando che il Governo italiano continuerà a fare la sua parte “Con lucidità, con determinazione, con senso di responsabilità”. La via suggerita resta quella della diplomazia, “anche quando sembra difficile. Anche quando sembra lontana. Ogni crisi richiede il ricorso al dialogo e al negoziato”, scandisce. Però, Guido Crosetto ammette che l’offensiva israelo-statunitense e la risposta di Teheran aprono scenari “finora mai considerati, con attacchi diretti contro assetti occidentali nel Golfo e un rischio di escalation controllata, ma estensiva”: “Si prospettano scenari finora mai considerati e minacciano sia Israele sia tutti gli assetti occidentali nella regione“, insite.

Nei prossimi giorni, il ministro della Difesa porterà in Parlamento la richiesta di aiuto dei Paesi del Golfo. “Non si tratta di un intervento militare”, chiarisce, rispondendo a chi chiedeva se l’Italia entrerà in guerra, “ma di sistemi di difesa aerea, anti-missilistica, anti-droni”. Questa è una scelta che è “una valutazione politica, economica e personalmente mi vede totalmente a favore”, conferma.

In mattinata, Tajani e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, hanno convocato una riunione per aggiornare associazioni di categoria e imprese italiane, con un focus sulle possibili conseguenze economiche del conflitto. Il vicepremier conferma che l’Italia si mantiene in raccordo con i partner europei e internazionali per “limitare e gestire possibili conseguenze” della chiusura dello Stretto di Hormuz per il commercio internazionale. L’obiettivo è scongiurare blocchi prolungati ed evitare effetti sui prezzi, in particolare di energia e materie prime. “L’Italia e i suoi partner – fa sapere il ministro degli Esteri – sono al lavoro per garantire la libertà dei traffici commerciali in un’area cruciale per il nostro export, e per sostenere ogni iniziativa diplomatica per contribuire alla pace e stabilità del Medio Oriente“.

In casa, l’allerta è massima. Sono oltre 28mila gli obiettivi sensibili vigilati in Italia, secondo il Viminale. Per molti di essi, in particolare quelli riconducibili ai Paesi coinvolti nel conflitto, è stato disposto il “rafforzamento immediato dei dispositivi di vigilanza”, fa sapere il ministero dell’Interno, dopo che il ministro Matteo Piantedosi ha presieduto il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con i vertici delle forze di polizia e dell’intelligence. Nel corso della riunione, è stata inoltre decisa un’implementazione delle riunioni del comitato strategico antiterrorismo. E’ stato innalzato anche il dispositivo di sicurezza su tutto il territorio, in vista delle manifestazioni e degli eventi più significativi in programma nelle prossime settimane.

La Difesa cambia, entro 6 mesi riforma in cdm: si punta su Riserva e cybersicurezza

Il quadro geopolitico continua a evolvere con una velocità sorprendente e anche la Difesa italiana cambia pelle.

Entro sei mesi, secondo quanto filtra da fonti istituzionali, sul tavolo del consiglio dei ministri arriverà il disegno di legge di revisione delle forze armate. Non si potrebbe aspettare oltre, date le rapide trasformazioni degli equilibri mondiali. Si dovrà quindi intervenire sulle capacità operative, sulla semplificazione dei processi amministrativi e sulla riorganizzazione di strutture e personale. Allo studio, c’è la creazione di una Riserva, così come lo sviluppo delle capacità di cybersicurezza. Oggi si è riunito per la prima volta il Comitato Strategico incaricato di avviare i lavori preliminari per la definizione del Ddl, che dovrà elaborare una proposta quanto più strutturata e coerente possibile, capace di rispondere alle esigenze operative, organizzative e strategiche del Paese, “in linea con gli impegni internazionali assunti dall’Italia“, ricorda il ministero.

È arrivato il momento di adeguare le forze armate al nuovo contesto geopolitico. Serve una riforma complessiva e profonda, che riguardi l’Istituzione nel suo insieme: non una riforma del ministro, ma una riforma delle forze armate“, tiene a precisare il ministro Guido Crosetto in apertura dei lavori. Il percorso avviato ha natura tecnica e operativa, “non politica“, specifica il dicastero di via XX Settembre e si fonda sul contributo di chi opera quotidianamente nel settore della difesa e sicurezza, in ambito nazionale e internazionale.

La Difesa, osserva Crosetto, rappresenta “il garante delle nostre libertà” in uno scenario internazionale segnato da crisi e conflitti, ribadendo la necessità di fondare la revisione sull’esperienza concreta di chi opera sul campo. Le forze armate saranno infatti pienamente coinvolte in tutte le fasi di analisi ed elaborazione. “Quando la riforma sarà discussa in Parlamento, non sarà il ministro a spiegarla: manderò le forze armate, uomini e donne che conoscono i limiti attuali e le necessità reali“, sottolinea. Il disegno di legge punterà a ottimizzare l’impiego delle risorse pubbliche e a rafforzare la sicurezza nazionale, rendendo la Difesa uno strumento “più resiliente, rispondente alle nuove sfide e reattivo“. I lavori procederanno con “tempi rapidi”, viene ribadito, e in un quadro di “piena collaborazione tra tutte le Istituzioni, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale“.

Nuove rotte e ricerca, Italia lancia piano Artico. Meloni: Ue e Nato colgano opportunità

Non più solo una frontiera geografica distante e remota ma un quadrante fondamentale e nevralgico del Pianeta in cui si giocano i futuri equilibri della sicurezza globale, dell’energia e del commercio marittimo.

Con queste premesse il governo ha presentato oggi a Villa Madama il documento strategico ‘La Politica Artica Italiana’, una roadmap tricolore per avvicinarsi ad una regione in rapidissima trasformazione. All’evento hanno partecipato tre ministri (Esteri, Difesa, Ricerca), come a sottolineare la trasversalità di una sfida che unisce diplomazia, forze armate e scienza. Pur non essendo un Paese artico, infatti, l’Italia rivendica il proprio ruolo di partner strategico, mossa dalla necessità di tutelare i propri interessi nazionali.

La strategia prevede infatti il monitoraggio dell’inquinamento globale e dell‘impatto dello scioglimento dei ghiacci sul livello dei mari, il consolidamento del ruolo italiano come “osservatore permanente” nel Consiglio Artico, supporto alle imprese italiane nei settori della sensoristica, della navigazione satellitare e delle infrastrutture resilienti.

Anche la premier Giorgia Meloni, in un messaggio letto ad inizio evento, ha voluto delineare la strategia italiana: “Siamo convinti che l’Artico debba essere sempre una priorità dell’Ue e della Nato e che l’alleanza atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni e rispondere alle ingerenza di altri attori”. Per queste ragione l’Italia intende “preservare l’Artico come area di pace, cooperazione e prosperità”. La nuova strategia italiana per l’Artico mira proprio “a rafforzare il ruolo dell’Italia come partner affidabile, capace di promuovere cooperazione, sostenibilità e innovazione”.

Il vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, padrone di casa a Villa Madama, ha annunciato poi un’iniziativa concreta, ovvero una prossima missione imprenditoriale italiana nell’area: “Stiamo preparando insieme alla nostra ambasciata a Copenaghen una missione imprenditoriale dedicata al tema Artico. Siamo osservatori del Consiglio Artico ma siamo anche parte attiva, vuol dire lavorare in maniera costruttiva a livello industriale”.

Anche per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’Artico “è destinato a diventare una delle aree più strategiche del pianeta nei prossimi anni, soprattutto sul piano della sicurezza e della competizione geopolitica”. Per questo motivo servono regole “che non creino altre fratture, in un mondo che ne ha già troppe“. Il pericolo numero uno resta la Russia, “con gran parte delle sue risorse che saranno spostate nell’Artico” al termine del conflitto in Ucraina. Anche perché il “cambiamento climatico creerà in Artico linee di comunicazione nuove”, come la Northern Sea Route, “che incideranno sul 40-50% dei passaggi a Suez“. Crosetto rifiuta quindi contributi simbolici. “Quindici soldati in Groenlandia sono una gita”, spiega invocando una partecipazione strutturata comandata dalla Nato.

Investire sull’Artico non vuol dire cominciare da zero, aggiunge la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini.La nostra strategia – ricorda – mette insieme opportunità ed esperienze sedimentate nel tempo. Abbiamo iniziato a investire cinquant’anni fa con capitale umano e infrastrutture”. A testimonianza del ruolo italiano, inoltre, Il 3-4 marzo il mondo Artico verrà nel nostro Paese per l’Arctic Circle Forum Polar Dialogue. “Riuniremo rappresentanti governativi, imprenditori e ricercatori per parlare di questa regione”, assicura la ministra.

Difesa, Crosetto: “In manovra nessuna riconversione aziende”. Ma è polemica

Non ci sarà nessuna riconversione di fabbriche e industrie per la produzione di armi. Guido Crosetto smentisce la notizia comparsa sui quotidiani questa mattina, dopo l’ok della commissione Bilancio del Senato all’emendamento sulla produzione e il commercio di armi riformulato dal Governo sull’ampliamento di basi e programmi strategici della Difesa.

Nel testo, si legge che “al fine di tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato e di rafforzare le capacità industriali della difesa riferite alla produzione e al commercio di armi, di materiale bellico e sistemi d’arma, con uno o più decreti del ministro della Difesa di concerto con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono individuate, anche con funzioni ricognitive e comunque nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente, le attività, le aree e le relative opere, nonché i progetti infrastrutturali, finalizzati alla realizzazione, ampiamento, conversione, gestione e sviluppo delle capacità industriali della difesa, qualificati come di interesse strategico per la difesa nazionale”.

“Per amore della verità, della quale mi pare ormai non interessi nulla a nessuno – chiarisce il ministro -, ritengo doveroso informare che l’emendamento in questione non mira né a ‘trasformare le fabbriche italiane in luoghi di produzione di armi’ né, tantomeno, a ‘trasformare l’economia italiana in un’economia di guerra’”. L’emendamento, di iniziativa parlamentare, si inserisce in quello che il titolare della Difesa definisce come un “quadro di coerenza” con gli indirizzi europei delineati dalla Commissione nell’ambito del pacchetto omnibus e contribuisce, in particolare, a una ricognizione delle aree in cui già insistono complessi industriali del settore Difesa, per consentire, su tali insediamenti, interventi di “semplificazione amministrativa e di riduzione degli oneri burocratici, senza alcuna intenzione né possibilità di estendere ad altre questa corsia burocratica accelerata”, spiega Crosetto.

Per il ministro, l’intervento normativo ha un obiettivo “circoscritto e definito”: rafforzare le capacità industriali e infrastrutturali del comparto , senza introdurre alcuna modifica strutturale o sistemica all’assetto economico generale del Paese. Si tratterebbe dunque di misure per “rendere più efficienti processi già esistenti, accelerando lo sviluppo di capacità industriali e infrastrutturali strategiche, senza estensioni indiscriminate né riconversioni del tessuto produttivo nazionale”. “È un governo di pasticcioni, diviso e incapace”, punta il dito il parlamentare di Avs Angelo Bonelli, parlando di una manovra che “gioca con la vita degli italiani e trasforma l’Italia in un’economia di guerra”.

Questa mattina, per gli auguri ai contingenti militari italiani impegnati nei teatri di operazioni internazionali, dal Covi Crosetto è tornato sull’urgenza di investire per farsi trovare pronti davanti alla “guerra ibrida”, che non soltanto sullo scacchiere ucraino, ma anche in Africa, nel Medio Oriente, nei Balcani: “Dobbiamo attrezzare la nostra difesa per vivere in questo scenario”, ha detto, ricordando che ormai ai militari viene chiesto di “cambiare ogni mese, ogni settimana, la mentalità, perché ogni mese, ogni settimana cambia il quadro del ferimento, cambia la nostra possibilità di interagire, di difendere la capacità offensiva dei nemici”. La fase di instabilità, al livello mondiale, è “senza precedenti” secondo il ministro, che ha elencato 59 conflitti attivi, 78 stati coinvolti in guerre al di fuori dei propri confini, 17 Paesi che hanno subito nel 2024 più di mille morti. “Il mondo non ha mai visto questa situazione da dopo la seconda guerra mondiale”, ha scandito, insistendo sulla necessità di avere uno strumento militare capace di “operare efficacemente” in un dominio che cambia ogni giorno: “La nostra sfida non è difendersi, ma prevenire le crisi”, ha detto.

Quanto all’impegno per l’Ucraina, per il deputato Pd Filippo Sensi le posizioni di Crosetto equivalgono a un “bollettino di Cadorna”: “Non si leggeva dall’epoca una simile ammissione di sconfitta. Sono sgomento. L’Ucraina lasciata dall’Italia con la mazzafionda. Provo una vergogna profonda”, ha denunciato Sensi. “Ti invito ad aspettare il decreto”, la risposta del ministro, che ha precisato: “Nessuna sconfitta, nessuna sconfessione, nessun abbandono. Non devi vergognarti di nulla se non ti sei vergognato in questi quasi quattro anni, perché noi continueremo ad aiutare chi non fa altro che cercare di sopravvivere”.

Mattarella: “Drammatiche conseguenze da inazione su difesa comune europea”

La mancata realizzazione della difesa comune europea “manifesta oggi tutte le drammatiche conseguenze della inazione nel processo di integrazione”. Incontrando al Quirinale i partecipanti al 21esimo Foro di dialogo Italia-Spagna, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lancia l’allarme, in un momento storico complesso, in cui l’Europa vive al suo interno una guerra devastante e si fa più urgente la necessità di ripensare a un sistema difensivo davvero condiviso.

La difesa comune, ha ricordato il capo dello Stato, è “ipotizzata da oltre 70 anni, a partire dal Trattato di Parigi del 1952 sino alle conclusioni del Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999, che prevedeva, entro il 2003, che gli Stati membri fossero in grado di schierare forze militari fino al 50-60mila uomini capaci di svolgere all’insieme dei compiti di Petersberg”. Ecco allora, dice Mattarella, che “nel mutato quadro geopolitico l’Unione sconta oggi un ritardo che impone urgenza e visione anche per ridurre le attuali carenze strategiche”. Ritardo che, in primo luogo, “riguarda il completamento del mercato comune”. Eppure, “oggi è indispensabile rafforzare la capacità europea di crescere e generare opportunità, garantendo accesso equo ai benefici economici”, ricorda il presidente della Repubblica.

A margine del Consiglio Affari esteri dell’Unione europea, Bruxelles, anche il ministro Guido Crosetto, torna a parlare dell’importanza della difesa comune, dopo un incontro con l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas, e con il commissario europeo alla Difesa e allo Spazio, Andrius Kubilius. “Va rafforzato il ruolo degli Stati membri Ue nei processi decisionali” dice Crosetto, spiegando che “il nostro obiettivo è che le iniziative europee di difesa comune rispecchino sempre le decisioni condivise”, scrive su X.

Il tema riguarda anche la competitività. Per Crosetto è centrale anche il tema della trasparenza e della collaborazione “per rendere più efficace e credibile la cooperazione europea nel settore della difesa, senza creare inutili duplicazioni e promuovendo competitività industriale, coordinamento e fiducia reciproca tra gli Stati membri”.

La strada è tracciata: “tutti noi – ricorda – abbiamo deciso di lavorare insieme per una politica di difesa europea capace di garantire sicurezza, interoperabilità e risposte rapide alle sfide globali”.

Difesa, Crosetto: “Proposta su ritorno leva in Parlamento”. Opposizioni sulle barricate

L’Italia non è pronta ad affrontare le crescenti minacce mondiali, tantomeno da sola e con il numero attuale di uomini nelle forze armate. Ne è convinto Guido Crosetto, che vola a Parigi per incontrare la ministra delle Forze Armate, Catherine Vautrin.

Al centro c’è il tema dell’Ucraina e del piano di pace che l’Europa sta cercando di migliorare per renderlo “il più giusto possibile” e discuterlo poi con la Russia, perché, ricorda il ministro della Difesa, “chi si è sempre opposto a un piano di pace o a una tregua è stata la Russia”. E poi, insiste, la sicurezza dell’Ucraina è “parte della sicurezza europea e l’Europa esiste se le grandi nazioni europee cooperano tra di loro per costruirla, soprattutto quando si parla di difesa e deterrenza”.

Guardando oltre però, per il governo l’Italia e deve avere più uomini e mezzi da mettere in campo. Come hanno già fatto Germania e Francia, “anche noi dovremmo fare una riflessione” sul ripristino della leva militare, scandisce. Una riflessione che, spiega, “in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare, ci sono motivi di sicurezza che rendono importante farlo”. L’idea è quella di portare il discorso in Parlamento con un disegno di legge. “Le regole in questo settore devono essere il più condivise possibili”, osserva Crosetto, che pensa a una ‘traccia’ che il Ministero della Difesa porterà in Consiglio dei Ministri e poi in Parlamento perché venga “discussa, aumentata, integrata e costruisca uno strumento di difesa per il futuro che ha bisogno non soltanto di più uomini, ma anche di regole diverse”.

Negli anni scorsi, riflette il ministro, sono stati costruiti modelli in Italia, in Germania, in Francia, che riducevano il numero dei militari, ma, insiste, “in questa nuova situazione tutte le nazioni europee mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate. Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva”. Il ministro parla per l’Italia di uno schema su base volontaria.

Che però, fa notare Angelo Bonelli, esiste già. Il leader di Avs accusa il governo di stare trasformando l’Italia in una “vera e propria economia di guerra”, prima con la scelta di destinare il 5% del Pil alla spesa militare e “sottrarre, nei prossimi anni, centinaia di miliardi di euro alle vere priorità del Paese”. Ora, denuncia Bonelli, la proposta di reintrodurre la leva – abolita nel 2005 – rappresenta un “salto all’indietro” che va nella stessa direzione: “quella di trasformare i nostri giovani in soldati invece che in medici, insegnanti, ingegneri, educatori”. In Italia, ricorda, esiste già un esercito operativo e l’arruolamento avviene su base volontaria. Allora, domanda, “cosa significa voler riesumare la leva? Perché imporre la divisa a una generazione che chiede futuro, lavoro dignitoso, diritti e non militarizzazione?“. L’Italia secondo il Global Firepower Index, è la decima potenza militare mondiale e dispone di una delle maggiori capacità militari. “Noi diciamo con forza che questa strada non è percorribile – tuona il deputato ecologista –, non in nostro nome e non con il nostro voto”.

“Qui si continua a parlare solo di piani di guerra, leva, riarmo, enormi aumenti delle spese militari. Ma non è bastato il fallimento di questi 3 anni e mezzo?“, scrive Giuseppe Conte su Facebook. Il presidente del M5S parla di anni in cui l’Italia con l’Europa ha “scommesso sulla vittoria militare dell’Ucraina a suon di riarmo e invii militari, anziché puntare sui negoziati sin da subito. Avremmo evitato tanti morti, ottenuto condizioni più favorevoli per l’Ucraina ed evitato danni economici enormi per l’economia europea e italiana. Piuttosto che aprire un canale diplomatico siete ormai solo concentrati a preparare la guerra. Fermatevi”, implora.

“Reintrodurre la leva è complicato”, sottolinea il presidente della Commissione Difesa della Camera, in quota Lega, Nino Minardo. Ma ammette: “C’è un tema degli organici delle Forze armate, oggi sotto-dimensionati rispetto alle necessità operative, anche ordinarie”. Per il nostro Paese, “il modello della Riserva volontaria appare oggi il più vicino alle reali esigenze italiane, ed è su questo che la Commissione Difesa si è concentrata”, scandisce, ritenendo utile parallelamente valutare anche la reintroduzione dei carabinieri ausiliari.