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Trump attacca il Papa: “È un debole”. Leone XIV: “Non ho paura di lui, continuerò a parlare”

Con i negoziati saltati a Islamabad e l’escalation in Libano, si consuma definitivamente anche lo scontro tra Casa Bianca e Santa Sede.

Nei giorni scorsi Leone XIV è tornato ad appellarsi per un vero cessate il fuoco, ha definito “non cristiano” chi lancia le bombe, ha avuto un faccia a faccia con il presidente francese Emmanuel Macron dal quale è emersa la richiesta di far rientrare il Libano negli accordi di pace per l’Iran. Sabato sera, in piazza San Pietro, durante una veglia di preghiera per la pace, il Papa ha definito la preghiera un “argine al delirio di onnipotenza che si fa sempre più imprevedibile e aggressivo”.

Alla fine, Donald Trump ha scritto un lunghissimo post sul suo social, Truth, che è un crescendo di accuse nei confronti del Pontefice americano. Attacchi senza precedenti. “E’ un debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera”, scrive Trump, che loda il fratello di Robert Prevost, Louis, “perché è completamente Maga”: “Lui capisce, Leone no!”, esclama, condannando un Papa che “pensa che sia ok che l’Iran abbia un’arma nucleare” e che non ha condiviso l’attacco dell’America al Venezuela, “un Paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, peggio ancora, svuotava le proprie prigioni, liberando assassini, spacciatori e omicidi”. E, soprattutto, un Papa che “critica il presidente degli Stati Uniti” per fare “esattamente ciò per cui è stato eletto, ovvero portare i numeri sulla criminalità ai minimi storici e creare il miglior mercato azionario della storia”.

“Non ho paura di Trump, continuerò a parlare a voce alta“, replica il Papa sul volo che lo conduce da Roma in Algeria. “Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva. Ma crediamo nel messaggio del Vangelo come costruttori di pace”, sottolinea Leone, ribadendo di non voler “entrare in un dibattito” con Trump. Ma affonda: “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo”. “Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”, tuona Prevost.

Giorgia Meloni prende nuovamente le distanze dal Tycoon: “Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”, sottolinea la premier in una nota.

Ma Trump offre soprattutto a Teheran l’assist perfetto: “A nome della grande nazione iraniana, condanno l’insulto rivolto a Vostra Eccellenza e dichiaro che la profanazione di Gesù, il Profeta della pace e della fratellanza, è inaccettabile per qualsiasi persona libera. Le auguro che Allah le conceda la gloria”, scrive il presidente Masoud Pezeshkian rivolgendosi al Papa su X. “Quando il leader supremo religioso del mondo islamico viene assassinato con tale sfrontatezza mentre gli occidentali osservavano in silenzio, non sorprende che si proceda a insultare il grande leader dei cristiani del mondo”, fa eco più esplicitamente il suo responsabile della comunicazione, Seyed Mehdi Tabatabai. “Il nostro tempo si trova di fronte a un tiranno senza freni che, se non verrà fermato, lascerà dietro di sé distruzioni irreparabili”, avverte.

Esprime “rammarico” Matteo Zuppi, presidente della Cei, come ha fatto anche il presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, Paul S. Coakley, ricordando che il Papa non è una “controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace”: “In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità”, scandisce il cardinale.

Lo stesso viaggio di Leone in Africa è uno strumento di promozione della pace. Una visita che, confessa Prevost sul volo, sarebbe dovuto essere il primo viaggio del pontificato. Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale sono le tappe che toccherà in questi giorni, “mosso dal vivo desiderio di incontrare i fratelli nella fede e gli abitanti di quelle care nazioni”, scrive il Papa nello scambio di telegrammi con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che avviene da protocollo ogni volta che un Pontefice lascia l’Italia. “Sono certo che nessuno potrà rimanere indifferente rispetto a questi solenni appelli, rivolti soprattutto alle ultime generazioni, chiamate ad assumere la responsabilità e vivere la gioia del divenire fecondo seme di progresso sociale ed economico per i rispettivi Paesi e comunità”, sottolinea Mattarella. Con Leone, il presidente condivide la responsabilità di “individuare assieme le risposte a tutte le sfide principali del nostro tempo”, scrive il presidente. Dalle ripercussioni di guerre e conflitti alla globalizzazione, dalle divisioni settarie alla pressione demografica e migratoria, dall’uso delle risorse naturali alla crisi climatica.

 

mariaelena.ribezzo

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