Il G7 fra guerra e crisi energetica. Draghi: “Su prezzi serve unità”

Siamo riusciti a diversificare le nostre fonti di energia e a diventare sempre più indipendenti dal gas russo. Tuttavia i prezzi dell’energia sono ancora troppo alti, è un problema che dobbiamo affrontare uniti”. Le poche e chiare parole del presidente del Consiglio Mario Draghi arrivano durante la riunione dei leader del G7 sull’Ucraina. Durante il quale sono stati condannati gli attacchi russi “indiscriminati contro civili innocenti” ed è stata deplorata “la deliberata strategia di escalation della Russia, compresa la parziale mobilitazione dei riservisti e l’irresponsabile retorica nucleare, che mettono a rischio la pace e la sicurezza globale“. Mettendo in guardia Mosca e ribadendo che “qualsiasi uso di armi chimiche, biologiche o nucleari da parte della Russia avrebbe gravi conseguenze“.

Impossibile, però, dividere la questione della guerra da quella della crisi energetica in atto. A partire, appunto, dal premier italiano. A cui fa eco la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che racconta come durante la riunione siano “state discusse anche le azioni per ridurre i prezzi dell’energia“. Ma anche tutti gli altri leader, che nel comunicato finale del vertice si dicono “profondamente turbati dal danneggiamento deliberato dei gasdotti Nord Stream nelle acque internazionali del Mar Baltico” e condannano “fermamente ogni deliberata interruzione di infrastrutture critiche”, accogliendo “con favore le indagini in corso”.

Insomma, la guerra, e le azioni per contrastarla, continuano a correre su due binari: l’emergenza umanitaria e geopolitica e quella energetica. Che vanno di pari passo. E alle quali i leader dell’Unione Europea e di tutto il mondo sono chiamati, ancora una volta, a dare risposte.

Nadia Bisson

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