Meloni: “Su asset russi serve base giuridica solida. Non invieremo soldati in Ucraina”

L’Italia non fa mancare l’appoggio per il congelamento dei beni russi ma non avalla, ancora, nessuna decisione sul loro utilizzo. Lo mette in chiaro Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Parlamento prima del consiglio europeo di domani e dopodomani. La premier evoca la necessità di una “base giuridica solida”: “Non perché qui siamo amici di Putin, anzi l’esatto contrario: se la base giuridica di questa iniziative non fosse solida regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del conflitto”, spiega.

Bisogna “sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi, perché è giusto che sia Mosca a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso, ma bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta“, sottolinea la presidente del Consiglio. Nell’approvare il regolamento sul blocco dei beni, chiarisce di aver voluto ribadire un principio fondamentale: “decisioni di tale portata giuridica, finanziaria e istituzionale – come anche quella dell’eventuale utilizzo degli asset congelati – non possono che essere prese al livello dei leader“.

Il cammino verso la pace, dal punto di vista di Roma, non può prescindere dal legame tra Europa e Stati Uniti, che “non sono competitor in questa vicenda, atteso che condividono lo stesso obiettivo, ma hanno sicuramente angoli di visuale non sovrapponibili, dati soprattutto dalla loro differente posizione geografica”, osserva Meloni. Ma anche dal rafforzamento della posizione negoziale ucraina e dalla tutela degli interessi dell’Europa, che “per il sostegno garantito dall’inizio del conflitto, e per i rischi che correrebbe se la Russia ne uscisse rafforzata, non possono essere ignorati e il mantenimento della pressione sulla Russia, ovvero la nostra capacità di costruire deterrenza, di rendere cioè la guerra non vantaggiosa per Mosca”, avverte.

Il nodo dei territori, le quattro regioni ucraine dichiarate annesse dalla Russia alla fine del 2022 e oggi sotto controllo ucraino, “è chiaramente lo scoglio più difficile da superare nella trattativa”, afferma Meloni, invitando a “riconoscere la buona fede del presidente ucraino, che è arrivato a proporre un referendum per dirimere questa controversia, proposta, però, respinta dalla Russia”. In ogni caso, sul tema, insiste, “ogni decisione dovrà essere presa tra le parti e nessuno può imporre da fuori la sua volontà”. Per la prima ministra, la Russia “si è impantanata in una durissima guerra di posizione a costo di enormi sacrifici”. È importante quindi “mantenere la pressione economica” su Mosca, scandisce, confermando che “l’Italia non invierà soldati in Ucraina”.

mariaelena.ribezzo

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