La sicurezza energetica al centro del forum della Comunità politica Ue

L’energia il cuore del nuovo forum tra i capi di Stato e di governo europei, al centro di un progetto di ‘Europa allargata’ che dovrebbe fornire una piattaforma comune per la sicurezza e la stabilità dell’intero continente. La prima riunione della Comunità politica europea (Cpe) a Praga ha lasciato in eredità un formato flessibile, che ha permesso ai 44 leader Ue ed extra-Ue di confrontarsi direttamente sulle questioni strategiche di interesse comune, a partire dalle soluzioni per affrontare la crisi energetica e le conseguenze della guerra russa in Ucraina. Oltre ai 27 dell’Unione Europea, hanno partecipato anche 17 membri extra-Ue: Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Islanda, Norvegia, Regno Unito, Turchia, Liechtenstein, Svizzera, Georgia, Moldova, Armenia, Azerbaigian e Ucraina (con il presidente, Volodymyr Zelensky, in videocollegamento da Kiev e il premier, Denys Shmyhal, in presenza a Praga).

Non è un’organizzazione internazionale, non è una nuova istituzione. La Comunità politica europea si è dimostrata essere un’occasione di incontro informale in cui possono essere discusse questioni cruciali per la pace e la sicurezza del continente in maniera diretta tra gli uomini e le donne che gestiscono direttamente il potere sul continente. Ecco perché, più delle sessioni plenarie di apertura e chiusura del vertice, il vero asse portante del forum è rappresentato dalle tavole rotonde (composte da una decina di membri contemporaneamente) e dagli incontri bilaterali, che hanno occupato tutto il pomeriggio di Praga.

I due macro-temi sono stati pace e sicurezza, ed energia, clima e situazione economica, con il premier italiano, Mario Draghi, che ha partecipato a una tavola rotonda proprio su energia e clima, prima di un confronto bilaterale con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. L’esortazione agli altri convenuti alla stessa tavola rotonda (Germania, Portogallo, Irlanda, Belgio, Bulgaria, Liechtenstein, Norvegia, Ucraina e Serbia) a “lavorare insieme per affrontare la crisi energetica, perché possiamo anche farlo in ordine sparso, ma perderemmo l’unità europea“.

Che la questione energetica sia emersa con particolare serietà nel corso della prima riunione della Comunità politica europea lo hanno dimostrato le dichiarazioni in conferenza stampa del premier della Repubblica Ceca (ospite del summit in qualità di presidente di turno del Consiglio dell’Ue), Petr Fiala, del presidente della Francia (ideatore del format), Emmanuel Macron, e dell’omologa moldava, Maia Sandu, che ospiterà la seconda riunione. “Ne abbiamo parlato a lungo“, ha spiegato Fiala, a cui ha fatto eco Macron: “Ho visto una convergenza di vedute“. Lo stesso inquilino dell’Eliseo ha anticipato che il duplice obiettivo ora è “sostenere una strategia di difesa delle infrastrutture critiche” – dai gasdotti ai cavi sottomarini, fino ai satelliti – e spingere per un “coordinamento sulla diversificazione delle fonti energetiche e l’indipendenza dalla Russia“, anche considerato l’interesse di alcuni membri extra-Ue della Comunità politica europea, “come Norvegia e Azerbaigian”, che sono produttori di gas strategici per il continente.

“La crisi energetica rischia di erodere le nostre società, ma usciremo più forti e uniti da questo inverno“, è la sicurezza della presidente Sandu: “Alla fine, in primavera, vi accoglieremo a Chişinău“. Se il formato tra i leader avrà successo, portando ad azioni sul campo come conseguenza delle discussioni tra i leader, dopo la seconda riunione in Moldova, fra un anno toccherà alla Spagna e dopo altri sei mesi sarà il turno del Regno Unito, con un’alternanza tra Paesi Ue ed extra-Ue.

(Photo credits: Joe Klamar / AFP)

Nadia Bisson

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