“Collaborazione e non contrapposizione. L’Italia ha un deficit strutturale del 40% nella produzione di frumento duro rispetto alle esigenze dell’industria molitoria, che è dovuto alla nostra capacità di esportare il prodotto finito pasta, destinato per oltre il 60% all’estero e che fa da traino all’intero export agroalimentare. Per valorizzare la filiera nazionale l’unica strada è lavorare insieme sulla qualità, garantendo al grano italiano il surplus di prezzo oggi pagato per il prodotto estero”. Lo dice Vincenzo Martinelli, presidente di Italmopa, l’associazione che rappresenta l’industria molitoria italiana che acquista il grano per trasformarlo in farine e semole destinate ai pastifici. In un colloquio con Il Sole 24 Ore aggiunge: “l’origine del grano – ricorda Martinelli – non è sinonimo di qualità, per ottenere le migliori semole per fare la pasta bisogna andare a scegliere le migliori varietà in giro per il mondo, in grado soddisfare le esigenze qualitative dei pastifici. La nostra filiera ha bisogno di una comunicazione unica, senza bisogno di criminalizzare le importazioni che sono legittime e necessarie, o strumentalizzare argomenti scientifici delicati come la conformità agli standard sanitari europei. In Europa abbiamo un sistema di monitoraggio delle importazioni fra i più severi al mondo, quando si parla di importazioni selvagge o speculazioni semplicemente si sta dicendo il falso”.
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