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Caldo, Benato (Un. Padova): Black out? La rete inadeguata, va ripensata

“L’energia elettrica? La si dà sempre per scontata e invece ci accorgiamo che esiste solo quando si verificano episodi di disalimentazione della rete elettrica alle varie utenze”. Lo dice Roberto Benato, professore ordinario di Sistemi elettrici per l’energia del dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova. In una intervista a Il Corriere della Swra spiega: “Il 28 settembre 2003 il blackout fu addirittura nazionale ma per quanto circoscritto nello spazio e nel tempo è un fenomeno che non dovrebbe mai essere sottovalutato”. E ancora: “Tutte le apparecchiature elettriche producono calore, che deve essere smaltito. I cavi elettrici si trovano sotto terra, di un metro e mezzo circa, e la terra dovrebbe dissipare il loro calore ma quando fa molto caldo il terreno perde acqua e aumenta in modo drastico la sua resistività termica, la misura, cioè, di quanto un materiale si oppone al passaggio del calore. Il suolo diventa così un ‘isolante’, non riesce più a smaltire il calore dei cavi sotterranei e causa i blackout. A quel punto il distributore locale può ridistribuire i flussi di potenza su altri cavi ma ‘rimagliare’ la rete non ha possibilità infinite e i tempi sono lunghi”. E ancora: “Da quasi 15 anni luglio è il mese in cui la rete italiana registra il picco di assorbimento di energia, prima era dicembre — continua l’esperto —. Il 29 giugno siamo arrivati a quasi 57GW di consumi. Vuol dire che tra giugno e luglio si sommano l’assorbimento di potenza delle aziende e, soprattutto, quello residenziale. Se le imprese di notte disalimentano il sistema, nelle case, con i condizionatori sempre accesi, questo è costante. La rete di distribuzione, che è quella che arriva alle case, non giova quindi più di un fenomeno che c’è sempre stato: carica di giorno, più scarica di notte”. E infine: “Il cambiamento climatico impone l’adeguamento delle infrastrutture più vecchie e progettate per un clima che non esiste più. La cosa più importante è lo studio della resilienza della rete dei cavi interrati perché è lì che sta il problema. Per studiarlo, abbiamo fatto richiesta di un grosso finanziamento. Speriamo ci diano ascolto”.

redazione

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