Anche in Italia, il 2024 è stato un anno da record, con 351 eventi meteorologici estremi registrati lungo tutta la Penisola tra siccità, alluvioni e temperature record, con un incremento del 485% rispetto a dieci anni fa. Un dato allarmante che conferma come l’Italia sia una delle nazioni europee più vulnerabili alla crisi climatica. Questi fenomeni, sempre più intensi e frequenti, stanno mettendo a dura prova la resilienza di un territorio già fragile dal punto di vista idrogeologico, causando gravi danni a infrastrutture ed ecosistemi, oltre a serie ripercussioni sulla vita delle persone.
Nel rapporto ‘Quanto costa all’Italia la crisi climatica?’ Greenpeace Italia aveva già denunciato le conseguenze economiche, oltreché ambientali e sociali, del cambiamento climatico, evidenziando come, dal 2013 al 2020, le Regioni Italiane abbiano riportato 22,6 miliardi di euro di danni causati da frane e alluvioni, per una media di circa 2,8 miliardi l’anno.
“Nel 2025 continueremo a chiedere ai governi, compreso quello italiano, di ascoltare la voce delle persone e di far pagare i danni alle aziende del petrolio e del gas, le vere responsabili della crisi climatica”, dichiara Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia. “È ora che le aziende del settore fossile come Eni siano costrette ad abbandonare i combustibili fossili e a riparare alle perdite e ai danni che stanno causando con il loro business inquinante”.
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