“Se guardiamo a questo momento da una prospettiva più ampia, ci sono due conflitti distinti che, dal 1979, scorrono in parallelo ma, in questa guerra, si stanno congiungendo. Il primo è tra il regime iraniano e il suo popolo, gente eroica, fatto di cicli di proteste e repressioni. Il secondo è tra la Repubblica islamica e la civiltà occidentale, attraverso attacchi diretti e guerre per procura. Oggi, queste due trame stanno convergendo”. Lo dice Micah Goodman, uno dei filosofi più influenti in Israele. In un dialogo con La Stampa aggiunge: “Viviamo un momento sospeso tra due possibili esiti opposti. Io temo soprattutto un risultato a metà, cioè un Iran indebolito nelle capacità, ma intatto nel potere. Sarebbe un falso successo. Perché sebbene avremo ridotto i mezzi del regime, ne avremo aumentato la volontà di riscatto, rendendolo più pericoloso e imprevedibile. Un Iran degradato, ma assetato di vendetta, è qualcosa di estremamente spaventoso. Potrebbe creare o comprare bombe sporche per scatenare una guerra biologica, ad esempio. Francamente, non so fin dove arriverebbe a spingersi. Per questo credo che l’unico vero esito positivo sia il rovesciamento del regime. Ma mi chiedo se la somma del peso di entrambe le storie sia sufficiente a che ciò accada”.
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